Fantasie nipponiche

Sicilian country in August. Illustration by Tadahiro Uesugi

Oggi butto un post in libertà perché mi andava di riempire il blog di cose belle.
L’altro giorno, leggendo il bellissimo blog sul vintage di Ale Rosaspina, ho fatto una nuova scoperta.

Si chiama Tadahiro Uesugi.

Ho cominciato da poco a leggere il blog di Rosaspina, una ragazza torinese che ama i vestiti vintage della suocera e che passa il tempo a disegnare, perché è riuscita a fare della sua passione il suo bellissimo lavoro, e io, che sono una maniaca dell’ordine solo in queste cose, ho cominciato a leggerlo dall’inizio, dopo aver letto il post più recente (sempre così anche per i libri, prima l’ultima pagina e poi dall’inizio, così piano piano l’ultima pagina ritrova un senso). Mi sono imbattuta in un vecchio articolo proprio carino, pieno di illustrazioni, quelle di Tadahiro.

Non lo conosce nessuno, me compresa, eppure dei suoi disegni è pieno zeppo il mondo della moda, Vogue, Cosmopolitan, libri, film.

Non disegna manga e i suoi personaggi non hanno gli occhioni. Disegna scene, ferme eppure vive. L’avete mai visto Fantasia 2000? La clip di Rapsodia in Blu di Gershwin? Sfondi bidimensionali e retrò, ambientati da qualche parte, in Giappone o in Europa, tra gli anni ’50 e ’60, ma tutto creato in digitale. Un tratto ruvido che non toglie leggiadria alle scene. Signorine eleganti in chissà quali faccende affaccendate a suon di jazz, ma con sfondo silenzioso perché raramente le scene includono più di una signorina, sembrano tutte ambientate in quelle ore in cui luoghi frenetici si svuotano. Potrebbero intitolarsi “Le due del pomeriggio” o “Agosto in città”.

Che c’entra Tadahiro con la Sicilia? Un bel niente o comunque poco. Avevo trovato il suo sito e ho cominciato a sfogliare le numerosissime illustrazioni (è scritto tutto in giapponese ma la parola “Illustration” in fondo alla pagina lascia pochi dubbi). Sarà la forza evocativa di questi semplici disegni, o sarà che a quasi trent’anni comincio ad essere in fissa con la Sicilia, ad esserne così affascinata da vederla ovunque (tutta colpa di Giovanni), ma sfogliando cominciavo a vedere una scena di Montalbano qua, un isolato elegante di Palermo là, la campagna vicino monte Cofano lì… e allora che fare? Riempio di disegni nipponici e rimembranze sicule il blog, che domande!


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Tourist Cards in Sicilia : Tutta la verità (+ Elenco Cards che male non fa)

[AVVERTENZE: POST MOLTO LUNGO. SE TI ANNOI QUI (dove sproloquio come una vecchia citrulla) SCORRI VERSO IL BASSO, CONTIENE ELENCO DETTAGLIATO + LINK (unica parte utile del post)]

Eeeeeeehhhhh vi pareva fossi rimasta sepolta sotto la neve inaspettata? Eeeeeeh…beh quasi. Quest’anno il tempo è impazzito e nevica pure sott’acqua. Un inverno moooolto anomalo, di solito non fa così freddo qui, tra un po’ potrebbe nevicare di nuovo a quota zero in riva al mare in Sicilia, evidente segno che l’Apocalisse è vicina. Colta di sorpresa dall’Era Glaciale sicula ho avuto la bella pensata di tapparmi in casa e fare super ricerche per voi. Nel descrivere questo blog mi ero promessa di aiutarvi con info pratiche e invece come al solito mi sono persa inseguendo farfalle (e facendo altri lavori di cui vi stupireste).

Guardando lo zito nella promozione dei suoi B&B indaffarato, son caduta dal pero del sollazzo inconsapevole e innocente, che la stagione turistica è terribbbilmente in arrivo (neve a Giugno permettendo). Probabilmente a causa dello shock provocato dalla caduta su Mondo Reale, non so come, ma mi sono ricordata delle domande di gente che si apprestava a venire in Sicilia che mi capitava di leggere qua e là su Internet e tra tutte mi è venuta in mente una delle più gettonate “Ci sono Tourist Cards in Sicilia?”. Avete presente quelle carte che vi permettono di prendere autobus gratis o smezzare i prezzi del biglietto di ingresso nei musei? Ecco…

Noi in Sicilia siamo un po’ molto a mare per queste cose, perché, diciamo la verità, qui si potrebbe fare e dare di più ai turisti, invece di vivacchiare di rendita delle bellezze dell’isola. Si va lenti in certe cose dalle nostre parti, oppure qualcuno ha la buona idea ma questa scompare nel nulla e alla fine molti dicono che sì, il posto è bello, ma i servizi insomma…fanno pietà!

Attenzione, Attenzione! Appello a ChiNonSo! Più Tourist Cards per tutti che Tourist è #VeryBello.

Chi ha agevolazioni è propenso a fare più cose durante la sua vacanza e quindi, in un certo senso, oltre a scoprire di più ed aumentare la propria gioia e soddisfazione (sempre che non scopra i topi a Palermo), spende di più, anche se con gli sconti. E’ un meccanismo “semplice”, bisogna dare motivazione. Non potete chiedere ad un utente, turista o autoctono che sia, di svenarsi per venire a vedere uno, due, cinque musei, sopratutto se ha 20 anni o è uno studente universitario fuori sede o vuol fare vedere una mostra a tre figlioli. Sapendo che il biglietto è scontato il tempo magari potrei “perdercelo”, no? Se poi mi dai la possibilità di prendere gratis un autobus per andarci…gli altri europei forse non ci crederanno perché sono abituati ad altro ma qua sembra una cosa straordinaria, e lo è, è fuori dal nostro ordinario. Eppure “motivare scontando” non è mai una politica da bilancio in perdita secondo me. Per dire, mi è appena venuto in mente un episodio perfetto, prendetelo come esempio. A Palermo, in Via Roma 178, c’è un negozio minuscolo, forse 4 metri per 4, e stipato di roba fino all’inverosimile, si chiama Miele . Vende quella che io riesco confusamente a chiamare “roba metal e gothic”, la mia preparazione in materia finisce qui, ma è proprio pieno pieno, praticamente non puoi rompere nulla perché gli oggetti non hanno lo spazio per cadere e comunque atterrerebbero sopra mucchi di vestiti. E dietro al bancone fatto di copertoni di camion mai usati (credo, fanno una puzza di gommazza nuova allucinante, anche se stanno lì da anni) c’è una figura che sembra un’apparizione, un fantasma, un vecchietto con i capelli bianchi e una camicia semplicissima. In mezzo a quella confusione di teschi vedi solo lui, serafico, perché la commessa tra piercing, tatuaggi e pizzi neri si confonde con la merce esposta. Un Natale decisi di comprare là i regali per i miei fratelli, perché in tutta la Sicilia, occidentale almeno, un negozio fornito come il suo non esiste. Non so come finì che, senza secondo fine, gli feci i complimenti per questo e gli dissi che ero venuta apposta dalla mia città per comprare quei regali da lui, cosa vera. Alzò gli occhi e mi chiese “Signorina, ma lei da dove viene?“, io “Da Trapani, sono venuta con l’autobus” “E quanto costa il biglietto dell’autobus per venire fin qua?“, credo che allora l’andata fosse sugli otto euro “Allora le tolgo quegli otto euro dal conto, è giusto premiare tanta dedizione” (avevo un conto di nemmeno trenta euro). Io ancora ne parlo e non perché è fornito. Afferrato Signori ChiNonSo?

[Fine dell’appello]

Al di là della favola di economia di cui a voi non può importar di meno, penso che a volte sia triste rinunciare a qualcosa di bello perché non ti bastano i soldi. A me piace vedere opere che di solito vedo sui libri in formato francobollo, e poi raccontarlo e raccontarlo ancora, a gente diversa, con sfumature differenti. Ti da argomenti di conversazione altolocati e ti fa guadagnare un ‘Ma zia ma tu sai proprio tutto!‘ da quella botta di autostima di tua nipote 😀 ma vi pare poco? E penso che possa piacere anche ad altri e che comunque possa far piacere a tutti se le persone se ne tornano a casa contente e con gli occhi pieni di bellezza, no? 🙂
Le cose belle riescono a scatenare circuiti di meraviglia, fanno venire idee, attizzano la creatività e…e…aspe’ ma io dovevo parlare delle Tourist Cards in Sicilia e sto a sproloquiare come una vecchia rimbambita! @_@

HO FINITO 😛

Questa lungherrima premessa era per dire che in realtà (Evviva, evviva! Gaudio e tripudio!) qualche Tourist Card esiste anche qua da noi ma te la devi andare a cercare con il lanternino in giro per il web. Qualcuno che ha cominciato a svegliarsi c’è e in effetti tutte le card proposte sono abbastanza giovani per non dire proprio neonate. Queste sono quelle che ho trovato ma considero il post suscettibile a evoluzioni 🙂 Ho messo le informazioni generali, seguendo le domande che potrei fare per vedere se è un’offerta interessante oppure no, ad ogni modo vi ho allegato tutti i link precisi precisi, nel caso siate turisti lagnusi.

