City Walk di un giorno (o due) al centro storico di Trapani

Ok, oggi come promesso post utile (speriamo) su Trapani.
Non si capisce perché ma questa città non è molto conosciuta e questa è la sua storia sfigata di sempre! Sarà perché quel VIP di Goethe non ne parla?
Vai sui blog e parlano sempre degli stessi 3 posti: Taormina, Siracusa e Palermo, dove finisce la Sicilia occidentale in pratica. Per carità , sono bellissime, ma che senso ha vedere tutti le stesse cose?

QUI vi scrivevo cosa mi piace di questa città invisibile e su questo post vi riporto una mini city walk da fare in un giorno a Trapani. Tempo addietro feci una serie di ricerche per una city walk per un altro blog e ho scoperto che al di là dei miei sentimentalismi questa città è davvero un piccolo gioiello e non lo dico solo io che son di parte ma me lo dicono tutti quelli che la vedono, sorpresi. Ci sarà un motivo, no?

Trapani vale bene una giornata o anche un weekend se volete far le cose con calma.

In realtà Trapani può essere anche una buona base dove dormire per poi visitare molti luoghi della Sicilia occidentale ma per oggi vi scrivo solo una passeggiata per immergervi nel centro storico di questa città piccola e carina, che da brava città siciliana vanta un po’ di Medioevo, tanto Barocco ma di quello che non fa male agli occhi e Liberty a sorpresa, nelle scale viste di nascosto e nei sopraporta di case anonime. Si sciala tra due mari e ti corrompe con gioielli di corallo e ricami e graffe ripiene di ricotta. Alè!

Questa passeggiata è lunga circa 5 km, si può fare a piedi o in bicicletta perché il centro storico di Trapani non è intasato di macchine e può durare mezza giornata o una giornata intera, dipende da quanto vi piace fare le lucertole al sole.

La facciamo iniziare dal porto di Trapani, dal B&B Belveliero, ad angolo tra Via Ammiraglio Staiti, dove si trovano tutte le principali fermate dell’autobus e l’imbarco degli aliscafi per le isole, e la Via San Cristoforo. Un buon punto strategico da cui arrivare/partire e un bel posto in cui svegliarsi la mattina con la vista sul mare 🙂

1. Scoprire Andrea della Robbia nella Chiesa di Santa Maria del Gesù

E’ una chiesa a tre navate, con il tetto a carena rovesciata e i colori del sale e della terra. Le colonne nude e la luce soffusa ne fanno una chiesa semplice e raccolta, giusto alcune travi contengono un pizzico di ricchezza nelle iscrizioni in madreperla (io sono cieca e non le vedo?).

L’unica nota di colore si trova in fondo alla navata destra ed è la Madonna degli Angeli di Andrea della Robbia, il più famoso ceramista toscano del ‘400, diffusore della terracotta invetriata policroma. Le sue opere sono sparse in molte chiese e palazzi della Toscana e dell’Umbria ma a quanto pare questa Madonna è una delle sue opere più belle.

2. Le contraddizioni di Piazzetta Saturno

A prima vista può sembrare una normale piazza, in realtà è uno strano miscuglio di sacro e profano.

A sinistra c’è una delle chiese più antiche di Trapani, la chiesa di Sant’Agostino, una vera araba Fenice. Nata nel 1101 come cappella dei Cavalieri Templari, fu ampliata, modificata, chiusa, aperta, distrutta, ricostruita. Di originale ha solo la facciata a capanna e il rosone in stile chiaramontano.

A lato della chiesa c’è la fontana di Saturno, che in età pagana era la divinità protettrice di Trapani. Fu un regalo alla città da parte della famiglia Chiaramonte, molto potente e influente nel ‘400. I loro membri assunsero cariche ovunque in Sicilia e di conseguenza l’isola è piena di castelli in stile “chiaramontano”.

Ma c’è un terzo elemento nella piazza che di chiaramontano non ha niente. Ci sono palazzi con negozi d’abbigliamento molto lussuosi e dei balconi strani. Le ringhiere hanno una forma…inusuale, sopratutto se pensiamo di essere di fronte ad una chiesa. Osservate bene e capirete che cosa c’era prima in quel palazzo!

3. Segui le stelle sulla Torre Oscura e troverai caramelle dal sapore vintage

Via Torrearsa e Corso Vittorio Emanuele sono due delle strade più belle per passeggiare oltre ad essere piene di negozi. Prima di continuare per il Corso date un’occhiata veloce all’orologio astronomico sulla Torre Oscura, subito dopo il Palazzo Senatorio con i due orologi sulla destra.

La Torre Oscura è l’unica rimasta delle quattro torri d’avvistamento costruite in epoca cartaginese (mica ieri) e ricostruita nel XIII secolo da Giacomo d’Aragona. Ospita la porta più antica della città e l’orologio astronomico, formato dal Quadrante del Sole e dal Lunario.

Se volete fare un acquisto grazioso e vintage passate sotto la porta, troverete un negozio colorato dove fanno ancora le caramelle a mano. Tocchetti di zucchero croccante al sapor di carruba, fragola o menta da far cariare i denti al sol pensiero. Si trova lì da decenni, mia nonna ci portava mia madre a comprare le caramelle alla carruba, tagliate sul ripiano di marmo e incartate ad una ad una. La tradizione continua, da entrambe le parti.

4. Godersi il passìo sulla Rua Grande

A questo punto potete proseguire per l’antica “Rua grande” della città, Corso Vittorio Emanuele. Questa strada, Via Torrearsa e Via Garibaldi sono considerate le tre grandi strade del “passìo”, del passeggio, di Trapani dal 1200.

Quando è assolata restituisce colori luminosi e brillanti che mettono di buon umore. Tanto bianco, giallo e pietra, teste scolpite di emeriti sconosciuti, riccioli di ferro battuto e gerani rosa. Di mattina è frequentata ma non caotica, si sente lo scalpiccio dei passi, le risate e i saluti dei vecchietti e dei negozianti che si incontrano ogni giorno, perché per fortuna è una strada chiusa al traffico.

Potete comunque scoprirla in bicicletta in allegria e sopratutto con calma, dopotutto siete in Sicilia, l’Isola della Gioia, quindi godetevela e scaldatevi al sole come lucertole felici (mi raccomando non ad agosto alle 11 del mattino).

5. Gli stucchi al Collegio dei Gesuiti

I soldi non faranno la felicità ma qualche sfizio te lo fanno levare, anche se sei gesuita. Il prospetto di questa chiesa si fa fotografare. Ai tempi costò parecchio ai Gesuiti che poterono permettersi tanto sfarzo grazie alle ingenti donazioni per il progetto educativo del loro collegio.

Anche l’interno è molto bello, decorato con grandi quadri di stucco bianco e oro e rappresentazioni bibliche. Li fece Bartolomeo Sanseverino, allievo di Giacomo Serpotta, lo scultore palermitano campione nell’arte dello stucco nel tempo in cui il pomposo barocco perdeva posizioni davanti al leggiadro rococò.

Il tripudio di fogliame, puttini e arabeschi in marmo incastrati a mosaico potrebbero risultare pesanti per le persone dai gusti semplici ma affascina ammirare la pazienza e la fantasia degli scultori seicentisti. Gente che si alzava la mattina per andare a scolpire un angioletto da incastrare tra altri 3000, che magari non si vede in questo casino ma metti che l’occhio cade proprio su quello? Che figura ci facciamo?

Faceva parte del grande complesso gesuitico anche il Liceo Classico Ximenes che vedete accanto. Se vi va potete entrare giusto per apprezzare il bel chiostro barocco interno.

6. Comprare i tesori ricavati dal sangue di Medusa

Nelle Metamorfosi Ovidio scrisse che il sangue di Medusa, decapitata da Perseo, pietrificò alcune alghe colorandole di rosso. Fu così che nacque il corallo.

