Nuvole di salina. Storia di due amanti in fuga.

Trapani salt pans with Erice view

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Se stai con un uomo che lavora con il turismo in una città di mare, l’estate non esiste.
Nessuna quindicina di ferie per squagliarsi ogni giorno in spiaggia, nessun test su Fb ‘Sei racchettonista o tintarella forevva?’, niente Cosmopolitan con cui azzerare definitivamente il neurone sciolto e non caschi in quelle situazioni da ‘Tesoro, ci sono i bambini!‘.

Bon, ne abbiamo preso atto.

Ci si consola pensando ai nostri quarant’anni pelle liscia come la seta e a quelli dei nostri amici pelle arrapacchiata come una mela vecchia 3:D

In estate io e Giovanni diventiamo amanti e la nostra relazione un susseguirsi di lillipuziane fughe romantiche. Come ogni relazione clandestina che si rispetti l’idea da tenere bene in mente è quella del ‘Carpe diem‘, cogli l’attimo, quello in cui si prospetta (si prospetta, eh!) che tutto il mondo si dimentichi misteriosamente del numero di cellulare del mio amato per un paio d’ore perché è dall’estetista, all’allenamento di tennis o al mare con un’amica e tu, amante impegnata in millemila faccende mentre ogni tanto un pensiero fugace scivola nella constatazione del tuo amore proibito, ricevi la tanto agognata telefonata ‘Sono libero fino alle sette!‘.

EVVIVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA finalmente si va al mare!!!!!

Per qualche ora possiamo uscire allo scoperto e non vergognarci del nostro amore, sconosciuti ragazzi in fuga in mezzo a sconosciuti professionisti della tintarella che non hanno niente da chiederti per questa estate, perché tanto la loro cabina al Lido delle Sirene l’hanno prenotata dieci mesi fa e schifano la tua pelle da worm dall’alto delle loro depilate sopracciglia oleose.

Tiri fuori il costume dalla naftalina, ti metti tre litri di crema protezione bambini, infili nello zainetto di battaglia il telo cercato per due ore a casa perché nemmeno te lo ricordavi più dove fosse riposto, come una deficiente non fai altro che pensare ‘Evviva si va al mare, evviva andiamo al mare, evviva non sembreremo più dei cadaveri, evviva, mi ricorderò ancora come si fa? Per fortuna dicono che nuotare sia come la bicicletta, non si scorda più’.

EVVIVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

E’ in questo frangente che la dolce metà cade in un coma profondo e recupera le energie perse nell’ultima devastante settimana di inizio agosto e fa passare le ore.

Porca paletta! E il mare???

Come tutti gli adulti sanno, o dovrebbero sapere, quando deludi simili aspettative fanciullesche DEVI RIMEDIARE e non c’è storia. Quindi arriva il compromesso della fuga alle saline Calcara in un’ora e mezza.

Presa!

Anche perché le luci dopo le cinque e mezza cambiano e tra acqua, sale, fenicotteri e scintillame diventa una minifuga muy romantica e tranquilla. Via veloci allora, svicolo per Nubia e dritti verso il cancello delle Saline Calcara. Una volta ci si poteva entrare, ora non più, ma conosciamo Marruggio e allora magari possiamo entrare ( lo spirito non è il menefreghismo per le regole, è l’ottimismo maschile e la fiducia nell’amicizia :D).

E infatti appena ci beccano ci dicono di tornare indietro perché la macchina qui non ci può più entrare, ordini del WWF. Ottimista torna indietro con la macchina e io vado a far foto senza fretta e telefonini in giro. Solo le vasche e l’acqua ferma. Silenzio.

tufo della salina calcara a nubia

salina calcara a nubia

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Silenzio Scintillio Terra Sole

riserva delle saline a trapani
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Silenzio
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riserva naturale salina calcara trapani
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Ma il silenzio comincia a fare rumore. Qua l’acqua non è tutta ferma nelle vasche a luccicare, c’è un piccolo fiume salato che viene dal mare, proprio dove ci sono quelle poche piante verdi in mezzo al deserto di terra rossa e sale. Va così piano che si sente appena ma sotto le righe stondate della corrente è vivo e qualcosa, forse un pesce, ti fa venire il cuore a nocciolina con il suo guizzo poco più avanti, restano solo i cerchi. E’ il posto o il momento o tutti e due dove non ti chiedi niente e non pensi a niente.