SICILIA OCCIDENTALE

    – Zona Trapani

      1.Trapani Welcome Card
      E’ una Card che ti permette di avere sconti per servizi e siti di interesse naturalistico tra Trapani, Erice e Isole Egadi

        INFORMAZIONI GENERALI
        A. Come si presenta? E’ un carnet di coupon
        B. Area interessata La città di Trapani, Erice, Marsala, le Saline, Isole Egadi.
        C. Quanti giorni dura? Dura 3 giorni dalla data di registrazione.
        D. Quanto costa? 12 euro se l’acquistate nei vari punti vendita indicati, 11,50 euro se l’acquistate online QUI con Paypal. Non ci sono limiti di tempo tra il momento dell’acquisto e quello del ritiro, bisogna solo indicare dove si vuole ritirare e dove dovrete presentarvi con il voucher stampato e un documento d’identità
        E. Entità dello sconto Da gratis fino al 50%. Li recuperate subito i soldi, se consideri che un viaggio andata e ritorno per Erice con la funivia costa 9 euro per i non residenti…fatevi due conti 😉
        F. Per quante persone è valida? Una persona, una carta
        G. Per cosa è valida? Si va dagli autobus urbani e funivia per Erice gratis a sconti per le escursioni alle Isole Egadi oppure a piccoli musei tematici. L’elenco dettagliato lo trovate QUA (menù a tendina in basso)
        H. Dove posso comprarla? Nei punti vendita indicati QUI oppure online QUA
        I. Esiste l’App? Sì, ecco dove

      2. Pantelleria Tourist Card
      E’ la Tourist Card di Pantelleria. Tra quelle viste questa da gli sconti più bassi ma meglio di niente, Pantelleria non è posto da piccoli badget.

        INFORMAZIONI GENERALI
        A. Come si presenta?
        Vi daranno:
        • la Card
        • Una Guida turistica dell’isola con suggerimenti su cosa fare, itinerari, le migliori spiagge e altri siti di interesse, oltre alle indicazioni per arrivarci
        Mappa dettagliata dell’isola di Pantelleria
        B. Area interessata Isola Pantelleria
        C. Quanti giorni dura? E’ valida per tutta la durata della vacanza, ti scrivono la durata dietro.
        D. Quanto costa? 10 euro
        E. Entità dello sconto da una consumazione omaggio fino al 20% di sconto sugli acquisti vari.
        F. Per quante persone è valida? una card per tutti.
        G. Per cosa è valida? Molti sono ristoranti e negozi di abbigliamento e prodotti tipici ma ci sono anche escursioni in barca e ingressi per alcuni locali. QUI l’elenco completo
        H. Dove posso comprarla?
        • In Aeroporto al desk autonoleggio Policardo
        • Autonoleggio Policardo, via Messina 31 (in centro)
        • Consorzio Turistico Pantelleria Island, Piazza Messina 18 (in centro)
        I. Esiste l’App? Sì, è completamente gratuita e molto dettagliata. Ecco QUI dove scaricarla

    – Zona Palermo

      3. PMO
      La tourist Card del Comune di Palermo

        INFORMAZIONI GENERALI
        A – Come si presenta? Vi consegnano una busta contenente :
        • la PMO Tourist Card (da usare per gli sconti sulle visite ai siti culturali, le mostre, gli spettacoli o gli acquisti),
        • la Mappa di Palermo (Dove vengono anche indicati i siti convenzionati (vedi il Nota Bene sulla descrizione Guida agli sconti e al punto 3G), 4 itinerari possibili per il centro storico, il percorso delle linee principali dei bus cittadini),
        Bus Ticket per farvi scarrozzare “allegramente” gratis sui mezzi pubblici Amat
        La Guida agli Sconti (contiene la descrizione dei 4 itinerari sulla mappa, le indicazioni sui trasporti urbani pubblici e privati, l’elenco dei tours, siti culturali, le mostre e i negozi dove valgono gli sconti con orari e indirizzi (Nota Bene 1: vi daranno anche una cartina supplementare con la lista aggiornata dei siti e negozi dove usufruire degli sconti. Sono meno rispetto a quelli indicati sulla lista stampata, mica potevano buttare via le vecchie mappe, la carta costa! Nota bene 2 Ci sono anche le agevolazioni per ricevere assistenza sanitaria telefonica oppure di primo soccorso ambulatoriale. Buono a sapersi)
        Coupon omaggio: Per un pasto gratis in un locale del centro (non ho provato però, a me piacciono i chioschetti anonimi ma rinomati dai locali 😉 )
        B – Area interessata: Centro storico (Vi pare poco? Allora vi dico che è uno dei più grandi d’Europa)
        C – Quanti giorni dura? Ci sono carte valide 24 ore, 48 ore o 72 ore
        D – Quanto costa? Da 13 a 75 euro se acquistate in loco. Se fate l’acquisto online vi costa da 2 a 5 euro meno (Vedi qua)
        E – Entità dello sconto: Da gratis fino al 50%
        F – Per quante persone è valida? Esistono carte per una persona o per due persone
        G – Per cosa è valida? Chiese, Musei, Teatri (anche il Teatro Massimo e l’Opera dei Pupi), Trasporti pubblici (Bus AMAT e il City-sightseeing) e privati (Taxi, bici, auto, Ape e persino un Autobus-Teatro), assistenza sanitaria, qualche tour e poi negozi e locali. L’elenco completo QUA
        H – Dove posso comprarla?
        Si compra al porto, al Centro Informazione Turistica e in altri punti. Li trovate tutti elencati qua con indirizzi, orari e numeri di telefono. Se cliccate sulle foto si apre il box info dettagliato.
        Si compra anche online QUI con carta di credito o PostePay e potete ritirarla entro 60 giorni dall’acquisto (sul link che vi ho dato dice da una parte 120 giorni e da un’altra 60, io direi di non rischiare) in uno dei punti su elencati, vi dovete presentare con il voucher stampato e un documento d’identità. Quindi non compratela cinque mesi prima perché non vi restituiranno i soldi! E se non la volete più avete 14 giorni lavorativi dal momento in cui l’avete effettuato, per annullare l’acquisto online, pena la perdita del rimborso.
        I – Esiste l’App?
        Sì, la trovate QUA

      4. Musei Palermo Card
      E’ un biglietto unico promosso dalla città di Palermo per accedere a 4 musei e a 2 spazi espositivi palermitani. Avendo una lunga durata, se avete la vostra vacanza tipo è vedere tutti i musei o se comunque venite più volte a Palermo e non volete vederli tutti insieme o se adorate gli acquisti nei bookshops museali, questo è il biglietto che fa per voi.

        INFORMAZIONI GENERALI
        A – Come si presenta? Una semplice card rossa
        B – Area interessata Città di Palermo
        C – Quanti giorni dura? Ha la validità di 1 anno a partire dalla data di emissione nel primo museo
        D – Quanto costa? 13€ se acquistate al museo, oppure 14,50 € online
        E – Per quante persone è valida? Una persona. Vale per un ingresso in ciascuno dei musei aderenti, ma la carta non è nominale.
        F – Per cosa è valida? Solo per entrare nei musei che vi riporto di seguito e avere uno sconto sugli acquisti in alcune caffetterie/bookshops al loro interno. La Galleria d’arte Moderna “Empedocle Restivo”, il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino (ma non gli spettacoli), Palazzo Branciforte, Ecomuseo del mare, le mostre a Palazzo Ziino e ai Cantieri Culturali della Zisa (ZAC). I corsi di cucina del Gambero Rosso – Città del gusto di Palermo, 10 % di sconto ai bookshops e caffetterie di alcuni di questi musei.

          NB 1. La GAM aderisce all’iniziativa italiana Domenica al Museo, quindi ogni prima domenica del mese l’ingresso è gratuito a prescindere da questa card.
          2. Alcuni di questi luoghi hanno uno sconto sul biglietto di ingresso con la PMO Card. Valutate cosa vi interessa/conviene fare prima di comprare l’una o l’altra.
          3. Al momento dell’acquisto verificate eventuali gratuità per età, nazionalità, residenza o categorie professionali!