La lavorazione del corallo è tipica dell’artigianato trapanese e una tradizione molto antica. Gioielli, presepi, boccali, piccoli scrigni incrostati, arazzi ricamati con perline sanguigne, non so chi potrebbe mettersi in casa qualcosa del genere, perché alcuni sono davvero opulenti. Tra Via Torrearsa e Corso Vittorio Emanuele sono molti i negozi che vendono oggetti in corallo, alcuni dal prezzo proibitivo, altri dall’aspetto barocco, ma altri ancora a prezzi contenuti e sopratutto in uno stile che non vi faccia sembrare una Madonna quindi se volete portarvi un ricordo particolare o fare un regalo più raffinato invece della solita calamita, perché no?

7. L’arte fiamminga alla Cattedrale di San Lorenzo

Fu edificata per volere del re Alfonso il Magnanimo nel 1421.
Da qui non potete vederle bene ma dalle terrazze del centro storico è facile riconoscere la cattedrale per via della cupola ricoperta da maioliche verdi che brillano al sole e i quattro cupolini ai lati.

Grazie alle finestre della grande cupola e alla sua altezza è una chiesa molto luminosa e chiara, dentro vi sono contenute diverse opere di importanti artisti fiamminghi come Van Dyck e Geronimo Gerardi.

Una bella occasione per vedere la cattedrale è la vigilia del 7 agosto, per Sant’Alberto, il patrono di Trapani. La statua di sant’Alberto viene portata su un carro trainato dai devoti in giro per il centro storico e poi si ferma qua dove si celebrano le messe in suo onore.

8. Vedere i Misteri nella Chiesa del Purgatorio

Costruita alla fine del 1600, il suo prospetto è una delle opere più belle dell’architetto trapanese Giovanni Biagio Amico, la cui biografia sembra scritta da Dickens.

Nato povero, entrò in questa chiesa da semplice sagrestano riuscendo poi, da autodidatta, ad assumere le competenze di architetto, ingegnere e teologo fino a ricoprire alte cariche ecclesiastiche e civili. Quando ne ebbe la possibilità Giovanni decise di abbellire quella chiesa dove trovò i mezzi per studiare e il risultato è questa facciata ricca ma non eccessiva, con i 12 apostoli presi da varie incombenze sparsi su tutto il prospetto svettante verso il cielo.

E’ anche la chiesa da cui il Venerdì santo escono i 20 gruppi scultorei dei Misteri che rappresentano la Passione di Cristo, in una processione molto suggestiva che dura fino al sabato successivo. Se non potete venire per il Venerdì Santo non fa niente, perché i Misteri vengono custoditi qui dentro per il resto dell’anno. In fin dei conti non è male vederli tutti poggiati così, nella silenziosa luce mattutina che diffonde tra le navate.

9. Guardare un concertino davanti una libreria Liberty

Andando più avanti, tra gli ombrelloni e i tavoli dei bar disseminati per la strada, troverete sulla sinistra una bella libreria, la Libreria del Corso, al numero 61, che si merita una foto perché ha una facciata Liberty che può passare inosservata dai più distratti e una bella sosta perché spesso organizzano piccoli concerti all’aperto di artisti locali, la mattina o il pomeriggio, e potreste essere fortunati e beccarne uno.

10. Prenotare il pranzo (o la cena) a base di carne ai Grilli

Anche nella città del pesce è possibile trovare della carne sopraffina. Al numero 69 troverete la braceria “I Grilli” e il suo proprietario Renato.

Vi sedete dentro ed è bello per il contrasto tra arredamento moderno e tufo antico, ti siedi fuori e ci sono i mascheroni del bel palazzo barocco accanto. Questa è una bella tappa per un pranzo a base di carne e per assaggiare i formaggi e salumi siciliani. Avete presente il salame di suino nero dei Nebrodi? O quello con il pistacchio? Vogliamo aprire la parentesi degli spiedini trapanesi?

C’è una carta dei vini ricchissima ma io vi dico che il Syrah in Sicilia ha trovato la sua terra e il Nero D’avola se non lo bevete qui dove potreste apprezzarlo come si deve? Se avete dei dubbi fatevi consigliare da Renato, un padrone di casa raffinato e gentile.

11. Rinfrescarsi con un succo di frutta da Elipao

Frullateria un po’ hipster un po’ bohemien per prendersi una pausa rinfrescante con un succo di vera frutta o un’insalata seduti sul marciapiede fresco davanti a un locale piccolo e tanto tanto carino 🙂

12. E se vieni a Trapani devi trovare spazio per il couscous di pesce e la pizza rianata

Io lo so che continuo a parlare di mangiare ma mi piace condividere quello che so e insomma, non dico che se vieni in Sicilia e non mangi che ci vieni a fare ma quasi 😀

Sono diversi i locali dove amiamo mangiare e che vi posso consigliare, quindi cominciate a prender nota.
Andate più avanti scendendo per il Corso, fino a Piazza Jolanda. Al numero 191 troverete il ristorante Antichi Sapori, i loro piatti forti sono tutti i primi e il cuscus a base di pesce, il piatto bandiera trapanese, con la zuppa di pesce o i calamari in porzioni pantagrueliche _ (ve ne parlo QUA)

Al numero 193 si trova invece la pizzeria Jolanda, una delle migliori del centro storico. Se proprio volete fare un’esperienza trapanese completa prendete la pizza rianata: aglio, pangrattato e acciughe e una bella birra ghiacciata.

13. Sentire la musica portata dal vento e sbirciare dentro un palazzo antico

In realtà questa passeggiata potrebbe iniziare anche da Via Sant’Anna, dopo aver fatto le colazioni con me al B&B Granveliero, al numero 41.

Pur essendo in pieno centro storico questa è una zona molto tranquilla ed è bello cominciare a spostarsi dalle strade principali a quelle più nascoste e silenziose. Chi fa jogging prende sempre da qui perché è una via tranquilla, si sentono solo i gabbiani e le onde del mare vicinissimo ma che potete sentire soltanto perché non c’è l’ingombrante presenza dei clacson. A volte si sentono i musicisti che vivono nei paraggi fare le prove e il vento porta il suono di una tromba.

Qui tutti lasciano le finestre aperte per far entrare la frescura e il silenzio e potrebbe capitarvi di sbirciare dentro il palazzo dove passo tutti i giorni di primavera, estate e autunno. Giovanni ha voluto mantenere il più possibile l’identità originaria di questa casa degli anni ’20, ha conservato tutti gli affreschi sui tetti e i pavimenti e le vasche in pietra. Anche se non alloggiate qua se passate a trovarmi mi fa piacere 🙂

14. Un portone misterioso

Andando qualche metro più avanti vi imbatterete in un misterioso portone barocco, quel che resta della piccola chiesa di Santa Lucia.

Non so cosa ci sia dentro e nemmeno lo voglio sapere, per non rovinarmi il ricamo di fantasia che ci faccio sopra ogni giorno. Le porte aprono sui mondi ed è bello immaginarsene uno diverso ogni volta.

Santa Lucia fu una martire siracusana a cui vennero cavati gli occhi e che viene festeggiata il 13 dicembre, giorno in cui non si mangia né pane né pasta per ricordare la carestia del 1646 terminata con l’arrivo provvidenziale di una nave carica di grano. Per un siciliano ricordare una carestia con il digiuno è inconcepibile quindi hanno convertito la ricorrenza ne “Il giorno in cui ci si sfonda di arancine” (che tanto son fatte di riso, quindi VALE)

A Trapani Santa Lucia era anche la protettrice dei pescatori di corallo. Il corallo non venduto sulle banchine del porto veniva ammassato nella chiesa di Santa Lucia e i compratori trapanesi e forestieri potevano scegliere e comprare tra le varie merci.