Guardi e basta.

Nemmeno osservi perché se osservi pensi.

Guardi e ascolti.

E te lo godi senza pensare di farlo.

Lo senti.

riserva naturale saline di nubia

animali in salina

Ad un certo punto a farsi sentire davvero sono gli uccelli, che si sono riappropriati di questo deserto e anche la cadenza dei loro versi è diversa, non all’unisono, non tutti insieme, non un baccano confuso di starnazzatori ma quasi un botta e risposta, un dialogo nella Natura che non turba l’armonia di questo posto, anzi la enfatizza perché si sente libera di esprimersi. Durante le pause nel dialogo qui c’è così tanto silenzio che senti i passi delle formiche e il crit crit sul terreno di non so che insetto. E’ in questa oasi che ti viene da fare quello che magari non faresti quando sei con gli altri e magari di fretta, passeggiare sui muretti tra le vasche.

Stradina stretta ingombra di piante mai viste e acqua allippata di verde a destra e a sinistra, ormai sei in mezzo alla palude e indietro non si torna, tanto vale farsi tutto il percorso in mezzo alle nuvole specchiate a raccogliere conchiglie sulla terra, tra le piante unite da ragnatele.

salt pans in sicily

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Ma chi ti insegue qua per questa ora? Gli altri fanno cose serie, tu scopri i bozzoli tra le piante. La presenza umana è lontana, qualche turista in fondo lo vedi, sul solito stradone principale, quello che porta direttamente al mulino e ha l’aria rassicurante dell'”autorizzato“. Tra le saline non so se sia proibito passeggiare, qui semplicemente non c’è nessuno a dirti di no, quindi chissà ma intanto mi godo il deserto di luce dove di tanto in tanto si scorge qualche residuo di umanità, una carriola, per ora abbandonata perché ancora è presto per la raccolta del sale.

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E’ in questo percorso strambo che mi raggiunge il principe con la maglietta azzurra e per fortuna non ha l’aria di pensare ‘Ma tu vedi dove si va ad infilare questa qua‘.

Insieme saltiamo da una vasca all’altra, tenendoci lontani dal mulino a noi così familiare, girandoci intorno a guardarlo come non lo vediamo mai, dai lati ammucciati, fino ad arrivare in una spiaggia, ma pure questo c’è in salina, rive bassissime di terra marziana incrostata di sale e bagnata da acque terrestri. I pesciolini neri sulla riva nuotano ignari della tua esistenza, tu sei grande ma questo non li turba minimamente.

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E poi alla fine ci arrivi, il deserto cambia, dal caldo rosso al bianco glaciale che brucia, ti fa la pelle di cuoio rimandandoti mille soli e ti acceca, ma di questo all’oasi tutta intorno, vicina eppure lontanissima, non importa e squadre di fenicotteri rosa si alzano in volo ordinate.

Ormai siamo sullo stradone battuto dai turisti, un’ora e mezza è passata.

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Pensavate di scansarvi i fiori almeno qui in salina? Non scherziamo, eh!

Pensavate di scansarvi i fiori almeno qui in salina? Non scherziamo, eh!

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a : fioredinespula@gmail.com
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Metti un weekend con Federico III ed Eleonora d’Angiò ad Erice. Tra comparse e schermidori adesso è davvero Medioevo!

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Sì un weekend, non un paio d’ore come fanno tutti.