        G – Dove posso comprarla? alla biglietteria deiMmusei sopra elencati oppure online QUI
        H – Si deve prenotare? No si può comprare direttamente al momento della visita.
        I – Esiste l’App? No

    5. Carnet Le Vie dei Tesori
    Le Vie dei Tesori è un bellissimo festival che viene riproposto ogni autunno dal 2006 con crescente successo. Iniziato dall’Università di Palermo, oggi conta la collaborazione di altre istituzioni come la diocesi, il Comune, la Fondazione Federico I e l’Autorità portuale. Consiste nell’apertura al pubblico di luoghi normalmente chiusi, quindi spesso sconosciuti anche ai cittadini. In realtà, con il passare del tempo, la lista dei luoghi si è allungata e sono stati inseriti anche dei luoghi visitabilissimi in altri giorni dell’anno ma che, non si sa perché, attirano solo se qualcuno gli sventola sotto il naso un evento apposito. Polemica a parte sulla scelta di alcuni tesori, la cosa bella del Festival è anche che i luoghi vengono “presentati” e “vissuti”, con passeggiate urbane e guidate da volontari dell’Università, mostre, concerti e spettacoli. Per ora è solo autunnale, nel mese di ottobre, per la precisione, ma il Festival è cresciuto nel tempo e quindi la sua durata andrà allungandosi via via. Ecco qui il LINK

    NB Nel tempo si sono aggiunti anche Tesori nascosti fuori Palermo, in diverse zone perdute del trapanese e del palermitano.
    Poiché i Tesori sono tanti e interessanti e quasi tutto è in regime di autofinanziamento potete acquistare un intero carnet di biglietti.

    CONSIGLIO
    1 – Tra gli eventi più interessanti del Festival ci sono sicuramente le passeggiate a tema. Essendo molto ambite e a numero chiuso vi conviene prenotare ben prima della data stabilita. Tenete d’occhio il sito prima di Ottobre!
    2 – Quando decidete di vedere un tesoro accertatevi che questo non sia aperto anche per gli altri giorni dell’anno. Rischiate di perdere tante ore in fila solo per risparmiare pochi euro e questo non va bene se avete pochi giorni e tanto da vedere. Inoltre rischiate di non fare una visita completa perché per smaltire le lunghe file fanno vedere la metà di quello che potreste vedere della stessa villa in altre occasioni. A volte si vengono a creare addirittura delle situazioni surreali come nel caso della Chiesa dello Spasimo. Aperta tutti i giorni gratuitamente è stata di recente inclusa nei Tesori al costo di un euro. Fate ricerche prima.

      INFORMAZIONI GENERALI
      A – Come si presenta?Il carnet non è altro che un foglio stampato con un QR code e prevede una serie di Coupon. Più coupon acquistate meno vi costeranno singolarmente. Quando acquistate il carnet online vi arriverà una mail con il carnet/coupon.
      B – Area interessata Città di Palermo e una serie di paesi fuori città (anche abbastanza lontani ma tutti nelle ex province di Palermo e Trapani)
      C – Quanti giorni dura? Lo scorso anno il calendario degli eventi durava i 5 weekend di ottobre. Ovviamente la durata dei singoli eventi è variabile. Le passeggiate vanno da 40 minuti ad un’ora e mezza per esempio.
      D – Quanto costa? Variabile. Il carnet esiste da 10 euro per 10 visite a scelta tra i luoghi indicati (nel 2015 erano più di 60); da 5 euro per 4 viste e poi il coupon singolo viene 2 euro. Passeggiate a 3 euro, mentre gli eventi erano gratis o costavano, nel 2015, da 1 a 6 euro.
      E – Per quante persone è valida? Ogni biglietto vale per una persona quindi se siete in tanti dividetevi un carnet e risparmiate un bel po’ 🙂
      F – Per cosa è valida? Il calendario è davvero ricchissimo e vario e ovviamente cambia di anno in anno. Nel 2015 si potevano vedere cripte, biblioteche e palazzi, il museo dei pupi e le quinte del teatro Massimo e del teatro Biondo, i musei naturalistici, le catacombe e il Miqveh (il bagno ebraico). Ecco QUI e QUI gli elenchi dei luoghi e delle passeggiate belli da far girare la testa 🙂
      G – Dove posso comprarla? Si acquista tutto ONLINE. Vi arriva una mail con il coupon/carnet con un QR code. Basta stamparlo o mostrarlo dallo smartphone per smarcare gli ingressi. Potete anche acquistare IN SEDE ma solo per visitare i luoghi (le passeggiate sono su prenotazione) e non vi conviene perché il prezzo fisso è di 2 euro a persona.
      H – Si deve prenotare? E’ OBBLIGATORIA per le passeggiate, mettono a disposizione un numero verde e l’email per farlo. Per gli eventi è CONSIGLIATA se non specificato diversamente e non si raggiunge il numero e vi capita di passare da lì potete chiedere di aggregarvi. Per le visite NON SERVE. NB Non potete prenotare il giorno prima ovviamente, ma entro il mercoledì precedente al weekend!
      I – Esiste l’App? No

SICILIA ORIENTALE

    – Zona Catania

      6. Catania Pass
      La Tourist Card del Comune di Catania

        INFORMAZIONI GENERALI

        A – Come si presenta? Vi consegneranno:
        • Il Pass
        Ticket di Viaggio Il biglietto che vi permette di usufruire a titolo gratuito di tutti i mezzi pubblici AMT, della linea Aeroporto-Centro dell’Alibus e della linea Metropolitana della Ferrovia Circumetnea.
        Mappa della città con informazioni sulla città e le specifiche di ogni museo.
        B – Area interessata Città di Catania
        C – Quanti giorni dura? C’è il pass da 1 giorno, 3 giorni oppure 5 giorni
        D – Quanto costa? Da 12,50 a 38 euro
        E – Entità dello sconto I musei sono gratis, tranne per le esposizioni speciali dove verrà comunque applicato uno sconto. Per tutto il resto dal 10% al 50%
        F – Per quante persone è valida? Esistono due versioni, la Standard per una persona e la Family per una famiglia composta da 2 adulti con uno o due bambini al di sotto dei 13 anni
        G – Per cosa è valida?
        • Castello Ursino
        • Museo Belliniano
        • Museo Emilio Greco
        • Museo Diocesano
        • Terme Achilliane
        Più le attività, i negozi e varie guest houses/camping elencati QUI scorrete giù su Convenzioni e Sconti. Ci sono tours ma ho trovato anche una libreria antiquaria e un download-tour della città di Catania (clicca su GUIDE)
        H – Dove posso comprarla?
        • Info point del Comune di Catania presso l’Aeroporto Vincenzo Bellini
        • Bureau del Turismo del Comune di Catania (Via Vittorio Emanuele II, 172)
        • Musei inclusi nell’offerta
        • Ufficio Abbonamenti AMT
        Comunque l’elenco completo lo trovate QUA , scorrete giù fino alla voce DOVE ACQUISTARE.
        I – Esiste l’App? No

TUTTA LA SICILIA

    7. Onsicilycard
    E’ una carta che vi permette anche di accedere ad una guida digitale. La carta viene costantemente aggiornata sia nell’elenco dei partecipanti ma anche per le informazioni che riguardano costo dei biglietti di ingresso e orari e vi consente di avere degli sconti. Contiene anche l’opzione navigazione per trovare tutti i luoghi che vi interessano anche se la segnaletica non vi aiuta Attenzione! è solo in inglese!