15. Un mare di complimenti al mercato del pesce

Appena varcato il cancello sarete assaltati dal vociare e le ragazze potranno sentirsi rivolgere un buffo “Mie belle signorine, comprate le mie sardine!” ed essere ammirate dagli sgombri, da gamberi e dalle seppie.

Potete arrivare al mercato del pesce anche girando a caso per le piccole viuzze, dove in estate non è inusuale imbattersi in gruppi di pescatori che riparano le loro reti, in fondo questa era ed è ancora la zona dei pescatori e degli armatori.

16. Il Castello cartaginese della Colombaia

A che siete in zona potete farvi una passeggiata nel silenzio del porto peschereccio e farvi frullare un po’ i capelli dal vento.

Tra le barche e il mare potrete vedere (e, se beccate una giornata del F.A.I, visitare) il Castello/fortezza della Colombaia, circondato dalla bassa marea. Secondo la leggenda fu costruito dagli uomini in fuga da Troia in fiamme nel XIII secolo a.C. ma in realtà è una fortificazione risalente alla prima guerra punica.

Si chiama così perché quando fu conquistata di Romani, l’isoletta divenne sede del culto di Venere e fu popolata dalle colombe sacre alla dea, che venivano anche usate per comunicare con la terraferma.

Fu una prigione fino al 1965 e poi venne abbandonata. Qualcuno ha il fegato di raggiungerla a colpi di remi su una barchetta, tanto l’acqua è bassissima.

17. Liberty in mezzo al mare

Esattamente dall’altra parte c’è il Villino Nasi, proprio in mezzo al mare, quindi non oso immaginare la disperazione di chi puliva i vetri delle finestre.

E’ una casa museo in stile Liberty visitabile, apparteneva a Nunzio Nasi, ministro trapanese del Regno d’Italia. Gli interni sono affrescati e gli arredi originali e il custode si offre volentieri di farvi da guida. L’ingresso è totalmente gratuito e si possono scattare foto.

La parte più bella è la terrazza naturale sul mare, che qui è ovunque ti giri. Il giardino non è molto curato ma ci sono tante panchine che resuscitano l’anima contemplativa ed è comunque un posto molto romantico.

18. Il Museo alla Torre di Ligny e un bagnetto all’improvviso

Un’antica torre costiera posta all’estremità occidentale della città, proprio tra il Mar Tirreno e il Mar Mediterraneo. Eretta nel 1671 per difendere la città dai corsari ottomani e nordafricani che imperversavano per queste coste,i tufi con cui fu costruita provengono dall’isola di Favignana, dove una volta c’erano numerose cave.

Dentro si trova un piccolo museo di preistoria e archeologia marina, visitabile al costo di 1 € . Ci sono elmi e anfore di epoca punica e romana (III° sec. a.C.) e diversi manufatti e utensili che ricordano la preistoria di Trapani.

La visita vale la pena sopratutto per la terrazza da cui potete ammirare tutta la città vecchia e sentirvi dei sovrani in mezzo al mare, la vista è davvero mozzafiato, in qualsiasi stagione. Ritrovarsi in un quadro blu, tutto blu, sopra, sotto, dietro, davanti è una sensazione che dà le vertigini e vorresti avere le ali per spiccare il volo.

Se volete trovare un posto dove sedervi per guardare il tramonto percorrete il perimetro della torre e godetevi il tripudio di rosa e arancioni.

Se poi ai lati della strada che porta verso la torre vedete gente che fa il bagno e vi viene improvvisamente voglia, ripercorrete la strada al contrario e girate alla prima traversa sulla sinistra. Scendete le scale, girate di nuovo e preparatevi il costume.

19. La granita da Liparoti

Una volta scese le scale potete invece girare a destra e seguire il mare. Arrivati quasi alle mura antiche fermatevi a prendere il gelato da Liparoti, il più buono della città. Il signor Liparoti si è classificato al 9° posto come miglior gelatiere d’Italia e a ragione. Ve ne parlo QUA.

20. Le Mura di Tramontana

Furono erette come fortificazione durante la dominazione spagnola del ‘500.
Qui la gente viene a correre, a passeggiare, a guardare le stelle. A volte, la sera, organizzano delle danze popolari e dei piccoli concerti che coinvolgono tutti i passanti.

Le mura di Tramontana sono lunghe circa un chilometro ma una passeggiata sotto le stelle da queste parti può durare un bel po’.

Sotto le mura c’è una piccola spiaggia facilmente raggiungibile e poco frequentata. Oltre ai pochi bagnanti potreste incontrare dei vecchietti seduti a un piccolo tavolo di legno scrostato messo all’ombra delle mura, intenti a giocare a carte o a parlare animatamente. Quel tavolo e quelle seggiole verranno probabilmente lasciate lì durante la notte e non stupitevi se il giorno dopo le ritroveranno. Qui lo capisci se le sedie sono state buttate via o se sono solo posate temporaneamente.

21. Comprare un giocattolino carino degli anni ’50

Sulle mura, a metà percorso vedrete una scalinata sulla destra. Se vi interessa l’antiquariato a prezzi accessibili scendete e troverete una botteguccia ad angolo che espone gli oggetti più disparati. Orci antichi, setacci, tanti giocattoli degli anni ’40 e ’50, una volta avevano pure una tuta da palombaro.

E’ facile da riconoscere per tutte le cianfrusaglie carine in bella mostra e per il gruppo di vecchietti seduti in cerchio lì davanti a parlare. Dopo una certa età non vanno più al mare.

Continuando invece sulle Mura, oltre la ex Piazza Mercato del pesce, ci sono diversi km di spiaggia libera e di lidi attrezzati se vi interessa.

22. La passeggiata nobile in via Garibaldi

Anche qui in passato si è tenuto un concorso tra i nobili della città per avere il palazzo più bello, sopratutto nel XVIII° secolo.

Il primo è il Palazzo Burgio dei Baroni di Xirinda (famiglia che tra gli antenati contava ascendenze arabo-normanne risalenti al 1100, gente che faceva le Crociate e un santo) dal portale gigante alle bifore di diverse dimensioni in stile un po’ moresco, questo edificio cinquecentesco è uno dei più belli della via.

Più avanti c’è il Palazzo del Barone Giardino, un pizzico di Andalusia in un tripudio di barocco siciliano. Infatti i balconi in pietra traforata e i delicati fiori sopra le finestre sono in stile mudéjar, lo stile arabo tipico di Siviglia.

Se invece non ne avete abbastanza di putti, festoni e seni al vento c’è il Palazzo Milo, sede di un piccolo museo della stampa tipografica ma sopratutto di un cortile interno molto carino. Ci sono gli uffici della Soprintendenza Beni Culturali ma se chiedete gentilmente di entrare per fare una foto al cortile non vi diranno di no.

23. La Cappella dei Crociati

A metà di Via Garibaldi c’è la Salita San Domenico, una scalinata che si arrampica sull’unica piccola collina cittadina che porta fino alla chiesa omonima. In epoca precristiana sorgeva in questo punto un tempio dedicato al dio Saturno, poi sostituito dalla Chiesa di san Domenico (ovviamente).

Fu per secoli cappella reale ed è la tomba di diversi re sconosciuti ai più. La più importante è però la piccola bara lignea alla destra dell’altare, dove si trova il corpo di Manfredi, il figlio di re Federico III d’Aragona morto a 12 anni cadendo da cavallo.

L’interno della chiesa non è niente di che, è molto semplice ma dentro vi è custodito un crocifisso ligneo abbastanza brutto e famoso perché ritenuto miracoloso (ovviamente 2).

Tutta colpa di un bambino di nome Rocco. Durante la carestia Rocco chiese del pane alla madre, la quale, non avendo nulla da offrirgli, gli suggerì ironicamente di chiedere il pane a quell’uomo sulla croce dentro la chiesa di San Domenico. Rocco, fidandosi della madre, così fece e…ricevette il pezzo di pane dalla statua! E altri giurarono e spergiurarono di aver visto il braccio della statua schiodato dalla croce.