Primo tentativo sabato scorso di sera: viaggetto in funivia, cena in un ristorante ericino troppo buono, si fanno le 22, sentiamo in lontananza i tamburi e cerchiamo di dirigerci verso il tam tam.

Niente, sono passati e hanno finito.

Incrociamo una ragazza in tunica mentre a noi stanno cadendo le mani per il freddo e niente, il corteo con i mangiatori di fuoco passerà tra non meno di mezz’ora ma intanto possiamo provare al castello che ancora qualcosa la fanno, ci sono gli stands e uno spettacolo teatrale. Andiamo!

…e dopo una giornata a menarla mica aspettano noi, quelli stanno sbaraccando tutto. Mentre gli altri si tolgono i costumi noi riusciamo a raccattare un bicchiere di Inzolia, con libera offerta, versato da una brocca di maiolica, che fa tanto scena, e da un oste medievale, che fa ancora più scena.

Ehi un momento! ritorniamo in piazza! La ragazza ha detto che ci sono i mangiatori di fuoco. Si ritorna in piazza allora, vabbè secondo te non troviamo lo spettacolo già finito e la fiumana di gente che ha visto tutto e commenta?

Di questo “incontro” c’è rimasta solo la visione di drappi broccati svolazzanti per le strade principali 😦 ‘Amore, facciamo un giro tra stradine piccine picciò mentre tu guardi i cortili e io mi ammiro i batacchi’, e dopo un quarto d’ora, sconfitti dal freddo (in realtà Giovanni): “Tesoro, torniamo a casina”.

Fine Primo Round.

A proposito, è la FedEricina, una manifestazione medievale per ricordare la venuta ad Erice di Federico III e di sua moglie Eleonora d’Angiò durante i Vespri Siciliani. E’ il primo anno che la fanno e ha richiamato diversi gruppi di suonatori, figuranti e schermidori da tutta la Sicilia.

Sor Federico...

Sor Federico…

...e la Sora Eleonora

…e la Sora Eleonora

Secondo Round.

Due giorni dopo , Festa della Repubblica. Giovanni inaspettatamente libero, tempo che minaccia pioggia ‘Tesoro dove vuoi andare?‘… ma per una volta che fanno una cosa figa vuoi che non si ritorni? Tanto piove e alle saline non si apprezza bene con i nuvoloni, torniamo a Erice!

Evviva!!!! Il corteo c’è, c’è, c’è ancora! Ci arriviamo per il rotto della cuffia come al solito nostro, ma ci arriviamo.

E’ il raduno dei “cortei Storici di Sicilia” e li becchiamo durante la sfilata verso Porta di Trapani, sulla strada principale, direzione il Real Duomo. E’ una sfilata che dà soddisfazione perché è davvero lunga, ma non troppo e puoi godertela abbastanza senza annoiarti. Inoltre la strada, Corso Vittorio Emanuele, non è che sia grandissima, quindi potevamo ammirare l’imponente lavoro di sartoria e volendo avere pure la sfacciataggine di toccarlo, tanto eravamo vicini. Tra perle, ricami e cotte metalliche sembra di essere nella versione (molto) educanda del Trono di Spade.

Federico ed Eleonora nella mia versione (più carini)

Federico ed Eleonora nella mia versione (più carini)

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Sembrano le Tre Marie del panettone! :D

Sembrano le Tre Marie del panettone! 😀

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Cosa si ricorda? La venuta di Federico III e di Eleonora d’Angiò a Erice durante i Vespri Siciliani, nel XIII secolo. Ma come, Erice è così antica? Beh se pensate che qui si parla dei primi insediamenti nell’VIII secolo a.C. praticamente Federico è venuto ieri. Senza voler annoiare nessuno con una lezione di Storia (magari un’altra volta), i Vespri furono una rivolta dei siciliani che non volevano essere dominati dai francesi e chiesero aiuto agli Aragona. I siciliani chiesero a Federico III di diventare il loro re e fu ufficialmente eletto dal Parlamento siciliano, un Parlamento all’avanguardia, in anticipo anche su quello inglese, visto che vi faceva parte anche una rappresentanza cittadina che poteva partecipare all’elaborazione delle leggi (almeno sulla carta). Insomma Federico accettò e non si spostò più dalla Sicilia, ma se la girò in lungo e in largo e arrivò anche ad Erice, per poter continuare la guerra contro i francesi e contro Napoli.