      INFORMAZIONI GENERALI

      A – Come si presenta? E’ una carta ma esiste anche la versione digitale. Con questa potete anche scaricare un file up-to-date da caricare sul navigatore e trovare tutti i luoghi menzionati e i partecipanti alle offerte. Inoltre vi danno l’accesso a varie informazioni sulla Sicilia.
      B – Area interessata Tutta la Sicilia
      C – Quanti giorni dura? vale un anno intero
      D – Quanto costa? Gratis per i bambini sotto i 12 anni, 5 euro per i ragazzi da 12 a 18 anni e 10 euro gli adulti. Potete comprare una carta a cui aggiungere tutte le persone del vostro gruppo. Se acquistare la versione digitale vi fanno uno sconto del 25% sull’acquisto (es. se sei adulto la carta ti costa 7,50 euro).
      E – Per quante persone è valida?Tutte quelle aggiunte nel gruppo, si può fare una sola carta per tutti.
      F – Per cosa è valida? Vale per sconti su B&B , ristoranti, workshops, escursioni, negozi o ingressi. Vi daranno anche informazioni su festival ed eventi vari. Tutti i partecipanti li trovate QUI, basta selezionare la categoria che vi interessa.
      G – Dove posso comprarla? Si ordina online QUI e poi ve la spediranno, per cui consigliano di ordinarla almeno 10 giorni prima della partenza. Appena acquistate la carta vi mandano una mail con la password per attivare la carta. Se siete già in Sicilia e volete comprare una carta non digitale potete farlo nei punti vendita elencati QUI e seleziona “I’m already in Sicily” per vedere i punti vendita “reali”

    8. Sicily Card App
    E’ una app che interesserà tutta la Sicilia ma ancora sul sito non hanno pubblicato quasi nessuna informazione. Appena forniranno più dettagli promesso che li scriverò qui 😉

      INFORMAZIONI GENERALI

      A – Come si presenta? E’ una App
      B – Area interessata Tutta la Sicilia
      C – Quanti giorni dura? Da 24 ore, 3 giorni e una settimana
      D – Quanto costa? Ancora non è noto (Si saprà tra la fine di marzo e i primi giorni d’aprile. Si saprà agli inizi di Giugno. Mi sa che sono in difficoltà, ultimo aggiornamento su facebook oggi 15 Giugno 4 Febbraio: Work in Progress)
      E – Entità dello sconto Ancora non è noto (Si saprà tra la fine di marzo e i primi giorni d’aprile. Si saprà agli inizi di Giugno. Mi sa che sono in difficoltà, ultimo aggiornamento su facebook oggi 15 Giugno 4 Febbraio: Work in Progress)
      F – Per quante persone è valida? Ancora non è noto (Si saprà tra la fine di marzo e i primi giorni d’aprile. Si saprà agli inizi di Giugno .Mi sa che sono in difficoltà, ultimo aggiornamento su facebook oggi 15 Giugno 4 Febbraio: Work in Progress )
      G – Per cosa è valida? Ancora non è noto (Si saprà tra la fine di marzo e i primi giorni d’aprile. Si saprà agli inizi di Giugno. Mi sa che sono in difficoltà, ultimo aggiornamento su facebook oggi 15 Giugno 4 Febbraio: Work in Progress)

Dopo questa OnSicilyCard, che ormai tengo per vedere come va a finire, ho trovato altre nuove Card ma avevano sconti davvero minimi e quindi non li ho messi qui.

9. Dritta Extra


Se siete Italiani già lo saprete e se non lo sapete ancora ve lo dico io, ogni prima domenica del mese nei musei italiani si entra GRATIS. Non vale per i musei privati ma solo per quelli statali. L’elenco per la Sicilia lo trovate QUA

Non mi pare vero di aver finito ‘sto post 😀

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com
Se vuoi dormire al Belveliero puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com .
Se preferisci il Granveliero per fare i corsi di cucina scrivete a granveliero@gmail.com (aggiungi la parola d’ordine FIORE (avrai uno sconto) nella email! 😉 )

Le stranezze dei siciliani a tavola

Questa foto è troppo bella e l'ho presa dalla pagina bellissima di Donpasta, il gastrofilosofo per cui "Se hai un problema aggiungi olio"  cucinamilitante.wordpress.com

Questa foto è troppo bella e l’ho presa dalla pagina bellissima di Donpasta, il gastrofilosofo per cui “Se hai un problema aggiungi olio” cucinamilitante.wordpress.com

“ENGLISH” VERSION PART ONE & PART TWO

Fonte ispiratrice di questo post è stata la Signora Mamma, che un bel giorno si mise a raddrizzare il pane messo sottosopra con un fremito di contrarietà maniacale degna del detective Monk quando vede i bottoni allacciati storti : ‘Questo non si mette rovesciato, il pane si mette dritto!
‘E perché?’
‘Perché sì!!!’
Che risposta è? Una risposta molto siciliana direi, non c’è una spiegazione, si fa così da tempo immemore e tu sciocco che chiedi, così fan tutti, è un mistero il perché ma chiedere non si fa.
A quella volta succedettero altre “raddrizzate” inspiegate e quando ne scoprii casualmente il motivo cominciai ad attenzionare tutte le stranezze sicule intorno a me, che quando mi metto a tavola mangio e siedo irradiata di beata ignoranza.

1. Il pane non si mette sottosopra. Perché è il corpo di Cristo. Non perché inspiegabilmente così non si fa, tutti lo sanno e anche tu devi saperlo anche se non sai perché. E nemmeno perché altrimenti cadono tutti i semini, come provò a glissare una volta la Signora Mamma (da noi il pane più gettonato ha il sesamo sopra).

2. Non si butta via niente. Visto che da noi il pane più gettonato ha il sesamo sopra e, o lo metti dritto o lo metti sottosopra, financo tu lo metta in bilico sul bordo del tavolo, ti ritrovi la tovaglia piena di semi e visto che i grissini sono sciccheria da ristorante, visto che un siciliano ha 23 ore su 24 in testa il cibo, visto che il tempo se lo deve passare mentre attende le portate, anche quando i grissini ci sono, visto che non si butta via niente, tutti, immancabilmente, come se avessero un tic, umettano la punta del dito indice e cominciano a puntarlo sui semini sparsi e a mangiarli, come degli uccellini smaniosi. Annuiscono, parlano a denti stretti e pic pic pic, si attaccano i semini al dito e se li portano tra i denti, sistema che consente anche la riumettatura automatica del polpastrello, come nei timbri autoinchiostranti.

3.Il pane a tavola c’è sempre. Con una portata o con dieci, perché come diceva mio padre ‘Ingrassate perché mangiate troppo e mangiate troppo perché mangiate senza pane. Il pane vi fa saziare, così mangiate meno e dimagrite’ (!!!!!!!!!!!). Se avete la panza sapete perché.

4. Ma non c’è mai l’acqua calda a tavola. Ci deve essere sempre l’acqua fredda in inverno, con i cubetti di ghiaccio in estate. L’espressione “temperatura ambiente” viene usata solo dai giardinieri.

5. Se non è fritto probabilmente fa male. La roba arrostita è ammessa solo nelle grandi mangiate in campagna o in terrazza o in balcone o nelle strade tra due isolati recintate dalle macchine. Una parmigiana con le melanzane arrostite non la servono manco in ospedale. Quella del fritto ovunque, dell’unto bisunto praticamente affogato è stata anche discussione con la dolce metà, che mi scansò dai fornelli con un “Tu non sai cucinare!” vedendomi mettere mezzo litro di olio in meno nelle zucchine per la pasta e aggiungere una goccina d’acqua per non farle attaccare. Da allora lui cucina e io vago per casa incomazzata dagli acidi grassi.

6. “Tanto ogghiu unni’ chiange”. Tanto non piange olio, quindi non serve. In Sicilia l’olio viene usato pure per cucinare le pietre, dunque è preziosissimo. Quando si rovescia sulla tavola si alzano tutti e trentacinque commensali. Qualcuno vi dirà perché porta sfortuna, in realtà perché lo compri dal vicino di casa in campagna e costa un occhio della testa, altro che quello in offerta al supermercato. Vedi punto sette.

7. L’olio non si compra al supermercato. Quando sei uno studente universitario fuori sede e fai il trasloco della dispensa, è immancabile la bottiglia di olio nuovo, quello comprato dal vicino, che ha il terreno confinante con il tuo e quattro ulivi contati e te lo ha passato in cambio di un rene, ma la genuinità si sa, ha un prezzo. Il paradosso dell’olio è che quando è appena fatto ha un color oliva torbido e sospetto e un sapore velenoso ma che divide il popolo siciliano biomaniaco, quelli che aspettano solo l’olio nuovo amarissimo per mangiarlo con il pane, rigorosamente da forno a legna fatto nei panifici di campagna, e quelli che usano solo l’olio vecchio, di colore e sapore compatibili con la vita umana (tra cui io). Unica cosa in comune: l’olio non si compra mai al supermercato, che chissà da dove viene, con quali olive l’hanno fatto, in quale secolo sono state raccolte, forse lo hanno tagliato con l’olio da motore!!! Il biokomplottismo in Sicilia è roba vecchia.