Non so se il miracolo fosse vero o se Rocco fosse un bambino birichino nonostante la fame ma so che a sinistra del crocifisso c’è una una porticina che porta dietro l’abside e fa scoprire una ben più interessante cappella trecentesca ancora parzialmente affrescata, la Cappella dei Crociati. Se non riuscite a trovarla chiedete ai custodi, saranno lieti di condurvici.

La piazza di fronte la Chiesa è anche uno dei luoghi d’incontro della movida trapanese di sera.

24. Chi cerca i krapfen trova le graffe

Pensando a Rocco e alle carestie comincerete ad avere di nuovo fame, quindi direi di andare in Via Gatti, alla pasticceria Rinascente (che sembra uscita da un film degli anni ’50 tanto è vintage) e di mangiarvi una graffa appena fatta.

Chiamasi graffa una frittella tonda e gigante tagliata in due e riempita di morbida ricotta zuccherata puntellata di gocce al cioccolato. Se non volete appesantirvi troppo prima di pranzo o di cena potete dividerne una in due ma sono così buone che poi dovreste dividerne un’altra.

25. Musica dal barone Todaro y Osorio

Palazzo Todaro si trova in Via San Francesco di Paola numero 5 ed è la sede dell’Ente Luglio Musicale Trapanese.

Venne fatto costruire da don Benedetto Todaro y Osorio, un barone spagnolo venuto in Sicilia nel XVII secolo. Lo riconoscerete per il gran portone nero ricamato e i balconi dalle balaustre ciccione. Se trovate il portone aperto entrate tranquillamente e salite la scalinata. Ci sono solo tre stanze aperte al pubblico ma è pur sempre un’occasione per visitare un’antica dimora nobiliare trapanese con gli arredi ancora originali e i tetti affrescati.

Come vi dicevo è la sede di un’associazione culturale che si occupa di musica e teatro che ogni estate presenta un programma di opere liriche niente male, rappresentate alla Villa Margherita, un parco a poche centinaia di metri da qui. Se siete degli appassionati melomani e venite a luglio andare a sentire Verdi tra gli alberi e la leggera calura estiva potrebbe essere un’esperienza molto piacevole.

26. La Giudecca

Tappa velocissima che viene di passaggio perché tanto il palazzo Ciambra, alla Giudecca, costruito da una famiglia di banchieri ebrei alla fine del ‘300 è tuttora un’abitazione privata. Potete comunque guardare il bugnato a punta di diamante e gli ornamenti in stile plateresco, uno stile architettonico spagnolo molto ornato e fatto a imitazione dei lavori di argenteria (in spagnolo “plata” appunto).

Del quartiere ebraico vi è rimasto solo questo anche se a Trapani risiedeva la seconda comunità ebraica più grande della Sicilia.

Si dice che quando gli ebrei arrivarono qui trovarono un popolo più tirchio di loro. Non so se sia vero ma i trapanesi per essere tirchi so’ tirchi.

27. Pranzo alla trattoria del Corso

Potete uscire dal quartiere ebraico e andare in Corso Italia, dritti dritti alla Trattoria del Corso del signor Puccio, mangiare gli spaghetti con gli anemoni di mare o provare le tipiche busiate, ovvero riccioloni di pasta fatti con un ferro sottile, con il pesto alla trapanese, rosso, aglioso e buonissimo (e vegan se vi interessa) accompagnare tutto con un vino Inzolia paglierino e finire con una crema di mascarpone e amaretti da sturbo!

Oddio, ma davvero ho finito questo post? 😀

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com
Se vuoi dormire al Belveliero e iniziare la city walk da lì puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com .
Se preferisci il Granveliero per fare le colazioni con me scrivete a granveliero@gmail.com (aggiungi la parola d’ordine FIORE (avrai uno sconto) nella email! 😉 )

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Trapani, la città invisibile

Io ogni mattina mi alzo e mi metto al pc, rispondo alle mail e regalo ore della mia vita a internet, tutta la mattina e tutto il pomeriggio ma giuro che è quasi sempre per lavoro. Oggi, mentre ero intenta nella mia attività marinara quotidiana e cercavo di seguire un qualcosa chiamato dieta (perché navigare su internet, non so voi, ma a me fa venire una fame allucinante) mi sono imbattuta in un articolo sugli itinerari da fare nella Sicilia Occidentale. La dieta stava andando benissimo e i nervi erano tranquilli fino alla frase “Trapani non è una città particolarmente attraente” e BUM l’autrice passa oltre lasciandomi il cuoricino in ansia.

E un inaspettato sapore di disappunto ( per intenderci, la reazione vera è stata “Iiiiiiihhhhh EComeOsiiiBloggerScostumataECattiverrima?!?!?!“)

In realtà, quando sono andata a vivere a Palermo e ho iniziato lì la mia vita adulta pure io snobbavo la mia città e facevo spallucce davanti ai turisti che mi dicevano “Ma che bella Trapani, non immaginavo, non ne parla mai nessuno sulle guide“, “Beh, i gusti son gusti” rispondevo dentro di me.

Poi non so, sarà perché ho conosciuto Giovanni, sarà che mi sono ormai stabilita qui, spero che non sia per la vecchiaia, ma a me questa città comincia a piacere. E’ molto difficile vedere il posto in cui hai vissuto sempre, quindi staccare la spina per un bel po’ ti aiuta a riscoprirlo, così come 11 anni di differenza nel cervello e nel cuore. Palermo è tosta, o ti piace o la detesti, tutto il pacchetto, la cultura e i palazzi decadenti, il teatro e la gente che urla. E’ una città proprio figa, a me piace da morire perché è bella, sporca e viva ma non è per chi è delicato di stomaco.

Giovanni una volta mi raccontò di un suo ospite che un giorno prese l’autobus per Palermo, arrivò, si guardò intorno, si spaventò e risalì per tornare a Trapani! :’D

Trapani è di una sicilianità più sfumata ma non per questo meno autentica, semmai meno traumatica, in bilico tra il torpore delle piccole isole e i ruggiti coloriti delle grandi città del sud Italia.

E’ una città luminosa, ve lo dirò diverse volte in questo post, il mare scintilla e le facciate del centro storico ti rimandano cento gialli e bianchi sporchi che ti fa venir voglia di rimanere al sole come una lucertola. Lo smeraldo delle cupole ricoperte di maioliche. Luminosa e tranquilla, senza essere esasperatamente sonnacchiosa.

Esci di casa e vedi gente per strada salutarsi con un sorriso, i vecchietti e i negozianti che si vedono ogni giorno ma hanno ogni giorno qualcosa da dirsi e se la dicono quietamente per la via, che tanto è zona pedonale e il traffico è lontano da qui, anche se è due traverse più in là.

Puoi attraversare il centro storico in bicicletta, dalla villa Margherita fino al mare, con il sole che ti scalda, scampanellando quando incontri qualcuno di tua conoscenza, senza troppa paura di morire ad ogni incrocio. A me piace troppo far trillare il campanello della bici senza essere travolta dai clacson, rimbomba per tutta la strada, DRIIIIINNNN! (vabbè questa è una cretinata mia)

Scendi dalle Mura di Tramontana e c’è il mare (e se hanno ripulito la spiaggia dalle alghe puoi anche fare il bagno. Di solito lo fanno verso Giugno).
Vai alla Torre di Ligny e c’è il mare e anche se non è estate è bello affacciarsi dalla ringhiera dietro la torre, hai solo mare e scogli sotto di te e ti vengono i brividi, non solo per le vertigini.
Vai al porto (e c’è il mare) e se c’è il sole vieni accecato da tanti puntolini luminosi che ti fanno venire una gran voglia di prendere una barchetta e filartela. Se è inverno, fa freddo e c’è vento, ti allunghi la sciarpa fino al naso, l’aria ti taglia gli occhi e ti senti Corto Maltese mentre guardi gli esercizi di immobilità in volo dei gabbiani. Chissà perché lo fanno. Stanno lì, sospesi, fermi, in equilibrio mentre fanno braccio di ferro con le correnti ventose, né troppo in basso né troppo in alto e il mare grigio sotto che ribolle.