Se aguzzate la vista vedrete la bandiera della Sicilia, nata proprio in occasione dei Vespri!

Se aguzzate la vista vedrete la bandiera della Sicilia, nata proprio in occasione dei Vespri!

La torre accanto al Duomo infatti era una torre di avvistamento, poi riciclata in campanile. Anche il Duomo fu fatto costruire da Federico, come ringraziamento per l’ospitalità, peccato che per farlo fece usare pezzi dell’antico Tempio di Venere e infatti dicono che si possono vedere delle croci egizie molto più antiche (“dicono” perché io ci sono entrata solo una volta e non me la ricordo molto bene, quindi con la scusa del blog mi segno una seconda visita e poi vi dirò 😉 ). Il Duomo in realtà serviva anche a mettere tante pietre sopra il culto di Venere non ancora scomparso del tutto.

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C'è pure il monaco, tiè :D

C’è pure il monaco, tiè 😀

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Dentro non è più come l’originale, e un giorno faccio una scappata e ve la mostro, è in stile neo-gotico ed è tutta bianca, sembra fatta di panna montata, poi capirete il perché!

Dicevo, Federico qui ci arrivò con la moglie, ‘a Signura Eleonora, di cui si sa poco e niente visto che, anche se regina, sempre donna era e quindi chisseneimporta. Mah. Però si sa che la fecero sposare a dieci anni con un coetaneo e annullarono il matrimonio per la giovane età degli sposi (eh!). In compenso non fu considerata troppo giovane a 12 anni per sposare Federico e mettere in cantiere due anni dopo il primo dei nove real pupi. Non so quanto potrebbe interessarvi questo ma il gossip è sempre meno fuffoso delle date dei Vespri direi.

In realtà della FedEricina ho poco da dirvi perché nonostante la scelta di una data a prova di solleone e di nubifragio, quel giorno ci siamo beccati pioggia assuppaviddani (letteralmente ‘inzuppa contadini’, pioggerella sottile sottile che non distoglieva i contadini dal lavoro, per cui alla lunga si bagnavano) e un vento che giusto a Cime Tempestose, quindi niente spettacoli di fuoco e tantomeno sbandieratori! In compenso ci siamo visti una bella danza e sopratutto un duello di scherma medievale, con spade da 8 kg l’una. Se non fosse stato per le antenne sui tetti, con tutti i figuranti intorno, sarebbe sembrato davvero il XIII secolo e noi ce lo siamo goduto dalle scale del Duomo, mentre la gente fuggiva per gli schiaffi del vento.

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Non ho resistito :)

Non ho resistito 🙂

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Peccato per i loro sforzi ma bello per noi perché se ci fosse stato bel tempo qui sarebbe stato strapieno e a me sinceramente non piace. Erice è bella girarsela quando c’è poca gente e cammini per le strade silenziose e puoi guardare dentro una chiesa sconsacrata dalle fessure del portone. Ve la sconsiglio decisamente in estate, dovreste sgomitare, letteralmente, e non vedreste nulla.
Ad un certo punto pure noi siamo fuggiti e ci siamo messi a passeggiare per le stradine terziarie e i cortili. Senza la mini (per fortuna) confusione durante la sfilata, paradossalmente si apprezzava di più l’atmosfera medievale, ma il tocco di colore delle ragazze in costume non stava male 🙂

Fioriiiiiiiiiiiii :)

Fioriiiiiiiiiiiii 🙂

Tempo brutto, ragazzo carino ;)

Tempo brutto, ragazzo carino 😉

Mentre infilavamo la testa nei cortili abbiamo perfino chiesto ad un vecchietto di farci ammirare il suo, uno dei più belli di Erice a detta sua, ma questo ve lo dico un’altra volta!

