City Walk di un giorno (o due) al centro storico di Trapani

Ok, oggi come promesso post utile (speriamo) su Trapani.
Non si capisce perché ma questa città non è molto conosciuta e questa è la sua storia sfigata di sempre! Sarà perché quel VIP di Goethe non ne parla?
Vai sui blog e parlano sempre degli stessi 3 posti: Taormina, Siracusa e Palermo, dove finisce la Sicilia occidentale in pratica. Per carità , sono bellissime, ma che senso ha vedere tutti le stesse cose?

QUI vi scrivevo cosa mi piace di questa città invisibile e su questo post vi riporto una mini city walk da fare in un giorno a Trapani. Tempo addietro feci una serie di ricerche per una city walk per un altro blog e ho scoperto che al di là dei miei sentimentalismi questa città è davvero un piccolo gioiello e non lo dico solo io che son di parte ma me lo dicono tutti quelli che la vedono, sorpresi. Ci sarà un motivo, no?

Trapani vale bene una giornata o anche un weekend se volete far le cose con calma.

In realtà Trapani può essere anche una buona base dove dormire per poi visitare molti luoghi della Sicilia occidentale ma per oggi vi scrivo solo una passeggiata per immergervi nel centro storico di questa città piccola e carina, che da brava città siciliana vanta un po’ di Medioevo, tanto Barocco ma di quello che non fa male agli occhi e Liberty a sorpresa, nelle scale viste di nascosto e nei sopraporta di case anonime. Si sciala tra due mari e ti corrompe con gioielli di corallo e ricami e graffe ripiene di ricotta. Alè!

Questa passeggiata è lunga circa 5 km, si può fare a piedi o in bicicletta perché il centro storico di Trapani non è intasato di macchine e può durare mezza giornata o una giornata intera, dipende da quanto vi piace fare le lucertole al sole.

La facciamo iniziare dal porto di Trapani, dal B&B Belveliero, ad angolo tra Via Ammiraglio Staiti, dove si trovano tutte le principali fermate dell’autobus e l’imbarco degli aliscafi per le isole, e la Via San Cristoforo. Un buon punto strategico da cui arrivare/partire e un bel posto in cui svegliarsi la mattina con la vista sul mare 🙂

1. Scoprire Andrea della Robbia nella Chiesa di Santa Maria del Gesù

E’ una chiesa a tre navate, con il tetto a carena rovesciata e i colori del sale e della terra. Le colonne nude e la luce soffusa ne fanno una chiesa semplice e raccolta, giusto alcune travi contengono un pizzico di ricchezza nelle iscrizioni in madreperla (io sono cieca e non le vedo?).

L’unica nota di colore si trova in fondo alla navata destra ed è la Madonna degli Angeli di Andrea della Robbia, il più famoso ceramista toscano del ‘400, diffusore della terracotta invetriata policroma. Le sue opere sono sparse in molte chiese e palazzi della Toscana e dell’Umbria ma a quanto pare questa Madonna è una delle sue opere più belle.

2. Le contraddizioni di Piazzetta Saturno

A prima vista può sembrare una normale piazza, in realtà è uno strano miscuglio di sacro e profano.

A sinistra c’è una delle chiese più antiche di Trapani, la chiesa di Sant’Agostino, una vera araba Fenice. Nata nel 1101 come cappella dei Cavalieri Templari, fu ampliata, modificata, chiusa, aperta, distrutta, ricostruita. Di originale ha solo la facciata a capanna e il rosone in stile chiaramontano.

A lato della chiesa c’è la fontana di Saturno, che in età pagana era la divinità protettrice di Trapani. Fu un regalo alla città da parte della famiglia Chiaramonte, molto potente e influente nel ‘400. I loro membri assunsero cariche ovunque in Sicilia e di conseguenza l’isola è piena di castelli in stile “chiaramontano”.

Ma c’è un terzo elemento nella piazza che di chiaramontano non ha niente. Ci sono palazzi con negozi d’abbigliamento molto lussuosi e dei balconi strani. Le ringhiere hanno una forma…inusuale, sopratutto se pensiamo di essere di fronte ad una chiesa. Osservate bene e capirete che cosa c’era prima in quel palazzo!

3. Segui le stelle sulla Torre Oscura e troverai caramelle dal sapore vintage

Via Torrearsa e Corso Vittorio Emanuele sono due delle strade più belle per passeggiare oltre ad essere piene di negozi. Prima di continuare per il Corso date un’occhiata veloce all’orologio astronomico sulla Torre Oscura, subito dopo il Palazzo Senatorio con i due orologi sulla destra.

La Torre Oscura è l’unica rimasta delle quattro torri d’avvistamento costruite in epoca cartaginese (mica ieri) e ricostruita nel XIII secolo da Giacomo d’Aragona. Ospita la porta più antica della città e l’orologio astronomico, formato dal Quadrante del Sole e dal Lunario.

Se volete fare un acquisto grazioso e vintage passate sotto la porta, troverete un negozio colorato dove fanno ancora le caramelle a mano. Tocchetti di zucchero croccante al sapor di carruba, fragola o menta da far cariare i denti al sol pensiero. Si trova lì da decenni, mia nonna ci portava mia madre a comprare le caramelle alla carruba, tagliate sul ripiano di marmo e incartate ad una ad una. La tradizione continua, da entrambe le parti.

4. Godersi il passìo sulla Rua Grande

A questo punto potete proseguire per l’antica “Rua grande” della città, Corso Vittorio Emanuele. Questa strada, Via Torrearsa e Via Garibaldi sono considerate le tre grandi strade del “passìo”, del passeggio, di Trapani dal 1200.

Quando è assolata restituisce colori luminosi e brillanti che mettono di buon umore. Tanto bianco, giallo e pietra, teste scolpite di emeriti sconosciuti, riccioli di ferro battuto e gerani rosa. Di mattina è frequentata ma non caotica, si sente lo scalpiccio dei passi, le risate e i saluti dei vecchietti e dei negozianti che si incontrano ogni giorno, perché per fortuna è una strada chiusa al traffico.

Potete comunque scoprirla in bicicletta in allegria e sopratutto con calma, dopotutto siete in Sicilia, l’Isola della Gioia, quindi godetevela e scaldatevi al sole come lucertole felici (mi raccomando non ad agosto alle 11 del mattino).

5. Gli stucchi al Collegio dei Gesuiti

I soldi non faranno la felicità ma qualche sfizio te lo fanno levare, anche se sei gesuita. Il prospetto di questa chiesa si fa fotografare. Ai tempi costò parecchio ai Gesuiti che poterono permettersi tanto sfarzo grazie alle ingenti donazioni per il progetto educativo del loro collegio.

Anche l’interno è molto bello, decorato con grandi quadri di stucco bianco e oro e rappresentazioni bibliche. Li fece Bartolomeo Sanseverino, allievo di Giacomo Serpotta, lo scultore palermitano campione nell’arte dello stucco nel tempo in cui il pomposo barocco perdeva posizioni davanti al leggiadro rococò.

Il tripudio di fogliame, puttini e arabeschi in marmo incastrati a mosaico potrebbero risultare pesanti per le persone dai gusti semplici ma affascina ammirare la pazienza e la fantasia degli scultori seicentisti. Gente che si alzava la mattina per andare a scolpire un angioletto da incastrare tra altri 3000, che magari non si vede in questo casino ma metti che l’occhio cade proprio su quello? Che figura ci facciamo?

Faceva parte del grande complesso gesuitico anche il Liceo Classico Ximenes che vedete accanto. Se vi va potete entrare giusto per apprezzare il bel chiostro barocco interno.

6. Comprare i tesori ricavati dal sangue di Medusa

Nelle Metamorfosi Ovidio scrisse che il sangue di Medusa, decapitata da Perseo, pietrificò alcune alghe colorandole di rosso. Fu così che nacque il corallo.

La lavorazione del corallo è tipica dell’artigianato trapanese e una tradizione molto antica. Gioielli, presepi, boccali, piccoli scrigni incrostati, arazzi ricamati con perline sanguigne, non so chi potrebbe mettersi in casa qualcosa del genere, perché alcuni sono davvero opulenti. Tra Via Torrearsa e Corso Vittorio Emanuele sono molti i negozi che vendono oggetti in corallo, alcuni dal prezzo proibitivo, altri dall’aspetto barocco, ma altri ancora a prezzi contenuti e sopratutto in uno stile che non vi faccia sembrare una Madonna quindi se volete portarvi un ricordo particolare o fare un regalo più raffinato invece della solita calamita, perché no?

7. L’arte fiamminga alla Cattedrale di San Lorenzo

Fu edificata per volere del re Alfonso il Magnanimo nel 1421.
Da qui non potete vederle bene ma dalle terrazze del centro storico è facile riconoscere la cattedrale per via della cupola ricoperta da maioliche verdi che brillano al sole e i quattro cupolini ai lati.

Grazie alle finestre della grande cupola e alla sua altezza è una chiesa molto luminosa e chiara, dentro vi sono contenute diverse opere di importanti artisti fiamminghi come Van Dyck e Geronimo Gerardi.

Una bella occasione per vedere la cattedrale è la vigilia del 7 agosto, per Sant’Alberto, il patrono di Trapani. La statua di sant’Alberto viene portata su un carro trainato dai devoti in giro per il centro storico e poi si ferma qua dove si celebrano le messe in suo onore.

8. Vedere i Misteri nella Chiesa del Purgatorio

Costruita alla fine del 1600, il suo prospetto è una delle opere più belle dell’architetto trapanese Giovanni Biagio Amico, la cui biografia sembra scritta da Dickens.

Nato povero, entrò in questa chiesa da semplice sagrestano riuscendo poi, da autodidatta, ad assumere le competenze di architetto, ingegnere e teologo fino a ricoprire alte cariche ecclesiastiche e civili. Quando ne ebbe la possibilità Giovanni decise di abbellire quella chiesa dove trovò i mezzi per studiare e il risultato è questa facciata ricca ma non eccessiva, con i 12 apostoli presi da varie incombenze sparsi su tutto il prospetto svettante verso il cielo.

E’ anche la chiesa da cui il Venerdì santo escono i 20 gruppi scultorei dei Misteri che rappresentano la Passione di Cristo, in una processione molto suggestiva che dura fino al sabato successivo. Se non potete venire per il Venerdì Santo non fa niente, perché i Misteri vengono custoditi qui dentro per il resto dell’anno. In fin dei conti non è male vederli tutti poggiati così, nella silenziosa luce mattutina che diffonde tra le navate.

9. Guardare un concertino davanti una libreria Liberty

Andando più avanti, tra gli ombrelloni e i tavoli dei bar disseminati per la strada, troverete sulla sinistra una bella libreria, la Libreria del Corso, al numero 61, che si merita una foto perché ha una facciata Liberty che può passare inosservata dai più distratti e una bella sosta perché spesso organizzano piccoli concerti all’aperto di artisti locali, la mattina o il pomeriggio, e potreste essere fortunati e beccarne uno.

10. Prenotare il pranzo (o la cena) a base di carne ai Grilli

Anche nella città del pesce è possibile trovare della carne sopraffina. Al numero 69 troverete la braceria “I Grilli” e il suo proprietario Renato.

Vi sedete dentro ed è bello per il contrasto tra arredamento moderno e tufo antico, ti siedi fuori e ci sono i mascheroni del bel palazzo barocco accanto. Questa è una bella tappa per un pranzo a base di carne e per assaggiare i formaggi e salumi siciliani. Avete presente il salame di suino nero dei Nebrodi? O quello con il pistacchio? Vogliamo aprire la parentesi degli spiedini trapanesi?

C’è una carta dei vini ricchissima ma io vi dico che il Syrah in Sicilia ha trovato la sua terra e il Nero D’avola se non lo bevete qui dove potreste apprezzarlo come si deve? Se avete dei dubbi fatevi consigliare da Renato, un padrone di casa raffinato e gentile.

11. Rinfrescarsi con un succo di frutta da Elipao

Frullateria un po’ hipster un po’ bohemien per prendersi una pausa rinfrescante con un succo di vera frutta o un’insalata seduti sul marciapiede fresco davanti a un locale piccolo e tanto tanto carino 🙂

12. E se vieni a Trapani devi trovare spazio per il couscous di pesce e la pizza rianata

Io lo so che continuo a parlare di mangiare ma mi piace condividere quello che so e insomma, non dico che se vieni in Sicilia e non mangi che ci vieni a fare ma quasi 😀

Sono diversi i locali dove amiamo mangiare e che vi posso consigliare, quindi cominciate a prender nota.
Andate più avanti scendendo per il Corso, fino a Piazza Jolanda. Al numero 191 troverete il ristorante Antichi Sapori, i loro piatti forti sono tutti i primi e il cuscus a base di pesce, il piatto bandiera trapanese, con la zuppa di pesce o i calamari in porzioni pantagrueliche _ (ve ne parlo QUA)

Al numero 193 si trova invece la pizzeria Jolanda, una delle migliori del centro storico. Se proprio volete fare un’esperienza trapanese completa prendete la pizza rianata: aglio, pangrattato e acciughe e una bella birra ghiacciata.

13. Sentire la musica portata dal vento e sbirciare dentro un palazzo antico

In realtà questa passeggiata potrebbe iniziare anche da Via Sant’Anna, dopo aver fatto le colazioni con me al B&B Granveliero, al numero 41.

Pur essendo in pieno centro storico questa è una zona molto tranquilla ed è bello cominciare a spostarsi dalle strade principali a quelle più nascoste e silenziose. Chi fa jogging prende sempre da qui perché è una via tranquilla, si sentono solo i gabbiani e le onde del mare vicinissimo ma che potete sentire soltanto perché non c’è l’ingombrante presenza dei clacson. A volte si sentono i musicisti che vivono nei paraggi fare le prove e il vento porta il suono di una tromba.