Quando passeggi e ti infili a Porta Botteghelle ti può capitare di trovare un vecchio tavolo di legno incrostato di vernice e tre seggiole. Per carità! non le toccare, proprio come fanno gli altri. Qua si capisce se le sedie sono abbandonate o vengono messe da parte apposta per essere usate il giorno dopo. E’ quasi certo che non siano state buttate via e se le tocchi non ci fai certo una bella figura.

Tanto artigianato, antico o reinventato, riscoperto o mai dimenticato da custodi fedeli ormai diventati artisti. Il corallo, le reti da pesca, l’argento e le maioliche, i dolci e i ricami.

Una piccola città dove trovi l’inaspettato che non ti aspetti.

Poi vabbè, >i mercati sono sempre colorati e chiassosi, con i venditori che urlano complimenti a caso nel tentativo di far girare qualche vanitosa verso la propria bancarella. Il parcheggio non si trova ma si crea e certe volte vengono fuori capolavori di ingegno tali che prima di fargli una multa gli fai una foto. I vecchietti fanno salotto in spazi morti della strada mettendo in cerchio le seggiole portate da casa perché così si chiacchiera meglio.
Ma queste cose credo avvengano ovunque in Sicilia, per fortuna.

Io faccio proprio pena a scrivere e non riesco a farvi capire ma tutte le volte che passeggio al porto e guardo le barche dondolare, mi sento pervadere da una “quiete accesa“, forse perché penso a questo posto come un altro pezzettino del puzzle Amore che mi ha regalato Giovanni. In fondo “di una città godi la risposta che dà a una tua domanda“, no?

Bando ai sentimentalismi e alle citazioni da Bacio Perugina, un mese fa ho scritto una lunga city walk su Trapani, ma lì per lì non sapevo da dove iniziare perché pensavo che a Trapani, culturalmente parlando, non ci fosse NIENTE. E’ la verità e me ne vergogno un po’ anche se poi ho recuperato alla grande. Ho fatto ricerche su ricerche, cercando di cavare qualche informazione utile e completa in mezzo alle stesse 4 frasi in croce copiate e incollate senza nemmeno correggere i “Qual’è”.

Ho scoperto che Trapani è davvero una città piccola e carina, un po’ medievale, tanto barocca e un pizzico liberty, sparso dove non ti aspetti…

…e che, ovviamente, ha una Storia, di cui nessuno sa nulla perché quei palazzi e quelle chiese ci sono sempre state, di là c’è il liceo che frequentavo e quella è la chiesa dove si è sposata mia cugina. In fondo questa città non è così poco attraente e banale e si merita davvero la visita di un giorno ma visto che in questo post ho scritto tante cretinate vi scriverò una miniatura della city walk da fare in una giornata intera a Trapani nel prossimo post 🙂

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com

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Fiori di primavera in Sicilia | Aprile

Wild fennel flowers in Sicily

Qualche giorno fa un signore ci fece notare che la gente crede che la Sicilia sia secca e gialla ma che questo accade perché vengono in vacanza qui a luglio o agosto e quando vengono in Aprile si stupiscono dei colori delle nostre campagne. La Sicilia non è affatto brulla! e ora che la bella stagione sembra aver definitivamente e repentinamente ingranato (da 15°C a 27°C in una settimana, che scherziamo? Fortuna che non ho mai completato l’ultimo cambio di stagione, quindi ho ancora roba a maniche corte in giro. Non è essere disordinati, è essere istintivamente pronti a tutte le evenienze) ci possiamo fare qualche passeggiata e presentare le prove.

Sulla flowers in Sicily

Sulla flowers in Sicily
I campi per adesso sono pieni di Sulla, ovvero Fiori fucsia per mucche contente.
E’ una pianta spontanea qui in Sicilia ma a volte viene appositamente seminata nelle terre destinate al pascolo e in questo mese d’Aprile ci sono interi tappeti rosa. È una pianta apprezzata da mucche e api. Si può anche mangiare nelle insalate e nelle frittate, sia le foglie che i fiori, ma non saprei dirvi che sapore abbia, l’ho letto mentre cercavo il nome esatto. Se non siete per le insalate new age potete sempre metterle in un vasetto con l’acqua, durano tanto.

Acetosella gialla, che prima conoscevo semplicemente come il fiore dallo stelo al sapor di limone. Sempre facendo ricerche su internet l’ho trovata sotto la dicitura ‘infestante’, perché sull’isola ce n’è davvero tanta, ma è così carina con i suoi fiori giallo limone che mi sembra poco gentile definirla così. Anche questa viene usata nelle insalate ma potete anche prenderne uno e spremerne lo stelo tra i denti, ha un leggero sapore aspro. Fatelo solo con quelli che raccogliete in aperta campagna, sarà meno probabile che un cane ci abbia fatto la pipì sopra. Mangiatene poco perché gli ossalati che contiene fanno male ai reni quando in eccesso. Credo sia l’erbaccia più tipica e carina della Sicilia.

Gladiolo selvatico in Sicilia
Gladiolo selvatico, io e la Poetessa lo scorso anno ne abbiamo raccolto una caterva passeggiando per i campi mentre le Nespule ci cercavano soli, tristi e sconsolati. Hanno fiori fucsia-violetto e abbiamo provato a piantarle, sono semplici ma eleganti. Non lasciateli sotto il sole dopo raccolti, muoiono subito (abbiamo perso metà del raccolto così). E ovviamente non sono riuscita a farli attecchire in vaso.

Sicilian broom Ginestra in Sicilia

La ginestra, quel fiore tanto amato da tua madre, ragion per cui tuo padre non esitava a fermarsi nelle piazzole di sosta sulla A29 (Palermo-Mazara del Vallo-Trapani) per tagliarne fascioni interi. Ecco che ricordo (molto vecchio) ho di questi arbusti dai fiori gialli.
– Ricordo numero 2: hanno un fusto terribilmente tenace quindi devi avere un coltello dietro per poterli tagliare, non per niente la loro fibra veniva usata per fare cordami.
– Ricordo numero 3: profumano e piacciono alle api (cosa scoperta mentre papà imperturbabile le raccoglieva).
– Ricordo numero 4: Sono molto resistenti e poco esigenti ma possono beccarsi gli afidi (cosa scoperta dopo aver abbracciato con entusiasmo il fascione per portarlo alla mamma).
– Ricordo numero 5: alla mamma erano piaciuti proprio tanto.
– Ricordo numero 6: Quella sera davano in tv l’orrida versione hollywoodiana de ‘La casa degli spiriti‘.


Le margherite puzzolenti e quelle (forse) da camomilla. Mi sono sempre piaciute le margherite di campo ma mi sono sempre rifiutata di metterle a tavola e averle a venti cm dal naso, visto che, insieme ai gigli, sono i fiori più puzzolenti con cui abbia mai avuto a che fare. Quelle piccoline bianche, che ricoprono i prati rimanendo basse basse sono molto più simpatiche, quando le vedo mi ricordano i fiorellini stampati sulla carta igienica profumata Camomilla 😀 che mi compravano quand’ero piccola.

Poppies in Sicily

I papaveri. Ormai ne vedo solo qualche esemplare isolato in campagna, ma quando io e i miei fratelli eravamo piccoli, mia madre ci portava a vedere intere macchie rosse nei quadrati di terra incolti, tra i palazzi della periferia di Trapani. Ora come allora mi dispiace la loro delicatezza e fragilità, ragion per cui non si possono raccogliere per metterli in un vasetto a casa per rallegrare il tavolo.