8. Rosticceria for breakfast. Avete presente la scena del film “Tre uomini e una gamba“? Quando alle otto Aldo si affaccia dalla finestra dicendo “Finisco la peperonata e scendo”? Quando qui si va a fare colazione al bar alle sette è normale trovare mezzo bancone pieno di dolci e uno e mezzo di rosticceria, sopratutto fritta, e credevo che fosse così in tutta Italia. I Musei Vaticani mi hanno fatto ricredere.
Una volta andai ai Musei Vaticani e poiché sono grandi mi consigliarono di comprare il pranzo e mangiarlo a metà visita. Dalle dieci in poi un siciliano già pensa al pranzo, quindi alle undici e un quarto anche in un bar di Roma chiedi la rosticceria a colpo sicuro.
Bar numero uno, solo insalata di riso.
Bar numero due, insalata di riso e panini.
Bar numero tre, insalata di riso, panini e pizzette.
IO: “Scusi, ma avete solo questo?” (tre banconi pieni)
Barista: “In che senso, signorina?”
IO: “La tavola calda non c’è? “
B:“Sì, sì, certo che c’è! L’insalata di riso!”
IO: (E me la metto in tasca l’insalata di riso?) “No, dico la rosticceria, non avete i calzoni, le arancine…” (già allora percepivo le iris con la carne una richiesta troppo avanzata)
B: “I calzoni? A quest’ora?” O_O
IO: “Eh ma sono già le undici passate!”
SILENZIO
B: “No signorina, c’avemo solo queRsto.”
Quante cose che si imparano andando al museo.

9. Le arancine fatte male. Parlare di Roma mi ha fatto venire in mente quella poesia di Trilussa, “Felicità”: “C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.”
Quando ti alzi alle sette per andare a lezione con ben otto gradi fuori che ti tagliano la faccia, quando finalmente arriva la ricreazione oppure esci fuori da dieci ore di lezione all’università e rotoli sul treno che ti porta al paesello, quando arriva la pausa pranzo al lavoro, la felicità è a portata di mano. Piccola, economica, magica e fritta! E’ l’arancina, quella pallina cicciosa, oleosa e calda che t’arricria tutto già quando pensi di comprarla, fino a quando spazzoli l’ultimo boccone e ti penti di non averne comprate due, anche se qui sono così grandi che se ne mangi due finisci in coma. Pensata, bramata, agognata e poi finalmente conquistata e mangiata, dopo il mondo diventa a colori, rosa prosciutto, rosso sugo di carne e verde pisello. Deludere una simile aspettativa può causare un serio dissesto del bilancio di fine mese della rosticceria con picchi che potrebbero culminare in un 800A spray grande quanto tutta la vetrina.

10. Le arancine con il nome sbagliato. Le arancine sono femmine, come qui già detto qui, e basta. Purtroppo dalla parte orientale le chiamano con uno stridente nome maschile, molesto come un’unghiata sulla lavagna. La diatriba quando parte non si ferma più. Provate a leggere qualsiasi articolo sul cibo dove si scrive arancini o arancine, non importa che poi si parli delle balene nel Mediterraneo o degli ufo a Paparedda o delle balene di Paparedda che sorvolano il Mediterraneo a bordo di un disco volante, tutti i commenti sotto si catalizzeranno solo sul sesso delle arancine e sulle azzuffate con gli orientali. Io vi consiglio di crederci senza provare, rischiate di morirci di vecchiaia. Se li dovete ordinare indicateli con il dito e basta.

11. La pizza sfincione. Sempre parlando di incomprensioni culinarie lo sfincione non è una pizza e come per le arancine chiamate con la I a Palermo rischiate un serio linciaggio. E’ un materasso palermitano alto due dita e condito concentrato di pomodoro, cipolla e grascia, visto che quelli più buoni sono sempre quelli venduti dai carrettini costruiti dal nonno e mai puliti dalla nonna dell’ambulante che te lo porge. Decenni di batteri, olio e sputacchi hanno dato il loro contributo ad uno dei migliori street food del mondo, fatevene una ragione.

12. Il dizionario è sbagliato. Se chiedi la frutta di marzapane è sicuro che chiunque ti dirà che in Sicilia il marzapane non esiste, li puoi illuminare chiedendo della frutta martorana e ti porgeranno frutta mandorlosa a secchi. Idem per il pangrattato, il pangrattato non esiste, esiste solo la mollica, o meglio la muddìca.

13. Meglio un figlio satanista che vegano. Credo che caponata e frutta martorana a parte, in Sicilia non esista quasi nulla che non sia fatta con qualcosa che provenga da maiale, pecora o cavallo e sopratutto che non preveda un’innaffiata di pecorino o un’imbottitura di ricotta (solo di pecora). Essere vegano qui rende difficile la sopravvivenza e se non vuoi far morire di crepacuore tua nonna o tua madre è meglio che tu fugga di notte, in un esilio autoimposto, ma non so chi ti aiuterà quando sarai solo, senza amici né famiglia. Essere vegano condanna alla solitudine e all’esclusione da quasi tutte le occasioni mondane dei siciliani, prime fra tutte l’arrustuta di sasizza e pancetta di Pasquetta, del 25 aprile, del 1 maggio, del 2 giugno, di Ferragosto e di tutte le domeniche in cui non si sa cosa fare e qualcuno ha messo a disposizione la campagna, il garage o il balcone di casa.

14. Non mi piace la ricotta di pecora. E’ la variante del punto 13. E’ una rarità, ma esistono, quelli a cui non piace la ricotta di pecora. La pecora dovrebbe essere messa al posto della Medusa sulla bandiera della Trinacria e dichiarata sacra insieme al suo dono piu grande, il latte e la ricotta che ne deriva. Calda, fredda, dolce, salata o al forno è difficile scansarla ma di solito nessuno ha questa intenzione. Odiare la ricotta è come odiare la Nutella, chi dichiara una simile eresia viene visto con sospetto e diffidenza.

15. Mangiare con lentezza. Io e Giovanni siamo siciliani ma quando siamo a tavola la dolce Nespula sembra essere il figlio perduto di Flash Gordon cresciuto in Africa tra gli struzzi. Per fortuna gli opposti, anche quelli almeno un po’, si attraggono e quando mi siedo io la percezione del tempo collassa, sembra un quarto d’ora ma è un ora e un quarto. A tavola si parla e che ci sia una portata o cinque, si perde tempo, ci si rilassa e si fa decompressione, fino al caffé e all’ammazzacaffé. Con Giovanni che ha messo il giubbotto dal secondo secondo (non è l’eco). Pochi hanno capito che mangiare è un piacere quanto i Siciliani ma quando ce lo insegnavano Dolce Nespula era in bagno.

16. Mangiare con sveltezza una fattoria. La realtà a volte impone ritmi ben diversi e allora bisogna mangiare in un vero quarto d’ora (a volte ha ragione pure Dolce Nespula). Ma poiché sempre in Sicilia siamo e alla salute ci teniamo, non ci possiamo accontentare di un semplice piatto di pasta per tutto il pomeriggio, quindi in un quarto d’ora siamo capaci di spazzolarci tre portate più dolce e frutta. Giusto per non svenire al lavoro e reggere fino alla merenda.

17. Il pranzo della domenica non prima delle due. Invitare al pranzo della domenica per mezzogiorno o anche per l’una è maleducazione, che siamo in ospedale? E poi io devo fare un sacco di cose prima! La colazione alle nove, il break alle dieci e mezza, il secondo break alle dodici e mezza, tipo con il gelato, che prima è presto e ti ghiaccia la pancia e poooooi si fa il pranzo, cominciando ad un orario da cristiani, non prima delle due per finire non prima delle quattro. Eccheccaspita è domenica.

18. Bisogna sempre essere pronti per le emergenze. Per questo si fa tanta spesa e si cucina tanto. Potrebbe succedere di tutto e quel tutto succederà il giorno in cui non sarai pronta, come nella migliore versione della Legge di Murphy, quindi in realtà facciamo così per tenere lontana la sfortuna. Potrebbe venire la carestia oppure cadere un millimetro di neve a farci rimanere bloccati in casa perché se non vivi nell’entroterra dell’isola le uniche catene che hai al massimo sono sul cellulare. Mangiare tanto serve a tenere caldi o a dare qualcosa da consumare alle tue cellule nel tempo nelle vacche magre. Potremmo svenire mentre stiamo attraversando le strisce per il rotto della cuffia e morire, a Palermo gli automobilisti guardano il semaforo dei pedoni e partono quando diventa giallo, che tanto tra due minuti il loro diventa verde ed è lo stesso. Potrebbe arrivare un parente con tutti i suoi cinque figli con nuore e generi al seguito o un pullman pieno di turisti potrebbe fermarsi in panne davanti casa nostra e noi non si caccia mai nessuno e comunque stare insieme in allegria è sempre bello. Potresti incontrare degli amici in spiaggia ed invitarli a pranzo sotto l’ombrellone, per questo al mare ci si porta il tavolo con le seggiole e le teglie di anelletti al forno e anche se non incontri nessuno, il mare lo sanno tutti che fa venire una gran fame! 😀

19. Il piatto si lascia pulito. Per le emergenze, vedi punto 18 e per educazione. Se ti mettono mezzo chilo di pasta nel piatto te lo devi mangiare TUTTO perché è stato fatto apposta per te, perché nessuno vuole che tu abbia un calo di zuccheri davanti al semaforo e perché se parli con qualcuno devi sempre dire che c’era forse troppo ma mai troppo poco (mah). Ovviamente devi pure accettare il bis. Il tris puoi scansarlo solo dichiarando di voler lasciare spazio per una doppia porzione di dolce.