Qui tutti lasciano le finestre aperte per far entrare la frescura e il silenzio e potrebbe capitarvi di sbirciare dentro il palazzo dove passo tutti i giorni di primavera, estate e autunno. Giovanni ha voluto mantenere il più possibile l’identità originaria di questa casa degli anni ’20, ha conservato tutti gli affreschi sui tetti e i pavimenti e le vasche in pietra. Anche se non alloggiate qua se passate a trovarmi mi fa piacere 🙂

14. Un portone misterioso

Andando qualche metro più avanti vi imbatterete in un misterioso portone barocco, quel che resta della piccola chiesa di Santa Lucia.

Non so cosa ci sia dentro e nemmeno lo voglio sapere, per non rovinarmi il ricamo di fantasia che ci faccio sopra ogni giorno. Le porte aprono sui mondi ed è bello immaginarsene uno diverso ogni volta.

Santa Lucia fu una martire siracusana a cui vennero cavati gli occhi e che viene festeggiata il 13 dicembre, giorno in cui non si mangia né pane né pasta per ricordare la carestia del 1646 terminata con l’arrivo provvidenziale di una nave carica di grano. Per un siciliano ricordare una carestia con il digiuno è inconcepibile quindi hanno convertito la ricorrenza ne “Il giorno in cui ci si sfonda di arancine” (che tanto son fatte di riso, quindi VALE)

A Trapani Santa Lucia era anche la protettrice dei pescatori di corallo. Il corallo non venduto sulle banchine del porto veniva ammassato nella chiesa di Santa Lucia e i compratori trapanesi e forestieri potevano scegliere e comprare tra le varie merci.

15. Un mare di complimenti al mercato del pesce

Appena varcato il cancello sarete assaltati dal vociare e le ragazze potranno sentirsi rivolgere un buffo “Mie belle signorine, comprate le mie sardine!” ed essere ammirate dagli sgombri, da gamberi e dalle seppie.

Potete arrivare al mercato del pesce anche girando a caso per le piccole viuzze, dove in estate non è inusuale imbattersi in gruppi di pescatori che riparano le loro reti, in fondo questa era ed è ancora la zona dei pescatori e degli armatori.

16. Il Castello cartaginese della Colombaia

A che siete in zona potete farvi una passeggiata nel silenzio del porto peschereccio e farvi frullare un po’ i capelli dal vento.

Tra le barche e il mare potrete vedere (e, se beccate una giornata del F.A.I, visitare) il Castello/fortezza della Colombaia, circondato dalla bassa marea. Secondo la leggenda fu costruito dagli uomini in fuga da Troia in fiamme nel XIII secolo a.C. ma in realtà è una fortificazione risalente alla prima guerra punica.

Si chiama così perché quando fu conquistata di Romani, l’isoletta divenne sede del culto di Venere e fu popolata dalle colombe sacre alla dea, che venivano anche usate per comunicare con la terraferma.

Fu una prigione fino al 1965 e poi venne abbandonata. Qualcuno ha il fegato di raggiungerla a colpi di remi su una barchetta, tanto l’acqua è bassissima.

17. Liberty in mezzo al mare

Esattamente dall’altra parte c’è il Villino Nasi, proprio in mezzo al mare, quindi non oso immaginare la disperazione di chi puliva i vetri delle finestre.

E’ una casa museo in stile Liberty visitabile, apparteneva a Nunzio Nasi, ministro trapanese del Regno d’Italia. Gli interni sono affrescati e gli arredi originali e il custode si offre volentieri di farvi da guida. L’ingresso è totalmente gratuito e si possono scattare foto.

La parte più bella è la terrazza naturale sul mare, che qui è ovunque ti giri. Il giardino non è molto curato ma ci sono tante panchine che resuscitano l’anima contemplativa ed è comunque un posto molto romantico.

18. Il Museo alla Torre di Ligny e un bagnetto all’improvviso

Un’antica torre costiera posta all’estremità occidentale della città, proprio tra il Mar Tirreno e il Mar Mediterraneo. Eretta nel 1671 per difendere la città dai corsari ottomani e nordafricani che imperversavano per queste coste,i tufi con cui fu costruita provengono dall’isola di Favignana, dove una volta c’erano numerose cave.

Dentro si trova un piccolo museo di preistoria e archeologia marina, visitabile al costo di 1 € . Ci sono elmi e anfore di epoca punica e romana (III° sec. a.C.) e diversi manufatti e utensili che ricordano la preistoria di Trapani.

La visita vale la pena sopratutto per la terrazza da cui potete ammirare tutta la città vecchia e sentirvi dei sovrani in mezzo al mare, la vista è davvero mozzafiato, in qualsiasi stagione. Ritrovarsi in un quadro blu, tutto blu, sopra, sotto, dietro, davanti è una sensazione che dà le vertigini e vorresti avere le ali per spiccare il volo.

Se volete trovare un posto dove sedervi per guardare il tramonto percorrete il perimetro della torre e godetevi il tripudio di rosa e arancioni.

Se poi ai lati della strada che porta verso la torre vedete gente che fa il bagno e vi viene improvvisamente voglia, ripercorrete la strada al contrario e girate alla prima traversa sulla sinistra. Scendete le scale, girate di nuovo e preparatevi il costume.

19. La granita da Liparoti

Una volta scese le scale potete invece girare a destra e seguire il mare. Arrivati quasi alle mura antiche fermatevi a prendere il gelato da Liparoti, il più buono della città. Il signor Liparoti si è classificato al 9° posto come miglior gelatiere d’Italia e a ragione. Ve ne parlo QUA.

20. Le Mura di Tramontana

Furono erette come fortificazione durante la dominazione spagnola del ‘500.
Qui la gente viene a correre, a passeggiare, a guardare le stelle. A volte, la sera, organizzano delle danze popolari e dei piccoli concerti che coinvolgono tutti i passanti.

Le mura di Tramontana sono lunghe circa un chilometro ma una passeggiata sotto le stelle da queste parti può durare un bel po’.

Sotto le mura c’è una piccola spiaggia facilmente raggiungibile e poco frequentata. Oltre ai pochi bagnanti potreste incontrare dei vecchietti seduti a un piccolo tavolo di legno scrostato messo all’ombra delle mura, intenti a giocare a carte o a parlare animatamente. Quel tavolo e quelle seggiole verranno probabilmente lasciate lì durante la notte e non stupitevi se il giorno dopo le ritroveranno. Qui lo capisci se le sedie sono state buttate via o se sono solo posate temporaneamente.

21. Comprare un giocattolino carino degli anni ’50

Sulle mura, a metà percorso vedrete una scalinata sulla destra. Se vi interessa l’antiquariato a prezzi accessibili scendete e troverete una botteguccia ad angolo che espone gli oggetti più disparati. Orci antichi, setacci, tanti giocattoli degli anni ’40 e ’50, una volta avevano pure una tuta da palombaro.

E’ facile da riconoscere per tutte le cianfrusaglie carine in bella mostra e per il gruppo di vecchietti seduti in cerchio lì davanti a parlare. Dopo una certa età non vanno più al mare.

Continuando invece sulle Mura, oltre la ex Piazza Mercato del pesce, ci sono diversi km di spiaggia libera e di lidi attrezzati se vi interessa.

22. La passeggiata nobile in via Garibaldi

Anche qui in passato si è tenuto un concorso tra i nobili della città per avere il palazzo più bello, sopratutto nel XVIII° secolo.

Il primo è il Palazzo Burgio dei Baroni di Xirinda (famiglia che tra gli antenati contava ascendenze arabo-normanne risalenti al 1100, gente che faceva le Crociate e un santo) dal portale gigante alle bifore di diverse dimensioni in stile un po’ moresco, questo edificio cinquecentesco è uno dei più belli della via.

Più avanti c’è il Palazzo del Barone Giardino, un pizzico di Andalusia in un tripudio di barocco siciliano. Infatti i balconi in pietra traforata e i delicati fiori sopra le finestre sono in stile mudéjar, lo stile arabo tipico di Siviglia.

Se invece non ne avete abbastanza di putti, festoni e seni al vento c’è il Palazzo Milo, sede di un piccolo museo della stampa tipografica ma sopratutto di un cortile interno molto carino. Ci sono gli uffici della Soprintendenza Beni Culturali ma se chiedete gentilmente di entrare per fare una foto al cortile non vi diranno di no.

23. La Cappella dei Crociati

A metà di Via Garibaldi c’è la Salita San Domenico, una scalinata che si arrampica sull’unica piccola collina cittadina che porta fino alla chiesa omonima. In epoca precristiana sorgeva in questo punto un tempio dedicato al dio Saturno, poi sostituito dalla Chiesa di san Domenico (ovviamente).

Fu per secoli cappella reale ed è la tomba di diversi re sconosciuti ai più. La più importante è però la piccola bara lignea alla destra dell’altare, dove si trova il corpo di Manfredi, il figlio di re Federico III d’Aragona morto a 12 anni cadendo da cavallo.

L’interno della chiesa non è niente di che, è molto semplice ma dentro vi è custodito un crocifisso ligneo abbastanza brutto e famoso perché ritenuto miracoloso (ovviamente 2).

Tutta colpa di un bambino di nome Rocco. Durante la carestia Rocco chiese del pane alla madre, la quale, non avendo nulla da offrirgli, gli suggerì ironicamente di chiedere il pane a quell’uomo sulla croce dentro la chiesa di San Domenico. Rocco, fidandosi della madre, così fece e…ricevette il pezzo di pane dalla statua! E altri giurarono e spergiurarono di aver visto il braccio della statua schiodato dalla croce.

Non so se il miracolo fosse vero o se Rocco fosse un bambino birichino nonostante la fame ma so che a sinistra del crocifisso c’è una una porticina che porta dietro l’abside e fa scoprire una ben più interessante cappella trecentesca ancora parzialmente affrescata, la Cappella dei Crociati. Se non riuscite a trovarla chiedete ai custodi, saranno lieti di condurvici.

La piazza di fronte la Chiesa è anche uno dei luoghi d’incontro della movida trapanese di sera.

24. Chi cerca i krapfen trova le graffe

Pensando a Rocco e alle carestie comincerete ad avere di nuovo fame, quindi direi di andare in Via Gatti, alla pasticceria Rinascente (che sembra uscita da un film degli anni ’50 tanto è vintage) e di mangiarvi una graffa appena fatta.

Chiamasi graffa una frittella tonda e gigante tagliata in due e riempita di morbida ricotta zuccherata puntellata di gocce al cioccolato. Se non volete appesantirvi troppo prima di pranzo o di cena potete dividerne una in due ma sono così buone che poi dovreste dividerne un’altra.

25. Musica dal barone Todaro y Osorio

Palazzo Todaro si trova in Via San Francesco di Paola numero 5 ed è la sede dell’Ente Luglio Musicale Trapanese.

Venne fatto costruire da don Benedetto Todaro y Osorio, un barone spagnolo venuto in Sicilia nel XVII secolo. Lo riconoscerete per il gran portone nero ricamato e i balconi dalle balaustre ciccione. Se trovate il portone aperto entrate tranquillamente e salite la scalinata. Ci sono solo tre stanze aperte al pubblico ma è pur sempre un’occasione per visitare un’antica dimora nobiliare trapanese con gli arredi ancora originali e i tetti affrescati.

Come vi dicevo è la sede di un’associazione culturale che si occupa di musica e teatro che ogni estate presenta un programma di opere liriche niente male, rappresentate alla Villa Margherita, un parco a poche centinaia di metri da qui. Se siete degli appassionati melomani e venite a luglio andare a sentire Verdi tra gli alberi e la leggera calura estiva potrebbe essere un’esperienza molto piacevole.

26. La Giudecca

Tappa velocissima che viene di passaggio perché tanto il palazzo Ciambra, alla Giudecca, costruito da una famiglia di banchieri ebrei alla fine del ‘300 è tuttora un’abitazione privata. Potete comunque guardare il bugnato a punta di diamante e gli ornamenti in stile plateresco, uno stile architettonico spagnolo molto ornato e fatto a imitazione dei lavori di argenteria (in spagnolo “plata” appunto).

Del quartiere ebraico vi è rimasto solo questo anche se a Trapani risiedeva la seconda comunità ebraica più grande della Sicilia.

Si dice che quando gli ebrei arrivarono qui trovarono un popolo più tirchio di loro. Non so se sia vero ma i trapanesi per essere tirchi so’ tirchi.

27. Pranzo alla trattoria del Corso

Potete uscire dal quartiere ebraico e andare in Corso Italia, dritti dritti alla Trattoria del Corso del signor Puccio, mangiare gli spaghetti con gli anemoni di mare o provare le tipiche busiate, ovvero riccioloni di pasta fatti con un ferro sottile, con il pesto alla trapanese, rosso, aglioso e buonissimo (e vegan se vi interessa) accompagnare tutto con un vino Inzolia paglierino e finire con una crema di mascarpone e amaretti da sturbo!

Oddio, ma davvero ho finito questo post? 😀

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com
Se vuoi dormire al Belveliero e iniziare la city walk da lì puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com .
Se preferisci il Granveliero per fare le colazioni con me scrivete a granveliero@gmail.com (aggiungi la parola d’ordine FIORE (avrai uno sconto) nella email! 😉 )

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Trapani, la città invisibile

Io ogni mattina mi alzo e mi metto al pc, rispondo alle mail e regalo ore della mia vita a internet, tutta la mattina e tutto il pomeriggio ma giuro che è quasi sempre per lavoro. Oggi, mentre ero intenta nella mia attività marinara quotidiana e cercavo di seguire un qualcosa chiamato dieta (perché navigare su internet, non so voi, ma a me fa venire una fame allucinante) mi sono imbattuta in un articolo sugli itinerari da fare nella Sicilia Occidentale. La dieta stava andando benissimo e i nervi erano tranquilli fino alla frase “Trapani non è una città particolarmente attraente” e BUM l’autrice passa oltre lasciandomi il cuoricino in ansia.