Wild fennel flowers in Sicily
Finocchio selvatico per trovare il nome di questa pianta ho faticato ma le campagne ne sono zeppe, queste qua le ho fotografate a Segesta, vicino al tempio. E’ una pianta selvatica simpatica, che fa parte delle Ombrellifere per via delle cupole floreali gialle. A quanto pare il finocchio serve a tutto, ma io direi che l’uso più importante del finocchio selvatico sia nella pasta con le sarde (non questi ad alberello ipertrofico, i rametti piccoli e tenerelli) e vabbè poi serve pure per il mal di pancia, per il vomito, per il fegato, i semi servono per condire l’impasto della salsiccia che si fa solo qui in Sicilia e a quanto pare possono avere effetti allucinogeni O_O


Cardo versione giallo oro e versione viola, verso la fine di Aprile, quando comincia a fare davvero caldo, li trovate ovunque. Qui sono praticamente infestanti ma le distese di spine e fiori viola sono carine se non ci devi passare vicino (o con un gregge) e non so perché tutte le volte mi fanno pensare a Lady Gaga. E’ anche il fiore che ricorda il pastore siciliano Dafni, figlio del dio Hermes e di una ninfa, bellissimo come tutti i pastori della mitologia greca di cui si sono persi i geni nei pastori odierni; alla sua morte (fu vittima di un delitto passionale per mano di una ninfa tradita) la Terra, per il gran dolore, fece nascere il cardo.

wild iris F

Iris selvatico è uno dei fiori spontanei più eleganti e nascosti nei campi, sono piccoli piccoli. Ho scoperto che il suo nome in greco vuol dire arcobaleno e a me basta 🙂 (se per caso vi trovate una zappetta in tasca potete provare a tirar fuori il bulbo e ripiantarlo in casa, altrimenti lasciatelo dove sta, è un peccato perderlo così)

unknown wild flowers F

Il fiore del Mistero nel senso che non so che fiore sia ma mi piaceva l’idea di fargli una foto così dall’alto, come tanti piccoli soli

Questi sono i fiori che ho visto in queste scampagnate di Aprile, io ho una fissa per le foto floreali e quindi DOVEVO scriverci un post. Durante le passeggiate sono quella che resta sempre indietro e mi prendono puntualmente in giro per questo ma mi piace raccogliere testimonianze della loro effimera bellezza. Quando rivedo queste foto è come quando piccoli momenti gioiosi ti vengono in mente per un attimo, non ti faranno felice né ti risolveranno i problemi però cinque minuti di bellezza al giorno non cadono mai nel vuoto.

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Nuvole di salina. Storia di due amanti in fuga.

Trapani salt pans with Erice view

ENGLISH” version!

Se stai con un uomo che lavora con il turismo in una città di mare, l’estate non esiste.
Nessuna quindicina di ferie per squagliarsi ogni giorno in spiaggia, nessun test su Fb ‘Sei racchettonista o tintarella forevva?’, niente Cosmopolitan con cui azzerare definitivamente il neurone sciolto e non caschi in quelle situazioni da ‘Tesoro, ci sono i bambini!‘.

Bon, ne abbiamo preso atto.

Ci si consola pensando ai nostri quarant’anni pelle liscia come la seta e a quelli dei nostri amici pelle arrapacchiata come una mela vecchia 3:D

In estate io e Giovanni diventiamo amanti e la nostra relazione un susseguirsi di lillipuziane fughe romantiche. Come ogni relazione clandestina che si rispetti l’idea da tenere bene in mente è quella del ‘Carpe diem‘, cogli l’attimo, quello in cui si prospetta (si prospetta, eh!) che tutto il mondo si dimentichi misteriosamente del numero di cellulare del mio amato per un paio d’ore perché è dall’estetista, all’allenamento di tennis o al mare con un’amica e tu, amante impegnata in millemila faccende mentre ogni tanto un pensiero fugace scivola nella constatazione del tuo amore proibito, ricevi la tanto agognata telefonata ‘Sono libero fino alle sette!‘.

EVVIVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA finalmente si va al mare!!!!!

Per qualche ora possiamo uscire allo scoperto e non vergognarci del nostro amore, sconosciuti ragazzi in fuga in mezzo a sconosciuti professionisti della tintarella che non hanno niente da chiederti per questa estate, perché tanto la loro cabina al Lido delle Sirene l’hanno prenotata dieci mesi fa e schifano la tua pelle da worm dall’alto delle loro depilate sopracciglia oleose.

Tiri fuori il costume dalla naftalina, ti metti tre litri di crema protezione bambini, infili nello zainetto di battaglia il telo cercato per due ore a casa perché nemmeno te lo ricordavi più dove fosse riposto, come una deficiente non fai altro che pensare ‘Evviva si va al mare, evviva andiamo al mare, evviva non sembreremo più dei cadaveri, evviva, mi ricorderò ancora come si fa? Per fortuna dicono che nuotare sia come la bicicletta, non si scorda più’.

EVVIVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

E’ in questo frangente che la dolce metà cade in un coma profondo e recupera le energie perse nell’ultima devastante settimana di inizio agosto e fa passare le ore.

Porca paletta! E il mare???

Come tutti gli adulti sanno, o dovrebbero sapere, quando deludi simili aspettative fanciullesche DEVI RIMEDIARE e non c’è storia. Quindi arriva il compromesso della fuga alle saline Calcara in un’ora e mezza.

Presa!

Anche perché le luci dopo le cinque e mezza cambiano e tra acqua, sale, fenicotteri e scintillame diventa una minifuga muy romantica e tranquilla. Via veloci allora, svicolo per Nubia e dritti verso il cancello delle Saline Calcara. Una volta ci si poteva entrare, ora non più, ma conosciamo Marruggio e allora magari possiamo entrare ( lo spirito non è il menefreghismo per le regole, è l’ottimismo maschile e la fiducia nell’amicizia :D).

E infatti appena ci beccano ci dicono di tornare indietro perché la macchina qui non ci può più entrare, ordini del WWF. Ottimista torna indietro con la macchina e io vado a far foto senza fretta e telefonini in giro. Solo le vasche e l’acqua ferma. Silenzio.

tufo della salina calcara a nubia

salina calcara a nubia

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Silenzio Scintillio Terra Sole

riserva delle saline a trapani
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Silenzio
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riserva naturale salina calcara trapani
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Ma il silenzio comincia a fare rumore. Qua l’acqua non è tutta ferma nelle vasche a luccicare, c’è un piccolo fiume salato che viene dal mare, proprio dove ci sono quelle poche piante verdi in mezzo al deserto di terra rossa e sale. Va così piano che si sente appena ma sotto le righe stondate della corrente è vivo e qualcosa, forse un pesce, ti fa venire il cuore a nocciolina con il suo guizzo poco più avanti, restano solo i cerchi. E’ il posto o il momento o tutti e due dove non ti chiedi niente e non pensi a niente.

Guardi e basta.

Nemmeno osservi perché se osservi pensi.

Guardi e ascolti.

E te lo godi senza pensare di farlo.

Lo senti.

riserva naturale saline di nubia

animali in salina

Ad un certo punto a farsi sentire davvero sono gli uccelli, che si sono riappropriati di questo deserto e anche la cadenza dei loro versi è diversa, non all’unisono, non tutti insieme, non un baccano confuso di starnazzatori ma quasi un botta e risposta, un dialogo nella Natura che non turba l’armonia di questo posto, anzi la enfatizza perché si sente libera di esprimersi. Durante le pause nel dialogo qui c’è così tanto silenzio che senti i passi delle formiche e il crit crit sul terreno di non so che insetto. E’ in questa oasi che ti viene da fare quello che magari non faresti quando sei con gli altri e magari di fretta, passeggiare sui muretti tra le vasche.