20. Però davanti all’ultimo cucchiaio… cominciano a scambiarsi complimenti da fidanzati del primo mese “Prendilo tu, no tu, io sono pieno, no prendilo tu” (in realtà lo vogliono tutti e due e quello che alla fine non si decide a prendere l’ultima mini porzione se ne pente. Io dico sempre sì.)

21. Il formaggio sulla pasta ai frutti di mare. Pure Montalbano se ne lamentava. Più di tutti gli arancini e le pizze sfincione ecco cosa fa partire l’embolo ad un siciliano, il formaggio sulla pasta ai frutti di mare. Se qualcuno vuol farvi lo scalpo con il cucchiaio non vi aiuterà NESSUNO. (e fanno bene)

22. La Terra gira intorno al Sole, la Sicilia intorno al Cibo. Qui in Sicilia si parla sempre di mangiare e si pensa al cibo di continuo. C’è chi arriva a lavoro alle nove e davanti alla macchinetta del caffé si sente chiedere “Che mangi a pranzo?”

Figlioli ricordatevi che si fa per ridere, è ovvio che non mangiamo la caponata ogni giorno a colazione e nemmeno i cannoli (anche se i turisti pensano di sì), ma se capita nessuno si sente sacrificato e di certo non è impensabile che possa capitare (io la caponata a colazione l’ho mangiata, però erano le undici U_U) 🙂

Se vuoi un consiglio su dove mangiare a Trapani a colpo sicuro ecco QUA
Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com
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L’arancina è fimmina come le minne

Sicilian language arancini arancina

Ecco e così posso già chiudere il post, con una frase lapidaria, che tanto a questa diatriba isolana sull’arancinA/arancinO non c’è rimedio perciò io dico che è così e un messinese dirà e dice che così non è per niente.

Anni fa, nella smania di aumentare la mia collezione libresca senza piangere, mi andai a stampare la raccolta di racconti scritti da Andrea Camilleri ‘Gli arancini di Montalbano‘ scaricata aggratis da internet e stampata e spillettata decorosamente per non appizzarci gli occhi (e perché a me ‘sti libri che non esistono simpatia non ne fanno proprio). Due racconti tra tutti ricordo ancora, il piccolissimo ‘Montalbano si rifiuta’, di cui parlerò un’altra volta perché dice assai sul motivo per cui questi uomini, Vero e Inventato, sono amati e ‘Gli arancini di Montalbano’ appunto.

È ambientato sotto le feste, a Capodanno, e Salvo si rifiuta di raggiungere la fidanzata Livia in Francia per potersi mangiare gli arancini della sua cammarèra Adelina, una cammarera che lui non cambierebbe con nessuno, la mamma di due pregiudicati arrestati una volta no e due sì proprio da lui. Uno di questi giusto giusto viene arrestato per Capodanno e Salvo si butterà nelle indagini non tanto per aiutare lui ma per potersi mangiare gli arancini.

La questione però che volevo raccontarvi non è questa. La questione era che man mano che leggevo i racconti io pensavo al titolo e non potevo trovare pace per quegli arancini, con quella I che suonava come un’unghiata sulla lavagna. Ma com’è possibile che questo qua mi sparge vruoccoli e vastasi romanzi romanzi e poi mi italianizza le arancine??? Mizzica! Camilleri si è venduto così all’ignorante italiota? Io lo vedevo allora quasi come un tradimento perché ancora non sapevo nulla di questa grande guerra delle arancine.

Ma qualche tempo dopo ‘conobbi’ Fabbro. Lo metto tra virgolette perché io, in 5 anni che lo conosco, a Fabbro non ho mai stretto la mano ma parliamo parliamo parliamo e parliamo su Facebook, io da Trapani e lui da Messina, io gli conto i piagnistei miei e lui mi racconta le sfighe sue e ancora non ci siamo mai visti, metti che ci rendiamo finalmente conto di essere due rompiballe e non ci parliamo più. Con Fabbro, almeno una volta l’anno, il giorno di Santa Lucia (nella Sicilia occidentale, a Trapani e a Palermo, si usa mangiare le arancine di riso e la cuccìa di grano perché non si può mangiare la pasta e il pane in tale giorno ma in realtá è solo la scusa perfetta per sfondarsi di rosticceria.), si litiga per queste benedette arancine. Che lui chiama arancini. Ma che io chiamo arancine. Ma che lui insiste a chiamare con la I/O (come i somarelli mi verrebbe da dire 😀 ).

Sulla presente questione ci litiga tutta l’isola da sempre, Palermo, Trapani e la zona ovest di Agrigento le chiamano arancine, come piccole arance, la parte est dell’isola li chiama arancini, perché in dialetto siciliano arancia si dice ‘aranciu’…solo che le fanno a piramide, in onore del vulcano Etna (e perché mentre le mangi si aprono in un modo più gestibile e decoroso). Proprio qui potrebbe scattare la prima polemica dell’occidentale: ammesso che il nome giusto debba essere al maschile perché arancia in dialetto è aranciu, nel momento in cui la fai a cono l’arancia va a farsi benedire, no? Chiamalo Vulcanello!

Sull’argomento ci trovate blogs, articoli, migliaia di commenti e “sciarre”, quasi delle risse, perché se a Palermo lo declini al maschile si offendono (e pure io attacco con una conferenza femminista che non finisce più sul discorso dell’arancia e della forma e della panatura dorata e blabla) e la storica rivalità tra il capoluogo e la Sicilia orientale prende il volo e continua ben oltre la pallina di riso.

Purtroppo sulla paternità di questo ‘pezzo’ di rosticceria dalla ricetta antidiluviana c’è poco da capire, non risolve la questione del copyright e quindi c’è pure il problema dell’inventore che non è uno bensì un casino. La ricetta fu iniziata dagli arabi prima dell’anno 1000 o meglio c’era una volta l’emiro di Siracusa Ibn at Timnah che si fece creare il timballo di riso condito di zafferano e arricchito di erbe e carne per poterselo portare in giro durante le battute di caccia e poi arrivò Federico II, altro sovrano mangione la cui corte gli fece preparare il timballo con la geniale panatura fritta, che non faceva rompere la pallina (della grandezza giusta per giocarci a tennis o poco più, a meno che non andate al Bar Touring di Palermo che fa le arancine bomba) e ne permetteva una migliore conservazione durante i viaggi in giro per l’isola. Quando nella seconda metà dell’800 cominciò a diffondersi il pomodoro in cucina, i mangioni trinacrioti furono definitivamente rovinati e al riso e zafferano i monsù (da “Monsieur”), ovvero i cuochi francesi al servizio dei nobili siciliani, aggiunsero il sugo con la carne proprio al centro e fecero la palla di riso con sorpresa, ovvero l’arancina.

In Sicilia si fanno quelle classiche con il ragù e il burro a Trapani e a Palermo, con i pistacchi a Messina e poi in millemila varianti, a Trapani ho trovato quella ai frutti di mare e, gironzolando di città in città, con il cinghiale, con i broccoli e con il salmone. Esistono pure quelle alla Nutella coperte di zucchero e c’è chi pensa che una volta la versione dell’arancina di Santa Lucia fosse dolce, ma oggi sono considerate semplicemente un’eresia nonché immangiabili.

Forse sarebbe più giusto chiamarli al maschile visto che il nome è in dialetto ma io ho istruito tutti i miei amici del Continente sulla dicitura femminile perché è una piccola arancia e chissene se in dialetto l’arancia è un aranciu. Perché mangiare l’arancina è un’esperienza voluttuosa, è calda e tonda, quando l’addenti senti quello scricchiolio che ti da una piccola scossa ai sensi, con l’olfatto, con la lingua e col pensiero arrivi a quel riso profumato di zafferano, incollato d’amido ma con i chicchi ben distinti e poi finisci nel ripieno, in una soddisfazione quasi orgasmica che continua nei morsi successivi, dove ripieno, riso e panatura restano distinte ma nello stesso boccone e non sono tanti i piatti che ti danno un appagamento così complesso. Tu mi vuoi chiamare una cosa simile arancino?