E un inaspettato sapore di disappunto ( per intenderci, la reazione vera è stata “Iiiiiiihhhhh EComeOsiiiBloggerScostumataECattiverrima?!?!?!“)

In realtà, quando sono andata a vivere a Palermo e ho iniziato lì la mia vita adulta pure io snobbavo la mia città e facevo spallucce davanti ai turisti che mi dicevano “Ma che bella Trapani, non immaginavo, non ne parla mai nessuno sulle guide“, “Beh, i gusti son gusti” rispondevo dentro di me.

Poi non so, sarà perché ho conosciuto Giovanni, sarà che mi sono ormai stabilita qui, spero che non sia per la vecchiaia, ma a me questa città comincia a piacere. E’ molto difficile vedere il posto in cui hai vissuto sempre, quindi staccare la spina per un bel po’ ti aiuta a riscoprirlo, così come 11 anni di differenza nel cervello e nel cuore. Palermo è tosta, o ti piace o la detesti, tutto il pacchetto, la cultura e i palazzi decadenti, il teatro e la gente che urla. E’ una città proprio figa, a me piace da morire perché è bella, sporca e viva ma non è per chi è delicato di stomaco.

Giovanni una volta mi raccontò di un suo ospite che un giorno prese l’autobus per Palermo, arrivò, si guardò intorno, si spaventò e risalì per tornare a Trapani! :’D

Trapani è di una sicilianità più sfumata ma non per questo meno autentica, semmai meno traumatica, in bilico tra il torpore delle piccole isole e i ruggiti coloriti delle grandi città del sud Italia.

E’ una città luminosa, ve lo dirò diverse volte in questo post, il mare scintilla e le facciate del centro storico ti rimandano cento gialli e bianchi sporchi che ti fa venir voglia di rimanere al sole come una lucertola. Lo smeraldo delle cupole ricoperte di maioliche. Luminosa e tranquilla, senza essere esasperatamente sonnacchiosa.

Esci di casa e vedi gente per strada salutarsi con un sorriso, i vecchietti e i negozianti che si vedono ogni giorno ma hanno ogni giorno qualcosa da dirsi e se la dicono quietamente per la via, che tanto è zona pedonale e il traffico è lontano da qui, anche se è due traverse più in là.

Puoi attraversare il centro storico in bicicletta, dalla villa Margherita fino al mare, con il sole che ti scalda, scampanellando quando incontri qualcuno di tua conoscenza, senza troppa paura di morire ad ogni incrocio. A me piace troppo far trillare il campanello della bici senza essere travolta dai clacson, rimbomba per tutta la strada, DRIIIIINNNN! (vabbè questa è una cretinata mia)

Scendi dalle Mura di Tramontana e c’è il mare (e se hanno ripulito la spiaggia dalle alghe puoi anche fare il bagno. Di solito lo fanno verso Giugno).
Vai alla Torre di Ligny e c’è il mare e anche se non è estate è bello affacciarsi dalla ringhiera dietro la torre, hai solo mare e scogli sotto di te e ti vengono i brividi, non solo per le vertigini.
Vai al porto (e c’è il mare) e se c’è il sole vieni accecato da tanti puntolini luminosi che ti fanno venire una gran voglia di prendere una barchetta e filartela. Se è inverno, fa freddo e c’è vento, ti allunghi la sciarpa fino al naso, l’aria ti taglia gli occhi e ti senti Corto Maltese mentre guardi gli esercizi di immobilità in volo dei gabbiani. Chissà perché lo fanno. Stanno lì, sospesi, fermi, in equilibrio mentre fanno braccio di ferro con le correnti ventose, né troppo in basso né troppo in alto e il mare grigio sotto che ribolle.

Quando passeggi e ti infili a Porta Botteghelle ti può capitare di trovare un vecchio tavolo di legno incrostato di vernice e tre seggiole. Per carità! non le toccare, proprio come fanno gli altri. Qua si capisce se le sedie sono abbandonate o vengono messe da parte apposta per essere usate il giorno dopo. E’ quasi certo che non siano state buttate via e se le tocchi non ci fai certo una bella figura.

Tanto artigianato, antico o reinventato, riscoperto o mai dimenticato da custodi fedeli ormai diventati artisti. Il corallo, le reti da pesca, l’argento e le maioliche, i dolci e i ricami.

Una piccola città dove trovi l’inaspettato che non ti aspetti.

Poi vabbè, >i mercati sono sempre colorati e chiassosi, con i venditori che urlano complimenti a caso nel tentativo di far girare qualche vanitosa verso la propria bancarella. Il parcheggio non si trova ma si crea e certe volte vengono fuori capolavori di ingegno tali che prima di fargli una multa gli fai una foto. I vecchietti fanno salotto in spazi morti della strada mettendo in cerchio le seggiole portate da casa perché così si chiacchiera meglio.
Ma queste cose credo avvengano ovunque in Sicilia, per fortuna.

Io faccio proprio pena a scrivere e non riesco a farvi capire ma tutte le volte che passeggio al porto e guardo le barche dondolare, mi sento pervadere da una “quiete accesa“, forse perché penso a questo posto come un altro pezzettino del puzzle Amore che mi ha regalato Giovanni. In fondo “di una città godi la risposta che dà a una tua domanda“, no?

Bando ai sentimentalismi e alle citazioni da Bacio Perugina, un mese fa ho scritto una lunga city walk su Trapani, ma lì per lì non sapevo da dove iniziare perché pensavo che a Trapani, culturalmente parlando, non ci fosse NIENTE. E’ la verità e me ne vergogno un po’ anche se poi ho recuperato alla grande. Ho fatto ricerche su ricerche, cercando di cavare qualche informazione utile e completa in mezzo alle stesse 4 frasi in croce copiate e incollate senza nemmeno correggere i “Qual’è”.

Ho scoperto che Trapani è davvero una città piccola e carina, un po’ medievale, tanto barocca e un pizzico liberty, sparso dove non ti aspetti…

…e che, ovviamente, ha una Storia, di cui nessuno sa nulla perché quei palazzi e quelle chiese ci sono sempre state, di là c’è il liceo che frequentavo e quella è la chiesa dove si è sposata mia cugina. In fondo questa città non è così poco attraente e banale e si merita davvero la visita di un giorno ma visto che in questo post ho scritto tante cretinate vi scriverò una miniatura della city walk da fare in una giornata intera a Trapani nel prossimo post 🙂

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com

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I mercatini di Trapani

Ok, la scrittina “Sono passati 3 mesi dalla pubblicazione di Solstizio d’estate” mi sta perseguitando e comincia a darmi l’angoscia. E’ tempo di essere produttivi, ecco quindi un post che rimando da uno due tre mesi sui mercatini che si fanno a Trapani e che alla fine non sono male da vedere se stai passando da queste parti e c’è troppo vento per andare alle isole. Forse è un post inutile ma a me piace scrivere qua, anche se poi lo leggono quattro gatti.
Vi voglio bene gattuzzi miei.
Mi piace anche andare per i mercatini (ma a chi non piace?) quando posso, con Giovanni davanti al pc che mi dice “Devi prendere qualcosa?” “No…” “E allora perché ci vai?…”.
Tsk, tsk, stakanovista ottimizzatore di tempo (solo quello altrui. Sapeste quanto me ne fa perdere per cercare queste cose)

…dicevo, mi piace andare per mercatini perché non è mai un’uscita inutile, sono luoghi vivi e fantasiosi e una passeggiata là rigenera. Tutta colpa dei venditori che per attirarti alla loro bancarella urlano a una qualunque “Signorinella?!?! Lei è davvero troppo bella!” abbastanza vanitosa o ingenua da sentirsi chiamae. E’ buffo scoprire le nuove rime o sentire per l’ennesima volta quelle vecchie.

Trapani è una città piccola quindi non ci sono chissà quali mercatini imperdibili da elencare (per vostra fortuna sarà un post breve :D), sono giusto due quelli più carini dove starei a perdere le ore: il mercato del pesce e il mercato del giovedì.

Prima di dirvi dove si trovano vorrei ricordarvi una cosa: contrattate! Sopratutto se prendete tanta roba. Per i prodotti freschi come i fiori e il cibo ricordatevi che la mattina c’è più scelta ma a fine mattinata potete benissimo tirare sul prezzo, vincerete facilmente (se non fate troppo i vastasi, ovviamente).

Il mercato del pesce attualmente si tiene in uno dei luoghi meno poetici del centro storico ma vuoi o non vuoi qualche foto bella la tira sempre e poi si trova vicino al porto peschereccio, alla Torre di Ligny e al mare, quindi una combo foto belle + spesa + visita alla Torre + bagnetto non è malvagia. Vicino al mercato ci sono tante bancarelle di frutta e verdura e negozi con prodotti tipici di tonnara e non, dove vi svuoteranno le tasche con prezzi un po’ cari rispetto a quelli del supermercato (ma è anche vero che qualche volta hanno prodotti più particolari non facili da reperire)
Nota per i più arditi: se avete preso un appartamento e avete la possibilità e la volontà di cucinare pesce ricordatevi che 1) Le bancarelle più lontane e grandi, in fondo al tendone, sono dei rivenditori, quelle più modeste che si trovano più avanti da metà tendone in poi sono dei pescatori, in teoria acquistare dai secondi dovrebbe dare più garanzie. 2) Contratta.
Non so perché scrivo questa stupidaggine ma se l’avessi letto da qualche parte l’avrei trovato utile 😀

Il mercato si svolge tutti i giorni della settimana dalle 8.00 alle 13.00 in Via Cristoforo Colombo
Vi lascio qua sotto la mappa per trovarlo partendo dal Granveliero (3 minuti a piedi)

Senza titolo-1

Il secondo mercato è quello del giovedì, detto anche “Il mercato più conosciuto dai maltesi“.
Oh, ma ce ne fosse uno che non viene già informato sull’esistenza di questo posto.
E’ un grande mercato simile ad un suk arabo, ci puoi trovare abiti, artigianato, tappeti, stoffe, piante, olive e caramelle. Ci ho comprato coperte, ciotole, scampoli di stoffa che a quelle ikea non hanno nulla da invidiare. In realtà è così vivo, strillone e colorato da essere bello da vedere anche se hai un paio d’ore libere e non devi prendere nulla e se non temi di incontrare qualche tua conoscenza (almeno due , tre volte ci si ferma a salutare qualcuno). Non c’è pioggia che faccia desistere gli espositori, se non viene un’Apocalisse d’acqua il mercato “s’ha da fare”. Non viene fatto solo se il giovedì coincide con una festività, allora viene anticipato alla domenica (capito signore maltesi?). Ora inizia il periodo delle feste e quindi al mercato si comincerà a sgomitare (letteralmente), il momento migliore è la mattina presto, prima delle dieci e mezza. Contrattate e tornerete a casa con il sorriso più alto. Valutate voi quando è il caso farlo, per mezzo kg di olive direi di no. Non deve sembrarvi una cosa sconveniente, la Tunisia non è così lontana e non si stupiranno se chiederete di fare cifra tonda.

Anche questo mercato viene allestito vicino al centro storico e si svolge il giovedì dalle 8.30 alle 13.00 al Piazzale Ilio salvo festività e bombe d’acqua. Dal Granveliero potete arrivarci percorrendo la strada di Corso Vittorio Emanuele per godervi l’ombra del centro storico oppure prendere la strada sbrilluccicosa del porto.

From Granveliero to Thursday Market Trapani Sicily

From Granveliero to Thursday Market – Trapani, Sicily

Ok, compiti fatti. Non ce la facevo a partire per due settimane senza scrivere nulla, è una cosa che rimando da troppo tempo e mi intristiva troppo.

Al solito, se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com
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Solstizio d’estate

Siamo arrivati di nuovo a quel periodo in cui è difficile vivere i giorni (per noi). Ti alzi e ti corichi e dentro la giornata sei riuscita a infilare così tanta roba che tra la mattina e la sera sembra sia passata una settimana.
La famigerata Estate è tornata O_O
Sempre uguale, almeno lei. Gente al mare, città torrida, turisti ustionati, tanti bambini in libertà, Giovanni schizzato con il lavoro 😀 . Eppure non è come quando scrissi “Storia di due amanti in fuga“, quando per me era davvero una fuga e la ricerca della natura, del mare, del trekking che sfinisce, degli spazi aperti, era per far raffreddare il cervello pressato da un’iperattività pensatoria e pipponi esistenziali. Il mio era l’esatto opposto del problema di Alice, che non rifletteva prima di agire, ma lo sconforto e la paralisi erano gli stessi. Capitano anche questi periodi.

Ho scattato queste foto a San Vito Lo Capo, di domenica, il giorno del solstizio d’estate. San Vito è la meta estiva per eccellenza nel lato ovest dell’isola, perché c’è un bel mare azzurro e la sabbia borotalco e il paesino è carino anche se a misura di turista. Da metà maggio tutti cominciano ad andare al mare a San Vito. Intendiamoci, qua non dobbiamo cercare il mare bello con il lanternino ma per alcuni San Vito fa figo. Non so dirvi se sia davvero la spiaggia più bella. Dipende da quello che cerchi. E’ pieno di negozietti tourist chic e ti sa proprio di un luogo da vacanza estiva, gremito di gente rilassata, in ciabatte e copricostume, è davvero pieno così, decisamente non un posto per misantropi. A me a volte piace, di solito no, dipende dall’umore ma sopratutto dal periodo. Vi siete mai domandati perché tutte le foto scattate sulla spiaggia di San Vito sono belle? Perché non c’è un solo essere umano e vedi solo una lunga spiaggia caraibica vuota. Non andateci a Luglio e Agosto, è perlopiù una brodaglia umana.

Quest’anno è un’estate diversa perché qualche mese fa ho scelto. Non ho definito tutto e non so come sarà ma ho cominciato a svuotare il cervello dai pensieri perché quando devi fare ordine in una stanza e riempirla di cose utili e belle, è meglio svuotarla del tutto. Lì per lì ti sembra di aver aumentato il caos e ti viene il panico perché ora che hai uscito tutto devi mettere ordine per forza, la stanza vuota non può stare e qualcosa di buono da conservare ci sarà pure tra quelle che hai messo sottosopra. Ma almeno scegliere ti toglie la paura peggiore, quella di “rassegnarsi a una vita di quieta disperazione” per dirla alla Thoreau, e sbracciarsi non da il tempo di pentirsene.