Stradina stretta ingombra di piante mai viste e acqua allippata di verde a destra e a sinistra, ormai sei in mezzo alla palude e indietro non si torna, tanto vale farsi tutto il percorso in mezzo alle nuvole specchiate a raccogliere conchiglie sulla terra, tra le piante unite da ragnatele.

salt pans in sicily

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Ma chi ti insegue qua per questa ora? Gli altri fanno cose serie, tu scopri i bozzoli tra le piante. La presenza umana è lontana, qualche turista in fondo lo vedi, sul solito stradone principale, quello che porta direttamente al mulino e ha l’aria rassicurante dell'”autorizzato“. Tra le saline non so se sia proibito passeggiare, qui semplicemente non c’è nessuno a dirti di no, quindi chissà ma intanto mi godo il deserto di luce dove di tanto in tanto si scorge qualche residuo di umanità, una carriola, per ora abbandonata perché ancora è presto per la raccolta del sale.

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E’ in questo percorso strambo che mi raggiunge il principe con la maglietta azzurra e per fortuna non ha l’aria di pensare ‘Ma tu vedi dove si va ad infilare questa qua‘.

Insieme saltiamo da una vasca all’altra, tenendoci lontani dal mulino a noi così familiare, girandoci intorno a guardarlo come non lo vediamo mai, dai lati ammucciati, fino ad arrivare in una spiaggia, ma pure questo c’è in salina, rive bassissime di terra marziana incrostata di sale e bagnata da acque terrestri. I pesciolini neri sulla riva nuotano ignari della tua esistenza, tu sei grande ma questo non li turba minimamente.

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E poi alla fine ci arrivi, il deserto cambia, dal caldo rosso al bianco glaciale che brucia, ti fa la pelle di cuoio rimandandoti mille soli e ti acceca, ma di questo all’oasi tutta intorno, vicina eppure lontanissima, non importa e squadre di fenicotteri rosa si alzano in volo ordinate.

Ormai siamo sullo stradone battuto dai turisti, un’ora e mezza è passata.

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Pensavate di scansarvi i fiori almeno qui in salina? Non scherziamo, eh!

Pensavate di scansarvi i fiori almeno qui in salina? Non scherziamo, eh!

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La Grotta Mangiapane, Seconda puntata (Dove le caprette ti fanno ciao!)

Grotta Mangiapane a Custonaci
Da questo blog nessuno direbbe che mi piace tanto fotografare le piante :D

Da questo blog nessuno direbbe che mi piace tanto fotografare le piante 😀

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Ci eravamo lasciati con le Nespule che mi sfottevano perché fotografo di tutto durante una gita di marzo e potete leggerlo qui….. per fortuna poi decidono di parlare con il signor Mangiapane, un vecchietto che fa il custode e vive in una delle case vicino all’ingresso, parente dei vecchi proprietari di queste grotte (sì è assurdo, c’è gente che possedeva una grotta).

Qui una casa è ancora abitata :)

Qui una casa è ancora abitata 🙂

Giovanni non è decisamente uno di quei giovani che trovano noiosi i vecchietti anzi apprezza le storie che hanno da raccontare e beato lui perché le storie sono belle ma io appena partono con il dialetto vorrei spararmi perché non ci capisco quasi niente, non si tratta di qualche parola, è proprio un’intera lingua a parte certe volte. Loro vorrebbero pure soddisfazione e domande pertinenti e ci provo ma poi mi arrendo e sono costretta ad annuire cercando di beccare il momento giusto e non farmi sgamare….ci sto lavorando però!

Tornando a Giovanni, oltre a trovarsi bene con i vecchietti e la loro lingua, è affezionatissimo a questo posto perché ci veniva spesso da piccolo e perché i parenti di sua nonna vivevano proprio qui.

Questa lunga premessa per dire che lui e il signor Mangiapane si ritrovano e decidono di perdersi nei racconti insieme al signor Carlino davanti a un bicchiere di vino rosso (il signor Carlino non rifiuta MAI quindi occhio a cosa gli offrite per essere gentili :D), seduti in una cucina ante guerra…invidia? no, ci saranno altre occasioni per vederla, piuttosto vuol dire che io e la Poetessa siamo libere di riguardare la montagna senza stare attente ai nostri due pasticcioni.

Due Nespule curiose (+ un pozzo)

Due Nespule curiose (+ un pozzo)

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Anche se non le vedete qui ci sono delle galline (che non scorrazzano come il pavone)

Anche se non le vedete qui ci sono delle galline (che non scorrazzano come il pavone)

Fa una strana impressione questo posto, la grotta sembra la casa di un gigante e le casette sembrano i suoi giochi, entrandoci ti aspetti di veder tornare Polifemo, da lontano si sente perfino lo scampanellio dei collari di due caprette che scendono dalla montagna vicina per tornare nella loro casetta al villaggio. Ma dove le vedi oggi le caprette saltellare giù per la montagna? Qui tutto è colore e pace ed è inevitabile pensare agli uomini primitivi che ogni sera tornavano a casa e godevano della vista panoramica sulla baia di Cornino mentre il sole tramontava. Il mare oggi è grigio come è giusto che sia in questa stagione un po’ incerta ma tra poco sarà il periodo in cui il mare è solo scintillante e il tramonto ha i colori dell’arcobaleno. Visto che domani è lunedì un po’ invidio il signor Mangiapane, lui può stare qui e dimenticarsi di tutto e tutti ma forse anche gli altri si sono dimenticati di lui. Ecco. Quando vai in questi posti sperduti riesci un po’ ad estraniarti dalla tua routine e a dimenticare le cose da fare, le scadenze, le responsabilità e non vorresti più tornare, tre ore sono troppo poche, ma io vorrei dimenticare ancora un po’ queste cose e rimanere qui in questa pace. L’egoismo (ma forse è solo la stanchezza delle pressioni quotidiane, egoismo è una parola troppo brutta e non voglio essere così ingiusta con me stessa) e anche un po’ l’ipocrisia mi stanno facendo straparlare. Vivere come gli uomini primitivi, dimenticarsi di casa e famiglia e università, stare con le caprette….ammesso di riuscire a stare senza un bagno, l’acqua corrente e la luce a tempo indeterminato dubito che riuscirei a stare lontana così a lungo…perché forse noi vogliamo per un po’ dimenticarci di qualcosa o qualcuno, ma non potremmo soffrire di essere dimenticati dagli altri. Stanchezza, ipocrisia…voglio dimenticare anche voi per un po’ e voglio solo concentrarmi sulla bellezza di questo posto e apprezzarlo per quello che è e basta, un luogo tranquillo e bello, con una buona aria e salutare verde, tanto questa gita sta per finire e non ci sarà traccia né di stanchezza né di ipocrisia ma solo la pace di un bel luogo e domani poi si vedrà…

La casa di Polifemo

La casa di Polifemo

Niente pipistrelli (per ora)

Niente pipistrelli (per ora)

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Qui si usa mettere la zucca o i meloni fuori perché si conservano a lungo (se non piove)

Qui si usa mettere la zucca o i meloni fuori perché si conservano a lungo (se non piove)

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Le ricotte di Polifemo

Le ricotte di Polifemo

Le montagne sono rossastre con ferite bianche dal taglio netto, sembrano le gigantesche ricotte al forno di Polifemo (lo so, la mia perversione riesce a farmi ricondurre tutto al cibo) e poi verde, tanto verde. Mentre passeggiamo tra le varie casette io e la Poetessa ci avviciniamo alla capanna del fabbro e troviamo un mucchio di oggetti di ferro arrugginito abbandonati. Ormai è buio quindi capire cosa sono è difficile ma riusciamo a trovare un cuore che inevitabilmente prendo, con ironico scorno della Poetessa che dichiarerà a tutti che le ho “rubato il cuore!” :D…. forse non avrei dovuto prenderlo anche se arrugginito e buttato in un angolo ma mi piaceva l’idea di aver trovato un cuore qui perché un anno fa è stato davvero così ma questa è un’altra storia….. 😉

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I segreti del muretto....