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Solo per oggi si apre la Colombaia! Venghino signori! Venghino!

Castello della Colombaia a Trapani

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Per farvi capire l’evento della cosa vi dirò che i nostri genitori non l’hanno mai vista, il che è un bene dato che è stata anche una prigione. Insieme a noi domenica scorsa c’era mezza Trapani perché da quando è stata abbandonata, decine di anni fa, l’unico modo per visitarla era munirsi di barchetta o scegliere l’opzione Jack Colton e farsi un giretto a nuoto, con grande sprezzo del pericolo, per poi finire tra ratti e soffitti pericolanti (e c’è chi lo ha fatto).

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Per una volta devo dire che l’organizzazione è stata impeccabile, biglietto di ingresso solo tre euro più un libero contributo per i traghettatori (ci vogliono due minuti per arrivare e loro stavano lì da otto ore, non è che ti facessero un sorriso a 32 denti,forse dovevamo staccargli un assegno). Ovviamente non saliamo sul motoscafo ma su una barchetta di legno, buona per una dozzina di persone, fichissima, chiusa parentesi. Vedere il porto di Trapani da quella prospettiva inusuale emoziona perché fin da piccoli vedevamo la Colombaia dal porto come un luogo oscuro e quasi mitico, pur avendola sempre lí davanti. Con i luoghi inaccessibili è sempre così, la fantasia comincia a ricamarci sopra e la curiosità non ti fa perdere l’occasione, nonostante i millemila concittadini intorno, quindi oggi si va tutti al Castello sul mare!

Per la serie 'Saluti e baci da Trapani?

Per la serie ‘Saluti e baci da Trapani?

Le guide erano ragazzi delle scuole medie, tutti entusiasti e con la voglia di spiegare ed erano anche preparati! quindi è giusto dire che sono stati bravi. Alcuni erano così piccoli e teneri che veniva voglia di chiedergli se avessero pranzato o avessero sete (essere zia di una bimba di sette anni mi sta facendo invecchiare male, una volta ero il terrore dei fanciulli). Sto divagando ancora, lo so. Alcune zone continuano a non essere accessibili perché pericolanti.

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Appena scesi ci ritroviamo tra i piedi questo castello davvero imponente e gabbiani ovunque (topi, per fortuna, no). Ha una struttura massiccia ed estremamente essenziale, niente decorazioni per capirci,se non due, tre fregi contati per lavare la faccia a qualche poltronato e dire ‘Questo è mio’. Un monolite che è stato fortezza, ricovero di colombe, faro, illustre prigione per regine, di nuovo fortezza e infine una prigione per ladri di galline, funzionante fino a 50 anni fa!
Quando entri ti ritrovi in un gran cortile su cui si affacciano diverse celle, celle piccole e spoglie dove venivano ammassati decine di detenuti, doppia grata alla finestra MA con vista mare. Già mi immagino il bullismo che aleggiava da queste parti, i tempi cambiano ma gli uomini sono sempre gli stessi e non è difficile pensare alle ‘sciarre‘, i litigi, per accaparrarsi il posto vicino la finestra e neanche il poveretto a cui facevano prendere una boccata vicino alla latrina (modello turco, of course). E poiché al peggio non c’è mai fine, ecco a voi le celle per stare in (tantissima) compagnia e stavolta SENZA finestra, per evitare di distrarsi. Rumori, umori e afrori unlimited. Per i misantropi che non amavano mangiare in compagnia (di altre 70 persone), confortevoli celle di isolamento, 1×1 metro (giuro!), senza il tetto ma con taaaaanta aria fresca, pioggia inclusa. Vai a capire se dessero di matto quando erano insieme ad altri 70 detenuti e venissero messi in queste celle di isolamento per punizione o se perdessero tutti i venerdì dopo. Insomma tra mare, scogli, celle e detenzioni da paura, meglio non pensarci. Questo posto mi ricorda sempre di più il Castello d’If dov’era rinchiuso Edmond Dantés, fuori e dentro. L’aspetto esterno è praticamente identico e qui dentro i muri sembrano fatti di tufo, ce lo vedo proprio l’abate Faria scavare un tunnel col cucchiaio. Mi lascia perplessa la cappelletta, di cui ancora si vedono i santi affreschi, sarà che io sono della sponda pragmatica ma quanto conforto ti poteva dare in un inferno simile? O forse proprio perché non avevano più nulla da perdere tanto valeva….