L’estate quest’anno ha un’anima più leggera anche se è faticosa e qualche volta mi sento un po’ sfigata a guardare le turiste abbronzate con lo chignon scomposto, perfetto come sulle riviste. Ma solo io sembro scappata da casa? Per fortuna dopo tre minuti rientro in modalità formica laboriosa in mezzo alle cicale, a fine stagione da qualche parte si arriverà.

Anche la meta di questo solstizio è un po’ fuori dal coro perché siamo andati a San Vito, ma fuori dal paese, tra le brulle terre che lo circondano. Non c’è nulla, solo una luuuunga spiaggia circondata da sterpaglie bruciate, qualche zabbara qua e là e il Monte Monaco sopra ogni cosa e le nuvole sopra il Monte Monaco. Quando ci vai alle sei del pomeriggio l’aria è ancora calda e sonnolenta e qualcuno torna dal mare in bicicletta. In realtà non tutto il paesaggio è incontaminato e selvatico perché mentre cercavamo di raggiungere la tonnara del Secco ci siamo ritrovati con il bel panorama di una, boh, segheria? dietro ma almeno non c’era nessuno, giusto una specie di faro con la porta smeraldo piantato su uno sperone roccioso e qualche pianta di cappero tormentata dal vento. La segheria non è bella ma il silenzio e la salsedine in faccia sì.

Alla fine l’abbiamo trovata la tonnara vicino San Vito. E’ una costruzione che non finisce mai, con un molo dove si erano radunati bagnanti alternativi e flora ammucchiata a caso. Era l’ultimo giorno del Ciuffi Ciuffi Fest, che ho capito essere un couchsurfing festival, con tanto trekking, arrampicate, snorkeling e biondazzi anglofoni. La tonnara non se la fila nessuno. Una volta si poteva entrare, ora sta crollando e quindi hanno vietato l’accesso. Giovanni quando vede costruzioni abbandonate sente odore di cose vecchie e belle e comincia a sbirciare e io dietro di lui sfidando quelle str…eghe delle zanzare tigri. Non c’è nulla, solo quattro enormi reti abbandonate tra le alghe secche che riescono comunque a mandare in estasi Dolce Metà 😀
Reti grosse e fitte di canapa, abbastanza robuste per tenere la furia di centinaia di tonni accompagnati nella camera della morte. Neanche Ercole, da solo, sarebbe riuscito a tirarle fuori dal mare una volta piene d’acqua eppure si faceva, fino a cinquant’anni fa. Mentre facevo strage di zanzare e Giovanni studiava un piano per prendersi le reti di nessuno, un pescatore incantava due romani con racconti di mattanza. Forse qualche volta ritornano nei luoghi familiari oppure c’è un buon punto, nei dintorni, per pescare qualche pesciolino. Se passando di lì vedete un vecchietto con la canottiera azzurra e la pelle cotta, fermatelo, magari è stato tonnaroto e vi fa passare un’ora diversa.

Alla fine ce ne andiamo, senza reti, inseguendo lo zzzz dell’elettricità che corre nei cavi, perché qua non si sente nient’altro per strada. Si va in paese, nell’ora del tramonto, quando tutti si fanno la doccia dopo essere tornati dal mare e in giro ci sono solo camerieri davanti ai locali, in attesa dell’apertura delle danze, e famiglie sedute fuori, davanti la porta di casa, perché a quest’ora che c’è da fare? Dentro fa caldo, cucinare dà noia e il tempo si deve passare. Qui paesani e turisti convivono come due fiumi paralleli, ci sono i negozi di gioielli in corallo e parei e ristoranti, a volte costosi, e poi ci sono le nonne, che comprano la frutta nelle botteghe e indossano le tappine Inblu, sedute sulle sedie di plastica davanti alla porta.

Bentornata Estate!

San Vito primo giorno d'estate 1 F
San vito 1 giorno d'estate
San vito 2015 21 giugno F
san vito 21 giugno
san vito 2
san vito F
21 giugno 2015 san vito
dentro la tonnara di san vito  F




San vito tonnara 2015
Tonnara di San Vito solstizio d'estate 2015 F
San Vito lo capo primo giorno d'estate F
san vito tonnara 21 giugno 2015 F


Phone cards curtain in San Vito Lo Capo - Sicily

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Musica siciliana per una passeggiata di domenica

Oggi post en passant della domenica (e terminato lunedì), ancora più frivolo del solito ma che ci sta tutto. Le ultime settimane sono state di fuoco e di sclero perché i progetti e le priorità cambiano e fare reset e infilarsi in altri schemi non è semplice, di sicuro non hai tempo di farti venire l’abbiocco. Bando alle ciance oggi ho deciso di cavarmela con poco e vi ho fatto una playlist della domenica, rigorosamente made in Sicily e senza infilarci Carmen Consoli (lo so che avevate già pensato a lei ma me la cavo con poco, mica cu’ nnente…tiè)

Sono canzoni per un primo giorno della settimana, perché è quello in cui rinasci, quando ti alzi tardi e con calma, fai colazione in mezz’ora e alle dieci lo zito ti guarda in faccia e ti chiede “Dove andiamo?” e partite tardissimo e non arrivate a fare tutto ma per fortuna non c’è un tutto da fare entro domenica.

Questa è una playlist per gli stati d’animo nelle diverse ore della domenica, almeno quelli miei, sono quasi tutte canzoni di ragazzi siciliani poco conosciuti o non conosciuti tanto quanto. Ci sono anche piccole perline di produzione indipendente con video “fatti in casa”, girati in siciliani luoghi segreti (agli altri).

1. Passi lenti appassionati – Akkura

Perché i passi di domenica sono proprio così, lenti e appassionati, a suon di tromba, trombone e percussioni, la mattina appena svegliati senza traumi.

“Il sole non muore, seguimi a passi lenti e poi… se vuole il sole, ho scarpe nere appassionate a te.
Oggi non ho fretta e spero di incontrarti ancora, ho parlato a mio fratello, il capitano, per andare in barca a vela sul Kilimangiaro se non piove”

2. Piove di Domenica – Iodasola

Voi non lo sapete ma quest’anno ha piovuto tanto, tanto, tantissimo e anche quando non pioveva si riservava di farlo… di domenica, giusto giusto quando io posso uscire e ricaricarmi. Ho trovato questa canzone in un’ennesima domenica di pioggia e anche se non sono uscita (perché qua non si esce se piove, per principio e abbassamento critico della melatonina in gente non abituata) non ero triste, sarà stata la musichetta sotto…

3. Let me be – WAINES

Perché ok le cose con calma, ma bisogna riattivare il metabolismo, pensare a dove andare e cominciare a vestirsi. Dei WAINES è troppo buffa la storia del loro nome. Dopo i concerti andavano a prendersi la pizzetta da Benny, che definiva tutti i suoi prodotti Namber Waine 😀 Hanno deciso di chiamarsi così in suo onore, al plurale e tutto maiuscolo perché la loro musica deve essere sentita a volume alto! La Pizzetteria di Benny Namber Waine (che forse oggi si chiama Pizzeria Goethe) si trova dietro il tribunale, in via S. Lo Forte (a Palermo) e dicono che le sue pizzette siano veramente buone (mi riservo di testare prima o poi, una domenica qualsiasi).

4. A Erice – Jaka

Poi arriva il momento della scelta, oggi si va là (o lì o ululì) e non si prende l’autostrada, prendiamo una panoramica statale!!! Perché è romantico, pure se ha piovuto a dirotto e hanno chiuso la strada inserendoti in un circuito delirante di straduzze dove il cellulare muore e cartelli arruginiti in mezzo alle campagne dell’entroterra. Devi fare per forza una ricarica di reggae trapanese D.O.C. Fidatevi quello di questa canzone è un reggae anche per non addicted e in un dialetto quasi comprensibile. Il video è un’ondata di tenerezza e allegria, girato tra il quartiere Trentapiedi a Trapani, dove c’era la mia scuola elementare e le viuzze (assolate, per fortuna) di Erice 🙂

5. FolkRockaBoom – Pan del Diavolo

Scoperti da poco, sono un duo folk (sì, folk) palermitano. Questa canzone è per quando ormai vaghi da un paio d’ore per le stradine deserte tra campi e paesini che ancora portano le profonde ferite di terremoti di 50 anni fa e ti viene una malinconia silenziosa. Non essere circondati da traffico e vedere tutti i mutamenti nuvolini del cielo invita alla riflessione e porta un torpore languido e straniante. A proposito di paesini terremotati, il video è stato girato a Poggioreale, un paese completamente distrutto nel ’68 e abbandonato. Per una gita diversa.

“Vivi ogni giorno di passioni, sulle tue spalle tutto il peso del mondo. Io mi difendo da solo e aspetto che passi il mio nemico a galla e con lo sguardo spento. Se ci credi a volte capita”

6. Involontariamente – Roberta Prestigiacomo

“Quest’apparente cosa che non va, ti osserva mentre ridi dei tuoi pregi. Indossa la tua stessa vanità e con o senza te si regge in piedi. Stavolta hai deciso di prenderla così, vuoi riscoprire le piccole cose. Cosa c’è di meglio di così? Tutto il resto potrai farlo aspettare…e involontariamente speri che oggi sia meglio di ieri”

Perché dopo un giro di pensieri la situazione magari è ancora malinconica ma tende all’ottimismo. Le passeggiate senza meta sortiscono l’effetto di metterti in pace con te e i tuoi buoni propositi. Lei è Roberta Prestigiacomo ed è un talento trapanese che ho avuto il piacere di sentire più volte senza bisogno di sgomitare (nel senso che ci conosciamo non che abbia due fans, può avere mai due fans una che canta canzoni così belle? Continuare ad ascoltare per credere :D). Questa è la canzoncina entrata in testa in modalità ad libitum

7. Non sostare (senza di te) – La rappresentante di lista

Ho conosciuto questo gruppo per caso, credo facessero parte del collettivo che teneva in vita, letteralmente, il Teatro Garibaldi, vicino Piazza Magione, a Palermo. Un teatro completamente ristrutturato ma non più aperto al pubblico che un bel giorno fu occupato, anzi oKKupato, da artisti per fargli fare quello che doveva fare, il Teatro, aperto a tutti e con spettacoli veri, corsi di ballo, musica e recitazione. Iniziativa bellissima andata in fumo perché qua alla gente (alcuni tipi, spesso chi può dare certi permessi, chi vuol capire capisca) le cose belle non piacciono. I testi di questi ragazzi a volte sono surreali e confesso di non capirli sempre ma il sound attecchisce e loro sono teneri. Questa canzone ha un testo striminzito e umano ma il “Lo farò! Lo Farò! Lo FARO’!” dà molta carica e convinzione (per le riflessioni di cui sopra)

8. Aquilarco #8 (Aria) – Giovanni Sollima

Presa dalla colonna sonora dei “Cento Passi”, il film su Peppino Impastato, che prima non conosceva nessuno e ora conoscono tutti (purtroppo molti lo “conoscono” solo per sentirsi “avanti”). Questo pezzo mi piace perché il violoncello sembra allucinogeno e onirico. Mi fa venire in mente le passeggiate lunghissime che facevo da piccola al mare, a Marausa, in agosto alle due del pomeriggio. E’ una spiaggia lunghissima che si spopola per il caldo torrido e allucinante e diventa un deserto con l’orizzonte sormontato dalle ondine di aria rovente a cui si sopravvive solo passeggiando con i piedi in acqua.

9. Alone and Alive – Fabrizio Cammarata & The Second Grace

Anche qua una canzone un po’ malinconica ma ormai si è arrivati a dopo pranzo e la domenica sa sempre meno di domenica e sempre più di sta iniziando la settimana nuova. Il video nasconde perle palermitane, compaiono ben due palazzi nobiliari in cui, se vi capita di passeggiare da quelle parti, dovete entrare, anche per farvi un’idea di come vanno le cose a Palermo. Sono messi male, retti da ponteggi, hanno coorti bellissime piene di macchine e motorini bruttissimi. Sono nel centro storico e da fuori non gli daresti un centesimo, ammesso di accorgetene. Uno è il Palazzo Cattolica, classe ‘700, in via Alessandro Paternostro, la stessa dell’Antica Focacceria San Francesco, sono vicinissimi. Se c’è il portiere trovate il portone aperto, infilatevi e salite le scale, senza la paura dei ponteggi. Trovato per caso, un giorno ci farò un post a parte già in cantiere. Le avete viste le scale a onde, nel video? Anche quelle trovate per caso, sono nel Palazzo dei Principi Filangieri di Cutò, coetaneo del primo, si trova in Via Maqueda al numero 26. Buona passeggiata 🙂

10. Il principe azzurro – Iotatola

La signorina della Traccia 2. prima faceva parte di questo duo. Anche questa è una canzoncina che ti entra nella testa. Il video è pure particolare, un’infografica sul pupo tarlato di Orlando, qui preso come emblema del Principe Azzurro.

“Il padre dei miei figli, l’ennesimo, una femmina e un maschio il matrimonio perfetto. A Natale dai miei a Capodanno dai tuoi, una favola antica che sognavo da una vita. Piango, mi tormento, sono disperata, mi arrabbio. Piango con sgomento, sono disperata, mi strazio, ma poi penso… che non me ne frega”

11. Flowers Blossom – Thony

Volevo scrivere un post di questo tipo da tanto tempo anche solo per condividere con voi la scoperta di questa cantante palermitana bravissima e diventata famosa (beh famosa…famosina diciamo) per aver recitato e composto la colonna sonora del film “Tutti i Santi Giorni”. Questa è la canzone per la fine del pomeriggio, mentre si torna in macchina insieme stanchi ma contenti, al tramonto, e il tragitto sembra diverso da quello di prima e sei contento in fondo di ritornare a casa, girovagare senza meta sempre alla fine stanca. Sia il film che l’album Birds sono delicati e teneri e valgono la pena, lo giuro 🙂

“So follow my light, my dear. My love against your sorrow will heal all of your scares, I swear.”