Una volta il mio amico Lorenzo, grande appassionato di B-movie e della signora Fenech mi spiegò la sua devozione alla bellezza di questa donna ‘che ti guarderesti sempre per il semplice fatto che è fatta di carne vera, con quelle minne morbide e pesanti, che non c’entrano niente con quei seni al silicone alti e sempre sull’attenti, che appena li vedi ti sanno di ospedale e ti viene il mal di pancia‘. Non so perché mi sia venuto in mente lui mentre scrivevo ma parlare della voluttà di un piatto mi ha fatto ricordare la voluttà di certe parole e delle sensazioni che ci rimandano, a prescindere da quanto siano grammaticalmente corrette o educate, pronunciabili in pubblico, e alla fine a me l’arancina femmina piace di più, forse, probabilmente, è l’abitudine ma mi piace quel suono tondo e grande che finisce con la A, come le minne, che subito ti fanno pensare ad una consistenza umana e reale, di carne e morbidezza, ben più degli educati seni.

Non so come vi conviene chiamarla per non essere linciati sulla pubblica via, di certo se scenderete in campo a discuterne ci diventerete vecchi e non ne sarete venuti a capo nemmeno allora ma tanto l’importante è mangiarla e goderne, magari se avete tempo anche farla, nelle varianti che preferite, come faceva la famosa Adelina di cui sopra, che qui usa una ricetta diversa ancora, forse perché delle zone di Agrigento:

Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimi per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanìsa, (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e di fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pì carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca con risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano”. AMEN.

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Nuvole di salina. Storia di due amanti in fuga.

Trapani salt pans with Erice view

ENGLISH” version!

Se stai con un uomo che lavora con il turismo in una città di mare, l’estate non esiste.
Nessuna quindicina di ferie per squagliarsi ogni giorno in spiaggia, nessun test su Fb ‘Sei racchettonista o tintarella forevva?’, niente Cosmopolitan con cui azzerare definitivamente il neurone sciolto e non caschi in quelle situazioni da ‘Tesoro, ci sono i bambini!‘.

Bon, ne abbiamo preso atto.

Ci si consola pensando ai nostri quarant’anni pelle liscia come la seta e a quelli dei nostri amici pelle arrapacchiata come una mela vecchia 3:D

In estate io e Giovanni diventiamo amanti e la nostra relazione un susseguirsi di lillipuziane fughe romantiche. Come ogni relazione clandestina che si rispetti l’idea da tenere bene in mente è quella del ‘Carpe diem‘, cogli l’attimo, quello in cui si prospetta (si prospetta, eh!) che tutto il mondo si dimentichi misteriosamente del numero di cellulare del mio amato per un paio d’ore perché è dall’estetista, all’allenamento di tennis o al mare con un’amica e tu, amante impegnata in millemila faccende mentre ogni tanto un pensiero fugace scivola nella constatazione del tuo amore proibito, ricevi la tanto agognata telefonata ‘Sono libero fino alle sette!‘.

EVVIVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA finalmente si va al mare!!!!!

Per qualche ora possiamo uscire allo scoperto e non vergognarci del nostro amore, sconosciuti ragazzi in fuga in mezzo a sconosciuti professionisti della tintarella che non hanno niente da chiederti per questa estate, perché tanto la loro cabina al Lido delle Sirene l’hanno prenotata dieci mesi fa e schifano la tua pelle da worm dall’alto delle loro depilate sopracciglia oleose.

Tiri fuori il costume dalla naftalina, ti metti tre litri di crema protezione bambini, infili nello zainetto di battaglia il telo cercato per due ore a casa perché nemmeno te lo ricordavi più dove fosse riposto, come una deficiente non fai altro che pensare ‘Evviva si va al mare, evviva andiamo al mare, evviva non sembreremo più dei cadaveri, evviva, mi ricorderò ancora come si fa? Per fortuna dicono che nuotare sia come la bicicletta, non si scorda più’.

EVVIVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

E’ in questo frangente che la dolce metà cade in un coma profondo e recupera le energie perse nell’ultima devastante settimana di inizio agosto e fa passare le ore.

Porca paletta! E il mare???

Come tutti gli adulti sanno, o dovrebbero sapere, quando deludi simili aspettative fanciullesche DEVI RIMEDIARE e non c’è storia. Quindi arriva il compromesso della fuga alle saline Calcara in un’ora e mezza.

Presa!

Anche perché le luci dopo le cinque e mezza cambiano e tra acqua, sale, fenicotteri e scintillame diventa una minifuga muy romantica e tranquilla. Via veloci allora, svicolo per Nubia e dritti verso il cancello delle Saline Calcara. Una volta ci si poteva entrare, ora non più, ma conosciamo Marruggio e allora magari possiamo entrare ( lo spirito non è il menefreghismo per le regole, è l’ottimismo maschile e la fiducia nell’amicizia :D).

E infatti appena ci beccano ci dicono di tornare indietro perché la macchina qui non ci può più entrare, ordini del WWF. Ottimista torna indietro con la macchina e io vado a far foto senza fretta e telefonini in giro. Solo le vasche e l’acqua ferma. Silenzio.

tufo della salina calcara a nubia

salina calcara a nubia

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Silenzio Scintillio Terra Sole

riserva delle saline a trapani
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Silenzio
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riserva naturale salina calcara trapani
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Ma il silenzio comincia a fare rumore. Qua l’acqua non è tutta ferma nelle vasche a luccicare, c’è un piccolo fiume salato che viene dal mare, proprio dove ci sono quelle poche piante verdi in mezzo al deserto di terra rossa e sale. Va così piano che si sente appena ma sotto le righe stondate della corrente è vivo e qualcosa, forse un pesce, ti fa venire il cuore a nocciolina con il suo guizzo poco più avanti, restano solo i cerchi. E’ il posto o il momento o tutti e due dove non ti chiedi niente e non pensi a niente.

Guardi e basta.

Nemmeno osservi perché se osservi pensi.

Guardi e ascolti.

E te lo godi senza pensare di farlo.

Lo senti.

riserva naturale saline di nubia

animali in salina

Ad un certo punto a farsi sentire davvero sono gli uccelli, che si sono riappropriati di questo deserto e anche la cadenza dei loro versi è diversa, non all’unisono, non tutti insieme, non un baccano confuso di starnazzatori ma quasi un botta e risposta, un dialogo nella Natura che non turba l’armonia di questo posto, anzi la enfatizza perché si sente libera di esprimersi. Durante le pause nel dialogo qui c’è così tanto silenzio che senti i passi delle formiche e il crit crit sul terreno di non so che insetto. E’ in questa oasi che ti viene da fare quello che magari non faresti quando sei con gli altri e magari di fretta, passeggiare sui muretti tra le vasche.

Stradina stretta ingombra di piante mai viste e acqua allippata di verde a destra e a sinistra, ormai sei in mezzo alla palude e indietro non si torna, tanto vale farsi tutto il percorso in mezzo alle nuvole specchiate a raccogliere conchiglie sulla terra, tra le piante unite da ragnatele.

salt pans in sicily

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Ma chi ti insegue qua per questa ora? Gli altri fanno cose serie, tu scopri i bozzoli tra le piante. La presenza umana è lontana, qualche turista in fondo lo vedi, sul solito stradone principale, quello che porta direttamente al mulino e ha l’aria rassicurante dell'”autorizzato“. Tra le saline non so se sia proibito passeggiare, qui semplicemente non c’è nessuno a dirti di no, quindi chissà ma intanto mi godo il deserto di luce dove di tanto in tanto si scorge qualche residuo di umanità, una carriola, per ora abbandonata perché ancora è presto per la raccolta del sale.

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E’ in questo percorso strambo che mi raggiunge il principe con la maglietta azzurra e per fortuna non ha l’aria di pensare ‘Ma tu vedi dove si va ad infilare questa qua‘.

Insieme saltiamo da una vasca all’altra, tenendoci lontani dal mulino a noi così familiare, girandoci intorno a guardarlo come non lo vediamo mai, dai lati ammucciati, fino ad arrivare in una spiaggia, ma pure questo c’è in salina, rive bassissime di terra marziana incrostata di sale e bagnata da acque terrestri. I pesciolini neri sulla riva nuotano ignari della tua esistenza, tu sei grande ma questo non li turba minimamente.