I segreti del muretto….

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....e i segreti del signor Mangiapane! :)

….e i segreti del signor Mangiapane! 🙂

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Non tutte le caprette qui saltellano felice giù per la montagna

Non tutte le caprette qui saltellano felice giù per la montagna

Il cuore ritrovato :)

Il cuore ritrovato 🙂

Percorso: Potete arrivare alla Grotta con l’auto come abbiamo fatto noi dal Lungomare Dante Alighieri proseguendo in direzione Nord Est , prendete la SP 20 (Trapani – Bonagia) direzione Custonaci, alla rotonda girate a sinistra e immettetevi sulla SP18, la Via dei Marmi, quindi seguite le indicazioni per Scurati. C’è anche il pullman, la compagnia è AST, vi metto qui il numero 0923 21021

Distanza: 19 Km circa

Tempo: 30-40 minuti senza traffico

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a : fioredinespula@gmail.com
Se vuoi dormire al Belveliero e poi venire a vedere la grotta Mangiapane puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com (se vuoi ricevere un piccolo sconto aggiungi la parola d’ordine FIORE nella email! 😉 )

La Grotta Mangiapane, Prima puntata (Due Fiori e due Nespule)

Carretto siciliano alla Grotta Mangiapane sicilian cart in Custonaci

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(Avevo scritto la bozza di questo articolo a marzo, quindi diverse settimane fa, ma solo ora lo sto pubblicando, quindi non sono stata alla grotta in questi giorni. Vi trascrivo il testo così come era stato abbozzato perché mi sembrava venuto carino e perdonatemi chiunque voi siate 😛 )

La Grotta Mangiapane o di Scurati, a Custonaci, è un posto a cui sono molto affezionata e quindi abbiamo deciso di fare una mini gita in quattro, i due fiori, Moi e La Poetessa, e le due Nespule che ci sono toccate in sorte per poter essere messe sulla lista per il processo di beatificazione, Giovanni e il Signor Carlino.

come sempre noi partiamo dal nostro quartier generale al porto (ve ne avevo parlato anche qui) e prendiamo per il lungomare, direzione Custonaci. Fare questa strada a metà pomeriggio la domenica ha un effetto calmante e ti fa dimenticare ancora per un po’ che il week end è finito e hai una caterva di cose da fare a casa, altro che andare per le campagne…però da una parte sei affiancato dal mare, dall’altro ci sono terreni incolti ancora pieni di erba verde e fiorellini gialli e ancora più in fondo, a destra, ci sono le montagne bianche fatte a fette per prendere il marmo. Ogni tanto attraversi mucchietti di case e passi gruppi di vecchietti che già cominciano ad uscire fuori a chiacchierare sul parroco e sui nipoti, perché ieri non ne hanno parlato abbastanza e ormai a una certa etá c’è tempo per tutto e domenica non è il giorno che non ti godi abbastanza perché domani è lunedí. È troppo strano passare per queste campagne a questa ora del giorno in questo giorno della settimana. Il tempo si dilata anche se il riposo è finito e l’atmosfera è cosí molle ma l’aria cosi aperta e fresca che pure tu hai la sensazione che ci sia tempo per ogni cosa (…sensazione…facciamo più un’illusione. Quanto ti odio lunedì). Per quasi tutto il tragitto percorri una strada larga e immersa tra le campagne, verso la fine Giovanni si infila in una stradina strettissima affincata da villette costruite proprio a ridosso della roccia. Non saprei dirvi se questo sia un percorso obbligato oppure se sia il mio zito (ragazzo/fidanzato) ad avere questa passione un po’ spaccona e molto primitivamente maschia di cimentarsi in queste strategie di guida millimetrica peró qui è bello perché se allunghi la mano dal finestrino puoi raccogliere i limoni direttamente dagli alberi giá pieni e puoi contare i ragazzi stipati dentro la macchina che sei costretto a incrociare a passo di lumaca, quattro davanti, cinque dietro e tre NEL cofano con le gambe penzoloni fuori (La passione per il millimetrismo ottimista è anche una peculiaritá dei giovani :D). E poi finalmente ci arrivi, alla grotta Mangiapane, altrimenti detta di Scurati.

Orribile foto by me

Orribile foto by me

Quasi tutte le volte che sono venuta qui non c’era anima viva e quindi puoi davvero godertela in santa pace. La grotta era dimora dell’uomo primitivo ma il vero scoop è che era abitata fino agli anni ’50 e infatti qui c’è il piccolissimo villaggio di Scurati, ormai disabitato ma non abbandonato visto che è sede di un museo vivente delle arti e dei mestieri che si tiene in diversi periodi dell’anno. Il villaggio inizia fuori ma continua anche dentro alla grotta, fin dove questa lo permette. Le case sono quasi tutte chiuse ma in alcune puoi infilare la testa dentro la finestrella per sbirciare un altro mondo.

Le case sono DENTRO il villaggio (con grande sprezzo dei pipistrelli)

Le case sono DENTRO il villaggio (con grande sprezzo dei pipistrelli)

Dentro la grotta :)

Dentro la grotta 🙂

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Una finestra? NO! Una macchina del tempo!

Una finestra? NO! Una macchina del tempo!

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Qui il pane viene ancora cucinato VERAMENTE quando viene inscenato il Presepe vivente :)

Qui il pane viene ancora cucinato VERAMENTE quando viene inscenato il Presepe vivente 🙂

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Gli intrusi siamo noi

Gli intrusi siamo noi

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La Signora Pavonessa

La Signora Pavonessa

Qui tutto è pace e silenzio e puoi trovare un pavone che passeggia libero senza darti troppa retta, alla faccia di qualche galletto, meno furbo o privilegiato, chiuso in gabbia. Guardare il panorama da dentro è magico, i due lembi di roccia laterali e le case ai lati fanno da tende scostate su una cartolina della baia di Cornino. Questo posto è talmente bello e tranquillo da indurre alla riverenza persino le due nespule…per circa 50 secondi filati…poi iniziano a nascondersi e a prenderti in giro per la tua smania fotografica quasi diarroica di fronte al mare, alle piante e alle case vuote ma forse loro non hanno paura di dimenticare e degli scherzetti mutanti dei ricordi

La Baia di Cornino. La pace che ti trasmette questo posto è incredibile

La Baia di Cornino. La pace che ti trasmette questo posto è incredibile

e poi qui ci sono “zabbare“(le agavi), bouganville viola, fichi d’india dai fiori gialli, nespole ancora verdi, zagare bianche e profumate, pavoni e teschi di capre, montagne color mattone, meloni e zucche abbandonate sui tetti (perché essendo dei frutti a lunga conservazione una volta venivano lasciati all’aria aperta poggiati sulle tegole o sul balcone), cani che somigliano al Nebbia di Peter, Amici e Amore, perché non dovrei portarli con me quando questa giornata sarà finita?

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"Natura, Natura, io sono la tua sposa. Prendimi!"  (che film è?)

“Natura, Natura, io sono la tua sposa. Prendimi!” (che film è?)

Percorso: Potete arrivare alla Grotta con l’auto come abbiamo fatto noi dal Lungomare Dante Alighieri proseguendo in direzione Nord Est , prendete la SP 20 (Trapani – Bonagia) direzione Custonaci, alla rotonda girate a sinistra e immettetevi sulla SP18, la Via dei Marmi, quindi seguite le indicazioni per Scurati. C’è anche il pullman, la compagnia è AST, vi metto qui il numero 0923 21021

Distanza: 19 Km circa

Tempo: 30-40 minuti senza traffico

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