12. Satellite – Colapesce

Lei la conoscete sicuro perché è Meg (una volta militava nei 99 Posse), lui non so se lo conoscete. Satellite mi piace perché sa proprio di ritorno dal mare prima della sera, del languore e della stanchezza quando si torna verso le sette. Ancora c’è una luce calda che entra dagli scuri semiaperti e in casa si vede che non c’è stato nessuno tutto il giorno e ti accoglie silenziosa come di mattina presto ma con dolcezza come nelle sere d’estate.

13. S’iddu moru – Laura Lala Sade Mangiaracina

Il testo è un mix di un verso di un’aria di Cavalleria Rusticana, in dialetto e la canzone popolare siciliana “Abballati, abballati” (Ballate). Mi ricorda di quando una volta davo lezioni di siciliano al mio amico romano Fabio e lo misi alla prova con questa canzone “Ok allora, io ho capito questo : Ballate, ballate, che se non ballate bene, non vi canto e non vi suono…ma io non capisco, ma questo Moro chi è? che c’entra?” e niente Fabiù, che c’entra? “E s’iddu moru” vuol dire “E se io muoio”… XD

“E s’iddu moru e vaiu in ‘mparadisu, ci rici ‘ca s’un ti cci trovo, mi votu e m’innivaiu”

14. Nowhere – Omosumo

A Palermo i componenti dei gruppi si rimescolano, sperimentano e creano sounds nuovi. Fu così che uno dei WAINES (sì, traccia 3.) finì a fare l’Omosumo e a dedicarsi alla musica electro-pop. Per quando la città si riaccende di luci, domani si torna al lavoro ma ci si spara le ultime cartucce di energia in un locale e dallo scintillio dei tramonti si passa a quello dei neon palermitani. Oppure per un’alba del lunedì.

15. Soltanto Noi – Roberta Prestigiacomo

Il testo è scritto da una Poetessa . L’ho messa perché mi piace finire così la giornata con Giovanni.

Ok, ho finito la domenica sicula, vi do un bacetto sulla fronte, un abbraccio, che dopo il riposo mi prende bene e un immaginario cd con la playlist e l’elenco scritto con il pennarello nero sopra, passate tante buone domeniche dal sapor siculo 🙂

Ecco qui tutti i siti dei miei collaboratori di post: Akkura, WAINES, Jaka, Pan del Diavolo, Roberta Prestigiacomo, La Rappresentante di lista, Giovanni Sollima, Fabrizio Cammarata & The Second Grace, Thony, Laura Lala Sade Mangiaracina, Omosumo.

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Fior di Sale

Finalmente il mio Fior di Sale è arrivato!

Grazie a conoscenze di conoscenze, ovvero io sono la ragazza di Giovanni, Giovanni è amico di Marruggio, Marruggio è il Signore della Salina Calcara (di cui vi avevo parlato anche QUA), che poi alla fine conosco pure io perché si esce insieme, sono riuscita ad aver gratis l’ultimo sacchetto di questo sale.
Voi direte “Eh capirai, quanto può costare un Kg di sale?“. Quello normale poco, quasi niente, il Fior di Sale assai assai.

Io fino all’estate scorsa non avevo idea di cosa fosse il Fior di Sale e conoscere il proprietario di una salina può anche avere dei risvolti romantici. Quando la sera non c’è nessun turista in salina e si organizzano mangiate tra amici (in estate, perché in inverno in mezzo alle campagne e con mille turbinii ventosi si gela) può capitare che lo zito ti inviti a fare una passeggiata romantica e silenziosa vicino alle vasche, al chiaro di luna.

Nelle notti senza luna le saline sono immerse nel buio, si vedono solo le luci della lontana città vicina, al di là del mare, perché a Trapani il porto e le saline si guardano a vicenda sopra un piccolo orizzonte d’acqua. Se non fosse per la nuvola di luce urbana potresti anche vedere le stelle e la Via Lattea e risolveresti il problema del camminare tra le vasche al buio rischiando di finirci dentro, perché quello della Via Lattea, non so se lo sapete, è uno spettacolo che ti inchioda.

Ma quando la luna piena c’è e vedi quello che hai intorno, una passeggiata senza stelle in una sera di fine Agosto val la pena farla, perché le stelle te le ritrovi tra le vasche. Tra Agosto e Settembre il sole picchia forte da queste parti e l’acqua delle vasche comincia ad asciugarsi. Il primo sale che affiora è un’isoletta pura ancora circondata da tanta acqua e abbastanza pulita perché le impurità sedimentano sul fondo. Prende la forma di tante piccole ninfee cristalline che brillano alla luce tenue della luna, il fior di sale appunto. In verità non so se si chiama così perché qualcuno ha pensato alle ninfee o perché è uno dei sali più pregiati in assoluto.

E’ un sale grezzo ma già abbastanza fine, pur non essendo lavorato. Viene raccolto a mano dai salinai, come si faceva anticamente, quando si cristallizza sulla superficie delle vasche per l’azione combinata del sole e del vento, per questo è un prodotto di Presidio Slow Food. Non ha additivi né conservanti e contiene un mix di sali minerali più variegato rispetto al sale normale oltre che una quantità di cloruro di sodio inferiore, per cui non copre troppo il sapore dei cibi. Questo che ho qui è bianco-argenteo, umido e abbastanza friabile al tatto.

Non usatelo per cuocerci la pasta, come sta facendo una signora di mia conoscenza perché non è andata al supermercato a comprare quello normale, ma centellinatelo per preparazioni più pregiate e anche un po’ insolite. Io per esempio me lo sono fatta dare per creare dei biscotti. Sì, dei biscotti al Fior di Sale, cercavo un’alternativa bio ma particolare ai soliti biscotti del panificio, per le colazioni ai B&B di Giovanni e ho fatto l’esperimento. Volevo qualcosa di tipico ma non banale (più tipico del sale a Trapani non c’è niente ma propinarlo così solo solo la mattina presto, insomma… 😛 ) quindi ho usato la ricetta di Sigrid Verbert presente sul suo bellissimo libro “Regali golosi” (il foodblog di Sigrid è Cavoletto di Bruxelles, una recente scoperta molto bella), eccola qui:

Biscotti Fior di Sale (Tempo Stimato: 2 ore tra impasto, riposo e cottura)

• 250 gr di farina 00
• 125 gr di burro
• 125 gr di zucchero
• 10 gr di zucchero vanigliato (io ho usato direttamente 2 gr di vanillina)
• 1 uovo
• 1/2 cucchiaino di Fior di Sale

Procedimento:
Setacciate la farina e mescolate insieme a zucchero, vanillina e sale. Aggiungere il burro freddo a cubetti e cominciate ad impastare sbriciolando gli ingredienti e facendo assorbire il più possibile in burro. Fate la fontanella su un ripiano, aggiungete l’uovo e impastate fino alla completa amalgama, formate una palla, coprite con la pellicola e fatela riposare in frigo per un’ora.
Dopo tirate fuori l’impasto, stendetelo su una superficie leggermente infarinata fino ad uno spessore di 4 mm circa e cominciate a tagliare le forme che preferite mentre il forno scalda a 160°C. Disponete su una teglia coperta con carta forno e cuocete per 13 minuti (10 se li volete chiari)

Vengono tra i 35 e i 40 biscotti e sono superbuoni, 3 euro per tutti gli ingredienti e sono stati già spazzati via. Si vedono i cristallini di sale sulla superficie, sono molto “vanillosi” ma con quel granello di sale ben distinto che non guasta. Particolari!

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Tourist Cards in Sicilia : Tutta la verità (+ Elenco Cards che male non fa)

[AVVERTENZE: POST MOLTO LUNGO. SE TI ANNOI QUI (dove sproloquio come una vecchia citrulla) SCORRI VERSO IL BASSO, CONTIENE ELENCO DETTAGLIATO + LINK (unica parte utile del post)]

Eeeeeeehhhhh vi pareva fossi rimasta sepolta sotto la neve inaspettata? Eeeeeeh…beh quasi. Quest’anno il tempo è impazzito e nevica pure sott’acqua. Un inverno moooolto anomalo, di solito non fa così freddo qui, tra un po’ potrebbe nevicare di nuovo a quota zero in riva al mare in Sicilia, evidente segno che l’Apocalisse è vicina. Colta di sorpresa dall’Era Glaciale sicula ho avuto la bella pensata di tapparmi in casa e fare super ricerche per voi. Nel descrivere questo blog mi ero promessa di aiutarvi con info pratiche e invece come al solito mi sono persa inseguendo farfalle (e facendo altri lavori di cui vi stupireste).

Guardando lo zito nella promozione dei suoi B&B indaffarato, son caduta dal pero del sollazzo inconsapevole e innocente, che la stagione turistica è terribbbilmente in arrivo (neve a Giugno permettendo). Probabilmente a causa dello shock provocato dalla caduta su Mondo Reale, non so come, ma mi sono ricordata delle domande di gente che si apprestava a venire in Sicilia che mi capitava di leggere qua e là su Internet e tra tutte mi è venuta in mente una delle più gettonate “Ci sono Tourist Cards in Sicilia?”. Avete presente quelle carte che vi permettono di prendere autobus gratis o smezzare i prezzi del biglietto di ingresso nei musei? Ecco…

Noi in Sicilia siamo un po’ molto a mare per queste cose, perché, diciamo la verità, qui si potrebbe fare e dare di più ai turisti, invece di vivacchiare di rendita delle bellezze dell’isola. Si va lenti in certe cose dalle nostre parti, oppure qualcuno ha la buona idea ma questa scompare nel nulla e alla fine molti dicono che sì, il posto è bello, ma i servizi insomma…fanno pietà!

Attenzione, Attenzione! Appello a ChiNonSo! Più Tourist Cards per tutti che Tourist è #VeryBello.

Chi ha agevolazioni è propenso a fare più cose durante la sua vacanza e quindi, in un certo senso, oltre a scoprire di più ed aumentare la propria gioia e soddisfazione (sempre che non scopra i topi a Palermo), spende di più, anche se con gli sconti. E’ un meccanismo “semplice”, bisogna dare motivazione. Non potete chiedere ad un utente, turista o autoctono che sia, di svenarsi per venire a vedere uno, due, cinque musei, sopratutto se ha 20 anni o è uno studente universitario fuori sede o vuol fare vedere una mostra a tre figlioli. Sapendo che il biglietto è scontato il tempo magari potrei “perdercelo”, no? Se poi mi dai la possibilità di prendere gratis un autobus per andarci…gli altri europei forse non ci crederanno perché sono abituati ad altro ma qua sembra una cosa straordinaria, e lo è, è fuori dal nostro ordinario. Eppure “motivare scontando” non è mai una politica da bilancio in perdita secondo me. Per dire, mi è appena venuto in mente un episodio perfetto, prendetelo come esempio. A Palermo, in Via Roma 178, c’è un negozio minuscolo, forse 4 metri per 4, e stipato di roba fino all’inverosimile, si chiama Miele . Vende quella che io riesco confusamente a chiamare “roba metal e gothic”, la mia preparazione in materia finisce qui, ma è proprio pieno pieno, praticamente non puoi rompere nulla perché gli oggetti non hanno lo spazio per cadere e comunque atterrerebbero sopra mucchi di vestiti. E dietro al bancone fatto di copertoni di camion mai usati (credo, fanno una puzza di gommazza nuova allucinante, anche se stanno lì da anni) c’è una figura che sembra un’apparizione, un fantasma, un vecchietto con i capelli bianchi e una camicia semplicissima. In mezzo a quella confusione di teschi vedi solo lui, serafico, perché la commessa tra piercing, tatuaggi e pizzi neri si confonde con la merce esposta. Un Natale decisi di comprare là i regali per i miei fratelli, perché in tutta la Sicilia, occidentale almeno, un negozio fornito come il suo non esiste. Non so come finì che, senza secondo fine, gli feci i complimenti per questo e gli dissi che ero venuta apposta dalla mia città per comprare quei regali da lui, cosa vera. Alzò gli occhi e mi chiese “Signorina, ma lei da dove viene?“, io “Da Trapani, sono venuta con l’autobus” “E quanto costa il biglietto dell’autobus per venire fin qua?“, credo che allora l’andata fosse sugli otto euro “Allora le tolgo quegli otto euro dal conto, è giusto premiare tanta dedizione” (avevo un conto di nemmeno trenta euro). Io ancora ne parlo e non perché è fornito. Afferrato Signori ChiNonSo?

[Fine dell’appello]

Al di là della favola di economia di cui a voi non può importar di meno, penso che a volte sia triste rinunciare a qualcosa di bello perché non ti bastano i soldi. A me piace vedere opere che di solito vedo sui libri in formato francobollo, e poi raccontarlo e raccontarlo ancora, a gente diversa, con sfumature differenti. Ti da argomenti di conversazione altolocati e ti fa guadagnare un ‘Ma zia ma tu sai proprio tutto!‘ da quella botta di autostima di tua nipote 😀 ma vi pare poco? E penso che possa piacere anche ad altri e che comunque possa far piacere a tutti se le persone se ne tornano a casa contente e con gli occhi pieni di bellezza, no? 🙂
Le cose belle riescono a scatenare circuiti di meraviglia, fanno venire idee, attizzano la creatività e…e…aspe’ ma io dovevo parlare delle Tourist Cards in Sicilia e sto a sproloquiare come una vecchia rimbambita! @_@

HO FINITO 😛

Questa lungherrima premessa era per dire che in realtà (Evviva, evviva! Gaudio e tripudio!) qualche Tourist Card esiste anche qua da noi ma te la devi andare a cercare con il lanternino in giro per il web. Qualcuno che ha cominciato a svegliarsi c’è e in effetti tutte le card proposte sono abbastanza giovani per non dire proprio neonate. Queste sono quelle che ho trovato ma considero il post suscettibile a evoluzioni 🙂 Ho messo le informazioni generali, seguendo le domande che potrei fare per vedere se è un’offerta interessante oppure no, ad ogni modo vi ho allegato tutti i link precisi precisi, nel caso siate turisti lagnusi.