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E poi alla fine ci arrivi, il deserto cambia, dal caldo rosso al bianco glaciale che brucia, ti fa la pelle di cuoio rimandandoti mille soli e ti acceca, ma di questo all’oasi tutta intorno, vicina eppure lontanissima, non importa e squadre di fenicotteri rosa si alzano in volo ordinate.

Ormai siamo sullo stradone battuto dai turisti, un’ora e mezza è passata.

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Pensavate di scansarvi i fiori almeno qui in salina? Non scherziamo, eh!

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Metti un weekend con Federico III ed Eleonora d’Angiò ad Erice. Tra comparse e schermidori adesso è davvero Medioevo!

ENGLISH” version!

Sì un weekend, non un paio d’ore come fanno tutti.

Primo tentativo sabato scorso di sera: viaggetto in funivia, cena in un ristorante ericino troppo buono, si fanno le 22, sentiamo in lontananza i tamburi e cerchiamo di dirigerci verso il tam tam.

Niente, sono passati e hanno finito.

Incrociamo una ragazza in tunica mentre a noi stanno cadendo le mani per il freddo e niente, il corteo con i mangiatori di fuoco passerà tra non meno di mezz’ora ma intanto possiamo provare al castello che ancora qualcosa la fanno, ci sono gli stands e uno spettacolo teatrale. Andiamo!

…e dopo una giornata a menarla mica aspettano noi, quelli stanno sbaraccando tutto. Mentre gli altri si tolgono i costumi noi riusciamo a raccattare un bicchiere di Inzolia, con libera offerta, versato da una brocca di maiolica, che fa tanto scena, e da un oste medievale, che fa ancora più scena.

Ehi un momento! ritorniamo in piazza! La ragazza ha detto che ci sono i mangiatori di fuoco. Si ritorna in piazza allora, vabbè secondo te non troviamo lo spettacolo già finito e la fiumana di gente che ha visto tutto e commenta?

Di questo “incontro” c’è rimasta solo la visione di drappi broccati svolazzanti per le strade principali 😦 ‘Amore, facciamo un giro tra stradine piccine picciò mentre tu guardi i cortili e io mi ammiro i batacchi’, e dopo un quarto d’ora, sconfitti dal freddo (in realtà Giovanni): “Tesoro, torniamo a casina”.

Fine Primo Round.

A proposito, è la FedEricina, una manifestazione medievale per ricordare la venuta ad Erice di Federico III e di sua moglie Eleonora d’Angiò durante i Vespri Siciliani. E’ il primo anno che la fanno e ha richiamato diversi gruppi di suonatori, figuranti e schermidori da tutta la Sicilia.

Sor Federico...

Sor Federico…

...e la Sora Eleonora

…e la Sora Eleonora

Secondo Round.

Due giorni dopo , Festa della Repubblica. Giovanni inaspettatamente libero, tempo che minaccia pioggia ‘Tesoro dove vuoi andare?‘… ma per una volta che fanno una cosa figa vuoi che non si ritorni? Tanto piove e alle saline non si apprezza bene con i nuvoloni, torniamo a Erice!

Evviva!!!! Il corteo c’è, c’è, c’è ancora! Ci arriviamo per il rotto della cuffia come al solito nostro, ma ci arriviamo.

E’ il raduno dei “cortei Storici di Sicilia” e li becchiamo durante la sfilata verso Porta di Trapani, sulla strada principale, direzione il Real Duomo. E’ una sfilata che dà soddisfazione perché è davvero lunga, ma non troppo e puoi godertela abbastanza senza annoiarti. Inoltre la strada, Corso Vittorio Emanuele, non è che sia grandissima, quindi potevamo ammirare l’imponente lavoro di sartoria e volendo avere pure la sfacciataggine di toccarlo, tanto eravamo vicini. Tra perle, ricami e cotte metalliche sembra di essere nella versione (molto) educanda del Trono di Spade.

Federico ed Eleonora nella mia versione (più carini)

Federico ed Eleonora nella mia versione (più carini)

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Sembrano le Tre Marie del panettone! :D

Sembrano le Tre Marie del panettone! 😀

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Cosa si ricorda? La venuta di Federico III e di Eleonora d’Angiò a Erice durante i Vespri Siciliani, nel XIII secolo. Ma come, Erice è così antica? Beh se pensate che qui si parla dei primi insediamenti nell’VIII secolo a.C. praticamente Federico è venuto ieri. Senza voler annoiare nessuno con una lezione di Storia (magari un’altra volta), i Vespri furono una rivolta dei siciliani che non volevano essere dominati dai francesi e chiesero aiuto agli Aragona. I siciliani chiesero a Federico III di diventare il loro re e fu ufficialmente eletto dal Parlamento siciliano, un Parlamento all’avanguardia, in anticipo anche su quello inglese, visto che vi faceva parte anche una rappresentanza cittadina che poteva partecipare all’elaborazione delle leggi (almeno sulla carta). Insomma Federico accettò e non si spostò più dalla Sicilia, ma se la girò in lungo e in largo e arrivò anche ad Erice, per poter continuare la guerra contro i francesi e contro Napoli.

Se aguzzate la vista vedrete la bandiera della Sicilia, nata proprio in occasione dei Vespri!

Se aguzzate la vista vedrete la bandiera della Sicilia, nata proprio in occasione dei Vespri!

La torre accanto al Duomo infatti era una torre di avvistamento, poi riciclata in campanile. Anche il Duomo fu fatto costruire da Federico, come ringraziamento per l’ospitalità, peccato che per farlo fece usare pezzi dell’antico Tempio di Venere e infatti dicono che si possono vedere delle croci egizie molto più antiche (“dicono” perché io ci sono entrata solo una volta e non me la ricordo molto bene, quindi con la scusa del blog mi segno una seconda visita e poi vi dirò 😉 ). Il Duomo in realtà serviva anche a mettere tante pietre sopra il culto di Venere non ancora scomparso del tutto.

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C'è pure il monaco, tiè :D

C’è pure il monaco, tiè 😀

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Dentro non è più come l’originale, e un giorno faccio una scappata e ve la mostro, è in stile neo-gotico ed è tutta bianca, sembra fatta di panna montata, poi capirete il perché!

Dicevo, Federico qui ci arrivò con la moglie, ‘a Signura Eleonora, di cui si sa poco e niente visto che, anche se regina, sempre donna era e quindi chisseneimporta. Mah. Però si sa che la fecero sposare a dieci anni con un coetaneo e annullarono il matrimonio per la giovane età degli sposi (eh!). In compenso non fu considerata troppo giovane a 12 anni per sposare Federico e mettere in cantiere due anni dopo il primo dei nove real pupi. Non so quanto potrebbe interessarvi questo ma il gossip è sempre meno fuffoso delle date dei Vespri direi.

In realtà della FedEricina ho poco da dirvi perché nonostante la scelta di una data a prova di solleone e di nubifragio, quel giorno ci siamo beccati pioggia assuppaviddani (letteralmente ‘inzuppa contadini’, pioggerella sottile sottile che non distoglieva i contadini dal lavoro, per cui alla lunga si bagnavano) e un vento che giusto a Cime Tempestose, quindi niente spettacoli di fuoco e tantomeno sbandieratori! In compenso ci siamo visti una bella danza e sopratutto un duello di scherma medievale, con spade da 8 kg l’una. Se non fosse stato per le antenne sui tetti, con tutti i figuranti intorno, sarebbe sembrato davvero il XIII secolo e noi ce lo siamo goduto dalle scale del Duomo, mentre la gente fuggiva per gli schiaffi del vento.

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Non ho resistito :)

Non ho resistito 🙂

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Peccato per i loro sforzi ma bello per noi perché se ci fosse stato bel tempo qui sarebbe stato strapieno e a me sinceramente non piace. Erice è bella girarsela quando c’è poca gente e cammini per le strade silenziose e puoi guardare dentro una chiesa sconsacrata dalle fessure del portone. Ve la sconsiglio decisamente in estate, dovreste sgomitare, letteralmente, e non vedreste nulla.
Ad un certo punto pure noi siamo fuggiti e ci siamo messi a passeggiare per le stradine terziarie e i cortili. Senza la mini (per fortuna) confusione durante la sfilata, paradossalmente si apprezzava di più l’atmosfera medievale, ma il tocco di colore delle ragazze in costume non stava male 🙂

Fioriiiiiiiiiiiii :)

Fioriiiiiiiiiiiii 🙂

Tempo brutto, ragazzo carino ;)

Tempo brutto, ragazzo carino 😉

Mentre infilavamo la testa nei cortili abbiamo perfino chiesto ad un vecchietto di farci ammirare il suo, uno dei più belli di Erice a detta sua, ma questo ve lo dico un’altra volta!

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