SICILIA OCCIDENTALE

    – Zona Trapani

      1.Trapani Welcome Card
      E’ una Card che ti permette di avere sconti per servizi e siti di interesse naturalistico tra Trapani, Erice e Isole Egadi

        INFORMAZIONI GENERALI
        A. Come si presenta? E’ un carnet di coupon
        B. Area interessata La città di Trapani, Erice, Marsala, le Saline, Isole Egadi.
        C. Quanti giorni dura? Dura 3 giorni dalla data di registrazione.
        D. Quanto costa? 12 euro se l’acquistate nei vari punti vendita indicati, 11,50 euro se l’acquistate online QUI con Paypal. Non ci sono limiti di tempo tra il momento dell’acquisto e quello del ritiro, bisogna solo indicare dove si vuole ritirare e dove dovrete presentarvi con il voucher stampato e un documento d’identità
        E. Entità dello sconto Da gratis fino al 50%. Li recuperate subito i soldi, se consideri che un viaggio andata e ritorno per Erice con la funivia costa 9 euro per i non residenti…fatevi due conti 😉
        F. Per quante persone è valida? Una persona, una carta
        G. Per cosa è valida? Si va dagli autobus urbani e funivia per Erice gratis a sconti per le escursioni alle Isole Egadi oppure a piccoli musei tematici. L’elenco dettagliato lo trovate QUA (menù a tendina in basso)
        H. Dove posso comprarla? Nei punti vendita indicati QUI oppure online QUA
        I. Esiste l’App? Sì, ecco dove

      2. Pantelleria Tourist Card
      E’ la Tourist Card di Pantelleria. Tra quelle viste questa da gli sconti più bassi ma meglio di niente, Pantelleria non è posto da piccoli badget.

        INFORMAZIONI GENERALI
        A. Come si presenta?
        Vi daranno:
        • la Card
        • Una Guida turistica dell’isola con suggerimenti su cosa fare, itinerari, le migliori spiagge e altri siti di interesse, oltre alle indicazioni per arrivarci
        Mappa dettagliata dell’isola di Pantelleria
        B. Area interessata Isola Pantelleria
        C. Quanti giorni dura? E’ valida per tutta la durata della vacanza, ti scrivono la durata dietro.
        D. Quanto costa? 10 euro
        E. Entità dello sconto da una consumazione omaggio fino al 20% di sconto sugli acquisti vari.
        F. Per quante persone è valida? una card per tutti.
        G. Per cosa è valida? Molti sono ristoranti e negozi di abbigliamento e prodotti tipici ma ci sono anche escursioni in barca e ingressi per alcuni locali. QUI l’elenco completo
        H. Dove posso comprarla?
        • In Aeroporto al desk autonoleggio Policardo
        • Autonoleggio Policardo, via Messina 31 (in centro)
        • Consorzio Turistico Pantelleria Island, Piazza Messina 18 (in centro)
        I. Esiste l’App? Sì, è completamente gratuita e molto dettagliata. Ecco QUI dove scaricarla

    – Zona Palermo

      3. PMO
      La tourist Card del Comune di Palermo

        INFORMAZIONI GENERALI
        A – Come si presenta? Vi consegnano una busta contenente :
        • la PMO Tourist Card (da usare per gli sconti sulle visite ai siti culturali, le mostre, gli spettacoli o gli acquisti),
        • la Mappa di Palermo (Dove vengono anche indicati i siti convenzionati (vedi il Nota Bene sulla descrizione Guida agli sconti e al punto 3G), 4 itinerari possibili per il centro storico, il percorso delle linee principali dei bus cittadini),
        Bus Ticket per farvi scarrozzare “allegramente” gratis sui mezzi pubblici Amat
        La Guida agli Sconti (contiene la descrizione dei 4 itinerari sulla mappa, le indicazioni sui trasporti urbani pubblici e privati, l’elenco dei tours, siti culturali, le mostre e i negozi dove valgono gli sconti con orari e indirizzi (Nota Bene 1: vi daranno anche una cartina supplementare con la lista aggiornata dei siti e negozi dove usufruire degli sconti. Sono meno rispetto a quelli indicati sulla lista stampata, mica potevano buttare via le vecchie mappe, la carta costa! Nota bene 2 Ci sono anche le agevolazioni per ricevere assistenza sanitaria telefonica oppure di primo soccorso ambulatoriale. Buono a sapersi)
        Coupon omaggio: Per un pasto gratis in un locale del centro (non ho provato però, a me piacciono i chioschetti anonimi ma rinomati dai locali 😉 )
        B – Area interessata: Centro storico (Vi pare poco? Allora vi dico che è uno dei più grandi d’Europa)
        C – Quanti giorni dura? Ci sono carte valide 24 ore, 48 ore o 72 ore
        D – Quanto costa? Da 13 a 75 euro se acquistate in loco. Se fate l’acquisto online vi costa da 2 a 5 euro meno (Vedi qua)
        E – Entità dello sconto: Da gratis fino al 50%
        F – Per quante persone è valida? Esistono carte per una persona o per due persone
        G – Per cosa è valida? Chiese, Musei, Teatri (anche il Teatro Massimo e l’Opera dei Pupi), Trasporti pubblici (Bus AMAT e il City-sightseeing) e privati (Taxi, bici, auto, Ape e persino un Autobus-Teatro), assistenza sanitaria, qualche tour e poi negozi e locali. L’elenco completo QUA
        H – Dove posso comprarla?
        Si compra al porto, al Centro Informazione Turistica e in altri punti. Li trovate tutti elencati qua con indirizzi, orari e numeri di telefono. Se cliccate sulle foto si apre il box info dettagliato.
        Si compra anche online QUI con carta di credito o PostePay e potete ritirarla entro 60 giorni dall’acquisto (sul link che vi ho dato dice da una parte 120 giorni e da un’altra 60, io direi di non rischiare) in uno dei punti su elencati, vi dovete presentare con il voucher stampato e un documento d’identità. Quindi non compratela cinque mesi prima perché non vi restituiranno i soldi! E se non la volete più avete 14 giorni lavorativi dal momento in cui l’avete effettuato, per annullare l’acquisto online, pena la perdita del rimborso.
        I – Esiste l’App?
        Sì, la trovate QUA

      4. Musei Palermo Card
      E’ un biglietto unico promosso dalla città di Palermo per accedere a 4 musei e a 2 spazi espositivi palermitani. Avendo una lunga durata, se avete la vostra vacanza tipo è vedere tutti i musei o se comunque venite più volte a Palermo e non volete vederli tutti insieme o se adorate gli acquisti nei bookshops museali, questo è il biglietto che fa per voi.

        INFORMAZIONI GENERALI
        A – Come si presenta? Una semplice card rossa
        B – Area interessata Città di Palermo
        C – Quanti giorni dura? Ha la validità di 1 anno a partire dalla data di emissione nel primo museo
        D – Quanto costa? 13€ se acquistate al museo, oppure 14,50 € online
        E – Per quante persone è valida? Una persona. Vale per un ingresso in ciascuno dei musei aderenti, ma la carta non è nominale.
        F – Per cosa è valida? Solo per entrare nei musei che vi riporto di seguito e avere uno sconto sugli acquisti in alcune caffetterie/bookshops al loro interno. La Galleria d’arte Moderna “Empedocle Restivo”, il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino (ma non gli spettacoli), Palazzo Branciforte, Ecomuseo del mare, le mostre a Palazzo Ziino e ai Cantieri Culturali della Zisa (ZAC). I corsi di cucina del Gambero Rosso – Città del gusto di Palermo, 10 % di sconto ai bookshops e caffetterie di alcuni di questi musei.

          NB 1. La GAM aderisce all’iniziativa italiana Domenica al Museo, quindi ogni prima domenica del mese l’ingresso è gratuito a prescindere da questa card.
          2. Alcuni di questi luoghi hanno uno sconto sul biglietto di ingresso con la PMO Card. Valutate cosa vi interessa/conviene fare prima di comprare l’una o l’altra.
          3. Al momento dell’acquisto verificate eventuali gratuità per età, nazionalità, residenza o categorie professionali!

        G – Dove posso comprarla? alla biglietteria deiMmusei sopra elencati oppure online QUI
        H – Si deve prenotare? No si può comprare direttamente al momento della visita.
        I – Esiste l’App? No

    5. Carnet Le Vie dei Tesori
    Le Vie dei Tesori è un bellissimo festival che viene riproposto ogni autunno dal 2006 con crescente successo. Iniziato dall’Università di Palermo, oggi conta la collaborazione di altre istituzioni come la diocesi, il Comune, la Fondazione Federico I e l’Autorità portuale. Consiste nell’apertura al pubblico di luoghi normalmente chiusi, quindi spesso sconosciuti anche ai cittadini. In realtà, con il passare del tempo, la lista dei luoghi si è allungata e sono stati inseriti anche dei luoghi visitabilissimi in altri giorni dell’anno ma che, non si sa perché, attirano solo se qualcuno gli sventola sotto il naso un evento apposito. Polemica a parte sulla scelta di alcuni tesori, la cosa bella del Festival è anche che i luoghi vengono “presentati” e “vissuti”, con passeggiate urbane e guidate da volontari dell’Università, mostre, concerti e spettacoli. Per ora è solo autunnale, nel mese di ottobre, per la precisione, ma il Festival è cresciuto nel tempo e quindi la sua durata andrà allungandosi via via. Ecco qui il LINK

    NB Nel tempo si sono aggiunti anche Tesori nascosti fuori Palermo, in diverse zone perdute del trapanese e del palermitano.
    Poiché i Tesori sono tanti e interessanti e quasi tutto è in regime di autofinanziamento potete acquistare un intero carnet di biglietti.

    CONSIGLIO
    1 – Tra gli eventi più interessanti del Festival ci sono sicuramente le passeggiate a tema. Essendo molto ambite e a numero chiuso vi conviene prenotare ben prima della data stabilita. Tenete d’occhio il sito prima di Ottobre!
    2 – Quando decidete di vedere un tesoro accertatevi che questo non sia aperto anche per gli altri giorni dell’anno. Rischiate di perdere tante ore in fila solo per risparmiare pochi euro e questo non va bene se avete pochi giorni e tanto da vedere. Inoltre rischiate di non fare una visita completa perché per smaltire le lunghe file fanno vedere la metà di quello che potreste vedere della stessa villa in altre occasioni. A volte si vengono a creare addirittura delle situazioni surreali come nel caso della Chiesa dello Spasimo. Aperta tutti i giorni gratuitamente è stata di recente inclusa nei Tesori al costo di un euro. Fate ricerche prima.

      INFORMAZIONI GENERALI
      A – Come si presenta?Il carnet non è altro che un foglio stampato con un QR code e prevede una serie di Coupon. Più coupon acquistate meno vi costeranno singolarmente. Quando acquistate il carnet online vi arriverà una mail con il carnet/coupon.
      B – Area interessata Città di Palermo e una serie di paesi fuori città (anche abbastanza lontani ma tutti nelle ex province di Palermo e Trapani)
      C – Quanti giorni dura? Lo scorso anno il calendario degli eventi durava i 5 weekend di ottobre. Ovviamente la durata dei singoli eventi è variabile. Le passeggiate vanno da 40 minuti ad un’ora e mezza per esempio.
      D – Quanto costa? Variabile. Il carnet esiste da 10 euro per 10 visite a scelta tra i luoghi indicati (nel 2015 erano più di 60); da 5 euro per 4 viste e poi il coupon singolo viene 2 euro. Passeggiate a 3 euro, mentre gli eventi erano gratis o costavano, nel 2015, da 1 a 6 euro.
      E – Per quante persone è valida? Ogni biglietto vale per una persona quindi se siete in tanti dividetevi un carnet e risparmiate un bel po’ 🙂
      F – Per cosa è valida? Il calendario è davvero ricchissimo e vario e ovviamente cambia di anno in anno. Nel 2015 si potevano vedere cripte, biblioteche e palazzi, il museo dei pupi e le quinte del teatro Massimo e del teatro Biondo, i musei naturalistici, le catacombe e il Miqveh (il bagno ebraico). Ecco QUI e QUI gli elenchi dei luoghi e delle passeggiate belli da far girare la testa 🙂
      G – Dove posso comprarla? Si acquista tutto ONLINE. Vi arriva una mail con il coupon/carnet con un QR code. Basta stamparlo o mostrarlo dallo smartphone per smarcare gli ingressi. Potete anche acquistare IN SEDE ma solo per visitare i luoghi (le passeggiate sono su prenotazione) e non vi conviene perché il prezzo fisso è di 2 euro a persona.
      H – Si deve prenotare? E’ OBBLIGATORIA per le passeggiate, mettono a disposizione un numero verde e l’email per farlo. Per gli eventi è CONSIGLIATA se non specificato diversamente e non si raggiunge il numero e vi capita di passare da lì potete chiedere di aggregarvi. Per le visite NON SERVE. NB Non potete prenotare il giorno prima ovviamente, ma entro il mercoledì precedente al weekend!
      I – Esiste l’App? No

SICILIA ORIENTALE

    – Zona Catania

      6. Catania Pass
      La Tourist Card del Comune di Catania

        INFORMAZIONI GENERALI

        A – Come si presenta? Vi consegneranno:
        • Il Pass
        Ticket di Viaggio Il biglietto che vi permette di usufruire a titolo gratuito di tutti i mezzi pubblici AMT, della linea Aeroporto-Centro dell’Alibus e della linea Metropolitana della Ferrovia Circumetnea.
        Mappa della città con informazioni sulla città e le specifiche di ogni museo.
        B – Area interessata Città di Catania
        C – Quanti giorni dura? C’è il pass da 1 giorno, 3 giorni oppure 5 giorni
        D – Quanto costa? Da 12,50 a 38 euro
        E – Entità dello sconto I musei sono gratis, tranne per le esposizioni speciali dove verrà comunque applicato uno sconto. Per tutto il resto dal 10% al 50%
        F – Per quante persone è valida? Esistono due versioni, la Standard per una persona e la Family per una famiglia composta da 2 adulti con uno o due bambini al di sotto dei 13 anni
        G – Per cosa è valida?
        • Castello Ursino
        • Museo Belliniano
        • Museo Emilio Greco
        • Museo Diocesano
        • Terme Achilliane
        Più le attività, i negozi e varie guest houses/camping elencati QUI scorrete giù su Convenzioni e Sconti. Ci sono tours ma ho trovato anche una libreria antiquaria e un download-tour della città di Catania (clicca su GUIDE)
        H – Dove posso comprarla?
        • Info point del Comune di Catania presso l’Aeroporto Vincenzo Bellini
        • Bureau del Turismo del Comune di Catania (Via Vittorio Emanuele II, 172)
        • Musei inclusi nell’offerta
        • Ufficio Abbonamenti AMT
        Comunque l’elenco completo lo trovate QUA , scorrete giù fino alla voce DOVE ACQUISTARE.
        I – Esiste l’App? No

TUTTA LA SICILIA

    7. Onsicilycard
    E’ una carta che vi permette anche di accedere ad una guida digitale. La carta viene costantemente aggiornata sia nell’elenco dei partecipanti ma anche per le informazioni che riguardano costo dei biglietti di ingresso e orari e vi consente di avere degli sconti. Contiene anche l’opzione navigazione per trovare tutti i luoghi che vi interessano anche se la segnaletica non vi aiuta Attenzione! è solo in inglese!

      INFORMAZIONI GENERALI

      A – Come si presenta? E’ una carta ma esiste anche la versione digitale. Con questa potete anche scaricare un file up-to-date da caricare sul navigatore e trovare tutti i luoghi menzionati e i partecipanti alle offerte. Inoltre vi danno l’accesso a varie informazioni sulla Sicilia.
      B – Area interessata Tutta la Sicilia
      C – Quanti giorni dura? vale un anno intero
      D – Quanto costa? Gratis per i bambini sotto i 12 anni, 5 euro per i ragazzi da 12 a 18 anni e 10 euro gli adulti. Potete comprare una carta a cui aggiungere tutte le persone del vostro gruppo. Se acquistare la versione digitale vi fanno uno sconto del 25% sull’acquisto (es. se sei adulto la carta ti costa 7,50 euro).
      E – Per quante persone è valida?Tutte quelle aggiunte nel gruppo, si può fare una sola carta per tutti.
      F – Per cosa è valida? Vale per sconti su B&B , ristoranti, workshops, escursioni, negozi o ingressi. Vi daranno anche informazioni su festival ed eventi vari. Tutti i partecipanti li trovate QUI, basta selezionare la categoria che vi interessa.
      G – Dove posso comprarla? Si ordina online QUI e poi ve la spediranno, per cui consigliano di ordinarla almeno 10 giorni prima della partenza. Appena acquistate la carta vi mandano una mail con la password per attivare la carta. Se siete già in Sicilia e volete comprare una carta non digitale potete farlo nei punti vendita elencati QUI e seleziona “I’m already in Sicily” per vedere i punti vendita “reali”

    8. Sicily Card App
    E’ una app che interesserà tutta la Sicilia ma ancora sul sito non hanno pubblicato quasi nessuna informazione. Appena forniranno più dettagli promesso che li scriverò qui 😉

      INFORMAZIONI GENERALI

      A – Come si presenta? E’ una App
      B – Area interessata Tutta la Sicilia
      C – Quanti giorni dura? Da 24 ore, 3 giorni e una settimana
      D – Quanto costa? Ancora non è noto (Si saprà tra la fine di marzo e i primi giorni d’aprile. Si saprà agli inizi di Giugno. Mi sa che sono in difficoltà, ultimo aggiornamento su facebook oggi 15 Giugno 4 Febbraio: Work in Progress)
      E – Entità dello sconto Ancora non è noto (Si saprà tra la fine di marzo e i primi giorni d’aprile. Si saprà agli inizi di Giugno. Mi sa che sono in difficoltà, ultimo aggiornamento su facebook oggi 15 Giugno 4 Febbraio: Work in Progress)
      F – Per quante persone è valida? Ancora non è noto (Si saprà tra la fine di marzo e i primi giorni d’aprile. Si saprà agli inizi di Giugno .Mi sa che sono in difficoltà, ultimo aggiornamento su facebook oggi 15 Giugno 4 Febbraio: Work in Progress )
      G – Per cosa è valida? Ancora non è noto (Si saprà tra la fine di marzo e i primi giorni d’aprile. Si saprà agli inizi di Giugno. Mi sa che sono in difficoltà, ultimo aggiornamento su facebook oggi 15 Giugno 4 Febbraio: Work in Progress)

Dopo questa OnSicilyCard, che ormai tengo per vedere come va a finire, ho trovato altre nuove Card ma avevano sconti davvero minimi e quindi non li ho messi qui.

9. Dritta Extra


Se siete Italiani già lo saprete e se non lo sapete ancora ve lo dico io, ogni prima domenica del mese nei musei italiani si entra GRATIS. Non vale per i musei privati ma solo per quelli statali. L’elenco per la Sicilia lo trovate QUA

Non mi pare vero di aver finito ‘sto post 😀

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com
Se vuoi dormire al Belveliero puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com .
Se preferisci il Granveliero per fare i corsi di cucina scrivete a granveliero@gmail.com (aggiungi la parola d’ordine FIORE (avrai uno sconto) nella email! 😉 )

Fumetto-post: ‘Quando la neve arriva in Sicilia’, sulla follia natalizia, la neve feticcio e il concetto siciliano di abbigliamento tecnico

Oggi esordisce un tipo di post un po’ diverso, piccolo e fumettoso, se non posso dare sfogo alla mia usuale logorrea almeno vi mollo questa chicchina grafica piccina picciò, così il post diventa ancora più veloce da leggere e, spero, più carino. Non l’ho disegnato io ma è una produzione veloce di Palzaz.

Questo mini post è frutto di una Annunciazione di due giorni fa che voglio condividere velocemente con voi, anche perché devo ancora smaltire le tonnellate di burro e uova mandate giù in questi 5 giorni e che mi ammorbano il neurone, quindi di più non riesco a produrre.

E’ stato un Natale caldo, letteralmente, 18°C (vi faccio presente che Natale arriva verso la fine di Dicembre e che la Sicilia è sull’emisfero boreale, un bel po’ sopra l’Equatore), io spignattavo a maniche corte e riuscivo a ricordarmi del Natale grazie agli effetti postumi sul mio buon gusto dell’infanzia a base di Mamma ho perso l’aereo, che ogni anno rimbalza indietro e viene rigurgitata sotto forma di: albero + tre tonnellate di decorazioni in perfetto Macy’s style, presepe + pietre vere + rami di cipresso + tutti gli insetti che stavano sotto le pietre e tra i rami di cipresso, alberi e mini presepi supplementari sparsi ovunque, luci, presine + grembiule a tema, candele…e poi, per non tediarvi oltre, passo ai miei preferiti, i fiocchi di neve di carta, quelli ritagliati a mano e che mia nipote fa vedere ai compagni quando passa con lo scuolabus per recarsi in palestra (da noi a Trapani buona parte delle scuole non ha la palestra e i bambini/ragazzi vengono dislocati in palestre comunali fatiscenti. Una sola a dire il vero, ma vabbé…).
Comunque come stavo dicendo Trapani è una località di mare, anche qui fa freddo due mesi l’anno ma mentre noi moriamo con dodici gradi e vento fridduso che ti taglia la faccia a 40 nodi, i turisti ci sghignazzano dietro e sfottono, perché da loro sì che fa freddo e magari arriva pure la neve.

Ecco, la neve, il vero feticcio dei trapanesi e di tutti i siciliani che vivono sulla costa. Ma chi l’ha mai vista la neve? Qui piove, spesso c’è vento e fa freddo e non piace a nessuno un inverno così, insomma almeno facesse freddo e venisse la neve! Per poterci giocare. Perché è molto romantica, come nei film americani. Perché le scuole chiuderebbero e questo sarebbe ancora più romantico. Ecco perché ieri, mentre si passava la classica serata mondana natalizia dei siciliani e si giocava all’asso che corre in 20, quando la Poetessa mi disse ‘Sul meteo è scritto che nei prossimi giorni nevicherà ad Erice!‘ il mio cuore rispose con un EVVIVAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Erice è la montagna che sovrasta Trapani. Alta 751 metri, per poco riesce ad essere elevata al rango di monte e su di essa i trapanesi scaricano tutte le aspettative scaricabili su una montagna, neve compresa, che però non c’è mai quasi mai.
Ricordo però di una nevicata, tanti anni fa, nel vecchio millennio, e ricordo che tutti quella volta salirono ad Erice, fin dove si poteva senza le catene, perché qui non le ha nessuno. Ricordo di un fazzoletto di neve 4 metri x 4 metri preso d’assalto da una sessantina di persone, tutte a contendersi il fango e quella magica acquetta cristallina per fare cento pupazzi sbilenchi di colore incerto (in realtà abbozzi pseudoantropomorfi ma ci manca l’allenamento). Sono passati 16 anni, o forse 15 o 13, qua mi stanno facendo venire i dubbi, e ancora se ne parla, i bambini si erano messi due paia di pantaloni per affrontare il Grande Freddo e dopo allora solo pochi piccoli episodi nevischiosi ben lontani da quella storica gloria nevosa durata ben due giorni! Forse voi sfottete ma per noi la neve è una cosa bellissima e romanticissima quindi godetevi il primo fumetto del blog, “Quando la neve arriva in Sicilia“.

Quando la neve arriva in Sicilia

Quando la neve arriva in Sicilia

Poiché la rivelazione “Neve a Erice” è stata fatta dalla Poetessa ecco qui il suo blog: gabriellafigliomeni.blogspot.it
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Se vuoi dormire al Belveliero e beccare la neve a sorpresa puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com (aggiungi la parola d’ordine FIORE nella email! 😉

Ma almeno una volta là prima di risalire ci devo andare!“. Dove vanno a mangiare gli studenti universitari fuori sede quando tornano a Trapani.

La granita più buona che ci sia mandorle e gelsi da Liparoti a Trapani

Picciotti, se mi rispondete “dalla mamma!” o “dalla nonna!” non vale ovviamente perché quello è scontato. Nessuno, da nessuna parte, mai mai mai, cucina meglio di tua mamma o della nonna (a meno che tu non sia figlia di Rachel Flax). Tuttavia, ogni volta che gli studenti universitari fuori sede tornano a Trapani, hanno anche voglia di mangiare delle cose che la mamma non prepara e quindi devono per forza andare a procacciarsele fuori.

Ragazzi, attenzione! Questi sono posti che pure i trapanesi fuori casa si sognano la notte e che, tornino per due giorni o per due settimane, immancabilmente diranno “Ma almeno una volta là prima di risalire ci devo andare!” (gli universitari trapanesi fuori sede risalgono sempre e tutte le volte è difficile, è come lo sforzo che fanno i salmoni per risalire il fiume controcorrente, questione di sopravvivenza, si deve fare e basta, la vita là fuori è dura ma almeno il ricordo dell’ultimo soggiorno a casa aiuta il reietto universitario fuori sede a trascorrere i giorni nell’estero italiota senza accusare troppo il colpo).

I luoghi must dove mangiare di chi ritorna in patria trapanese sono:

1. La pizza da Calvino. Questo è il must più must che ci sia sul post, sfido qualunque trapanese a dirmi di no. Una ex casa di tolleranza in pieno centro storico, con stanze minuscole, sempre sempre sempre affollato, in estate, in autunno, in inverno, in primavera e poi ancora in estate… che tu sia uno squattrinato studente o un medico affermato, che tu sia un turista svedese o milanese oppure una nonna (!!!!! e ho detto tutto), ti fai un’ora di fila a guardare quelle api operaie dei pizzaioli di Calvino (la cucina è proprio dietro il bancone delle ordinazioni, si vede tutto e non si fermano mai!) e resisti, resisti e aspetti perché questa pizzeria, datata 1946, li vale tutti i minuti di vita che stai buttando nell’attesa.
Se decidi di mangiare “in sala” ti addentri in un corridoio disadorno su cui si affacciano le ex stanzette delle prostitute, grandi 4×2, dove ti accomoderai insieme a tutti quelli che riescono ad infilare lì dentro e aspetterai la tua pizza seduto al tuo bel tavolino spartano, posto a mezzo metro da un altro (pieno of course) e con una comitiva caciarona appoggiata alle spalle. Le stanze sono comunicanti, attraverso fessure strette ricavate nei muri, quindi se la comitiva è in un’altra stanzetta non conta, te la godrai comunque. Fai attenzione a non gesticolare troppo dentro le fessure per indicare, qualche sconosciuto potrebbe acchiapparti la mano per divertirsi e farti venire il cuore a nocciolina (provato). E’ un gran casino mangiare qui e non è il posto più elegante della città, lo so, ma se se l’accollano così tanti un motivo ci sarà, riflettete ragazzi.
Consigli: in estate sopratutto prenota. Prenota anche se la pizza vuoi mangiatela fuori per non rischiare una crisi di claustrofobia e portatela alle Mura di Tramontana che sono a pochi metri da lì e sono sul mare. Se stai a Trapani per poco puoi unire due belle esperienze in una, magari tre se prendi la pizza tipica trapanese, la rianata!

La pizza più buona di Trapani la rianata a sinistra

La pizza più buona di Trapani, la rianata! (a sinistra)

2. La gelateria Liparoti. Un bel giorno Giovanni mi dice “Ho mangiato un gelato alla mela verde buonissimo“.
Sì, ok.
A una che non mangia gelato da anni cosa può importare? A me il gelato non piace, i dolci danno più soddisfazione, lo mangiavo da piccola e ora non lo mangio più. Però io prima di dire no assaggio sempre per fortuna e mela verde non è usuale, se sperimento una cucchiaiata di certo non muoio.
Ecco. La curiosità ammazza il gatto e rovina le mangione, che adesso stanno recuperando tutti i gelati persi negli anni in un’unica estate.
Quasi ogni sera si va lì in pellegrinaggio, alle undici, alle dodici, all’una di notte, non importa, quelli poverini chiudono alle tre! Il colpo di fulmine è stato il gelato alla banana. Di che colore è il gelato alla banana? Eh? Eh? Bianco? Risposta sbagliata! Il vero gelato alla banana è GRIGIO!!! perché la banana si ossida. Il gelato alla mela verde è un po’ granuloso come le mele vere, quello ai fichi ha i semini, è denso e buono e basta per favore. Il tripudio vero sono quelli alla frutta, che a volte ci sono e a volte non ci sono perché se la frutta non è di stagione allora loro non la usano. Giovanni è a lutto perché non ci sono mele verdi buone ad agosto e quindi non lo fanno. Mi hanno convertito anche alle granite. Il passaparola turistico al riguardo vi indicherà un altro posto, in pieno centro storico a Trapani, famosissimo. Io in verità non capisco questa fama, forse tanti anni fa era bravo oppure non c’erano alternative, non so, ma davvero non reggono il confronto. Sarà che quella è più vecchia e questa è più recente, che per un trapanese spiegare in inglese ad un turista dove si trova il Viale delle Sirene è più difficile che dire dove si trova l’altro, non lo so davvero, ma io da qui non mi stacco più. Qua le granite sono degne di tale nome, così buone io le ho mangiate solo a Messina e poi niente più, crema non ghiaccio e pezzettoni di frutta ovunque. Il mix più buono è mandorla e gelsi. Ragazzi, goduria pura! Purtroppo ad ottobre chiuderanno i battenti per la pausa invernale ma Giovanni li atturra (gli frulla il cervello insomma) facendo opera di persuasione per poter mangiare mela verde anche in inverno. Avete tempo fino ad ottobre per ora, ne vale la pena, anche perché è al centro storico, vicino al mare e nel decimo mese dell’anno il tempo è ancora accettabile e loro sono gentilissimi e categorici sulla genuinità degli ingredienti, quindi se vostro figlio cerca il gusto “puffo” cascate male ma almeno può assaggiare un vero gusto fragola! 🙂 (Rileggendo quello che ho scritto sembra uno spot pubblicitario, però caspita, se una cosa è buona è buona, mica posso dire che è cattiva per dare soddisfazione agli scettici, provare per credere)

La granita più buona che ci sia mandorle e gelsi da Liparoti a Trapani

La granita più buona che ci sia, mandorle e gelsi *_*

3. La pasticceria di Maria Grammatico. Questo non è a Trapani bensì ad Erice, per cui se lo studente fuori sede torna ci va quando capita ma se finisce ad Erice ci va di sicuro. E’ piccolissima ma giusto ieri leggevo che nel 2013 ha festeggiato i 50 anni di attività. Anche qua meditate sempre sul possibile perché. D’estate Erice è brutta secondo me, troppa gente, tutti turisti e qua si riempie in un baleno, ci sono quattro tavoli contati e un balconcino minuscolo, con un solo tavolo, ideale per sfuggire alla calca davanti al bancone. Fanno sorridere i turisti che accarezzano i panetti di pasta di mandorle in vendita, questo la mamma (una mamma “pacinziusa” ovviamente, che perde tempo a farti una frutta martorana come si deve) te lo fa, il problema dell’abitudine è sempre quello, devi incontrare uno di fuori per comprendere la bellezza, la bontà e la particolarità di ciò che ti circonda. La pasticceria è famosa per questo, i dolci di mandorla. Fanno anche delle buone crostate. Forse sono buone anche le loro marmellate. Se ti va ti puoi prendere magari il caffè. Ma in verità il motivo per cui gli autoctoni, sopratutto loro, vanno lì sono le GENOVESI!!!! La pasticceria è ancora più famosa per queste. Dischi di frolla morbidissima ripiena di crema gialla calda e spolverate di zucchero a velo. C’è chi ti vende la versione finta con la ricotta, non male ma come quella alla crema nessuna mai e loro che sono seri non la fanno! Erice d’estate è brutta ma se capiti lì una genovese te la mangi, anche se devi sgomitare tra la folla, anche se è calda. Se però hai la bellissima idea di salire ad Erice in autunno o in inverno e farti un giro per il paesino fantasma, in mezzo alla nebbia e il freddo, quando arrivi alla pasticceria ti senti come la Piccola Fiammiferaia salvata, salvata dalle genovesi calde della signora Maria, in pasticceria non c’è un cane ma tu ormai sei qua e una venuta ad Erice senza mangiarle è una visita a metà.

4. Ristorante “Antichi Sapori”. ecco questa è una licenza sul post che mi prendo io, non ci vanno gli studenti in trasferta ma tanti trapanesi sì. Gli studenti non ci vanno perché è più facile trovare una mamma che perda cinque ore di tempo per farti il “cùscusu” e poi perché in verità il ristorante non è amico dello studente universitario come idea in generale, ma se vieni a Trapani e vuoi mangiare il pesce e sopratutto il cùscusu qui caschi benissimo. A Trapani ci sono tanti ristoranti, anche buoni, ma questo finora non ha mai avuto una pecca, né come cibo né come personale, sempre veloci, sempre gentili, sempre presenti, se qualche volta hanno una giornata storta non lo danno mai a vedere perché sono sempre perfetti. Anche qui è sempre pieno e dovete attendere parecchio, in estate e in inverno. Non azzardatevi a chiedere il menù turistico! (più per motivi di decenza culinaria che per il prezzo, i costi sono nella media). Anche questo è vicino al centro storico, l’unica pecca forse sono solo i dolci, nella norma direi, nulla di indimenticabile, ma qui non ci vai per questo e poi Liparoti è a due passi, quelli che devi fare in ogni caso per digerire la cena pantagruelica che fai qua.

Una pizzeria, un ristorante, una gelateria e una pasticceria. Sembra l’inizio di una barzelletta strana ma se decidi di venire a Trapani direi che questi sono posti dove non ti vai a svenare e resti soddisfatto. In più sono tutti in luoghi bellissimi, ad Erice e al centro storico di Trapani, ti ho preparato il menù per un terzo di un possibile week end qui in pratica. Ci sono anche altri posti validi ovviamente ma questi secondo me sono quelli che non deludono mai 🙂

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Nuvole di salina. Storia di due amanti in fuga.

Trapani salt pans with Erice view

ENGLISH” version!

Se stai con un uomo che lavora con il turismo in una città di mare, l’estate non esiste.
Nessuna quindicina di ferie per squagliarsi ogni giorno in spiaggia, nessun test su Fb ‘Sei racchettonista o tintarella forevva?’, niente Cosmopolitan con cui azzerare definitivamente il neurone sciolto e non caschi in quelle situazioni da ‘Tesoro, ci sono i bambini!‘.

Bon, ne abbiamo preso atto.

Ci si consola pensando ai nostri quarant’anni pelle liscia come la seta e a quelli dei nostri amici pelle arrapacchiata come una mela vecchia 3:D

In estate io e Giovanni diventiamo amanti e la nostra relazione un susseguirsi di lillipuziane fughe romantiche. Come ogni relazione clandestina che si rispetti l’idea da tenere bene in mente è quella del ‘Carpe diem‘, cogli l’attimo, quello in cui si prospetta (si prospetta, eh!) che tutto il mondo si dimentichi misteriosamente del numero di cellulare del mio amato per un paio d’ore perché è dall’estetista, all’allenamento di tennis o al mare con un’amica e tu, amante impegnata in millemila faccende mentre ogni tanto un pensiero fugace scivola nella constatazione del tuo amore proibito, ricevi la tanto agognata telefonata ‘Sono libero fino alle sette!‘.

EVVIVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA finalmente si va al mare!!!!!

Per qualche ora possiamo uscire allo scoperto e non vergognarci del nostro amore, sconosciuti ragazzi in fuga in mezzo a sconosciuti professionisti della tintarella che non hanno niente da chiederti per questa estate, perché tanto la loro cabina al Lido delle Sirene l’hanno prenotata dieci mesi fa e schifano la tua pelle da worm dall’alto delle loro depilate sopracciglia oleose.

Tiri fuori il costume dalla naftalina, ti metti tre litri di crema protezione bambini, infili nello zainetto di battaglia il telo cercato per due ore a casa perché nemmeno te lo ricordavi più dove fosse riposto, come una deficiente non fai altro che pensare ‘Evviva si va al mare, evviva andiamo al mare, evviva non sembreremo più dei cadaveri, evviva, mi ricorderò ancora come si fa? Per fortuna dicono che nuotare sia come la bicicletta, non si scorda più’.

EVVIVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

E’ in questo frangente che la dolce metà cade in un coma profondo e recupera le energie perse nell’ultima devastante settimana di inizio agosto e fa passare le ore.

Porca paletta! E il mare???

Come tutti gli adulti sanno, o dovrebbero sapere, quando deludi simili aspettative fanciullesche DEVI RIMEDIARE e non c’è storia. Quindi arriva il compromesso della fuga alle saline Calcara in un’ora e mezza.

Presa!

Anche perché le luci dopo le cinque e mezza cambiano e tra acqua, sale, fenicotteri e scintillame diventa una minifuga muy romantica e tranquilla. Via veloci allora, svicolo per Nubia e dritti verso il cancello delle Saline Calcara. Una volta ci si poteva entrare, ora non più, ma conosciamo Marruggio e allora magari possiamo entrare ( lo spirito non è il menefreghismo per le regole, è l’ottimismo maschile e la fiducia nell’amicizia :D).

E infatti appena ci beccano ci dicono di tornare indietro perché la macchina qui non ci può più entrare, ordini del WWF. Ottimista torna indietro con la macchina e io vado a far foto senza fretta e telefonini in giro. Solo le vasche e l’acqua ferma. Silenzio.

tufo della salina calcara a nubia

salina calcara a nubia

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Silenzio Scintillio Terra Sole

riserva delle saline a trapani
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Silenzio
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riserva naturale salina calcara trapani
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Ma il silenzio comincia a fare rumore. Qua l’acqua non è tutta ferma nelle vasche a luccicare, c’è un piccolo fiume salato che viene dal mare, proprio dove ci sono quelle poche piante verdi in mezzo al deserto di terra rossa e sale. Va così piano che si sente appena ma sotto le righe stondate della corrente è vivo e qualcosa, forse un pesce, ti fa venire il cuore a nocciolina con il suo guizzo poco più avanti, restano solo i cerchi. E’ il posto o il momento o tutti e due dove non ti chiedi niente e non pensi a niente.

Guardi e basta.

Nemmeno osservi perché se osservi pensi.

Guardi e ascolti.

E te lo godi senza pensare di farlo.

Lo senti.

riserva naturale saline di nubia

animali in salina

Ad un certo punto a farsi sentire davvero sono gli uccelli, che si sono riappropriati di questo deserto e anche la cadenza dei loro versi è diversa, non all’unisono, non tutti insieme, non un baccano confuso di starnazzatori ma quasi un botta e risposta, un dialogo nella Natura che non turba l’armonia di questo posto, anzi la enfatizza perché si sente libera di esprimersi. Durante le pause nel dialogo qui c’è così tanto silenzio che senti i passi delle formiche e il crit crit sul terreno di non so che insetto. E’ in questa oasi che ti viene da fare quello che magari non faresti quando sei con gli altri e magari di fretta, passeggiare sui muretti tra le vasche.

Stradina stretta ingombra di piante mai viste e acqua allippata di verde a destra e a sinistra, ormai sei in mezzo alla palude e indietro non si torna, tanto vale farsi tutto il percorso in mezzo alle nuvole specchiate a raccogliere conchiglie sulla terra, tra le piante unite da ragnatele.

salt pans in sicily

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Ma chi ti insegue qua per questa ora? Gli altri fanno cose serie, tu scopri i bozzoli tra le piante. La presenza umana è lontana, qualche turista in fondo lo vedi, sul solito stradone principale, quello che porta direttamente al mulino e ha l’aria rassicurante dell'”autorizzato“. Tra le saline non so se sia proibito passeggiare, qui semplicemente non c’è nessuno a dirti di no, quindi chissà ma intanto mi godo il deserto di luce dove di tanto in tanto si scorge qualche residuo di umanità, una carriola, per ora abbandonata perché ancora è presto per la raccolta del sale.

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E’ in questo percorso strambo che mi raggiunge il principe con la maglietta azzurra e per fortuna non ha l’aria di pensare ‘Ma tu vedi dove si va ad infilare questa qua‘.

Insieme saltiamo da una vasca all’altra, tenendoci lontani dal mulino a noi così familiare, girandoci intorno a guardarlo come non lo vediamo mai, dai lati ammucciati, fino ad arrivare in una spiaggia, ma pure questo c’è in salina, rive bassissime di terra marziana incrostata di sale e bagnata da acque terrestri. I pesciolini neri sulla riva nuotano ignari della tua esistenza, tu sei grande ma questo non li turba minimamente.

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E poi alla fine ci arrivi, il deserto cambia, dal caldo rosso al bianco glaciale che brucia, ti fa la pelle di cuoio rimandandoti mille soli e ti acceca, ma di questo all’oasi tutta intorno, vicina eppure lontanissima, non importa e squadre di fenicotteri rosa si alzano in volo ordinate.

Ormai siamo sullo stradone battuto dai turisti, un’ora e mezza è passata.

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Pensavate di scansarvi i fiori almeno qui in salina? Non scherziamo, eh!

Pensavate di scansarvi i fiori almeno qui in salina? Non scherziamo, eh!

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