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Ovviamente ai piani alti non era così e l’ufficio del capitano aveva una vista mare mozzafiato, anche se una volta serviva per avvistare navi e prepararsi alla pugna, mica per farci l’aperitivo.

Oggi non sono più quei tempi, per fortuna nessuno ha (ancora) avuto l’infelice idea di servire l’aperitivo qui e possiamo ingenuamente limitarci a sgranare gli occhi di fronte allo scintillio del mare e ‘ooooooohhhhhhhhhhhhhhhhh…..‘. Eeeeehhhh beata ignoranza,se lo sapessero i soldati di Amilcare tornerebbero per buttarci a mare probabilmente.

Gli alloggi del Capitano, con il lusso delle piastrelle. Meglio di niente.

Gli alloggi del Capitano, con il lusso delle piastrelle. Meglio di niente.


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Anche dall’altra parte, verso la costa, c’è un bellissimo terrazzo da cui possiamo vedere il porto di Trapani. Per anni i trapanesi si sono affacciati per vedere la Colombaia e ora è così strano riconoscere le diverse parti della città vecchia da qui, siamo entrati in una cartolina! Se non lo avete capito ancora questo castello si contende il titolo di simbolo della città con la torre di Ligny. L’antica torre faro è visitabile e doveva essere l’unica parte ‘carina’ di tutto il complesso, con i tetti dipinti con tante stelle, non a caso è stata creata dagli arabi, che amavano le cose belle.

Dentro la torre faro

Dentro la torre faro

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Più in fondo c’ è un altro faro in realtà, moderno, e io sarei voluta andare a vederlo perché ho sempre desiderato vederne uno dall’interno, ma l’accesso era sbarrato 😦 . È su una piccola lingua di terra circondata dal mare e immersa nel verde, sembra un po’ Irlanda da qui.

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…uffa ma perché ci sono tutte queste persone qui intorno? Questo posto sarebbe bello goderselo da soli nel silenzio e nella pace del vento impetuoso che ci sta frullando i capelli da due ore ma senza la poesia della solitudine. (sì, anch’io avrei potuto alzare gli occhi al cielo leggendo una frase così ma una visita in solitudine qui ci sarebbe stata tutta e sarebbe stato molto poetico anche con il vento. Fa un po’ Sturm und Drang).

Si staranno rompendo le scatole a vederci anche i gabbiani, che hanno persino fatto il nido e che si lasciano avvicinare essendo loro i padroni di questo posto e noi gli intrusi che dovrebbero muoversi e sloggiare…

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È stato un peccato tornare in città sapendo che forse non verrà più aperta per tanti anni….o forse sì?

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Ovviamente concludo l’articolo con una foto che non c’entra nulla, cioè i fiori della Lega Navale

Ovviamente concludo l’articolo con una foto che non c’entra nulla, cioè i fiori della Lega Navale

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a : fioredinespula@gmail.com
Al Belveliero la Colombaia si vede dal balcone perché si affaccia proprio sul porto. Se vuoi dormire qui puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com (scrivi la parola d’ordine FIORE nella email! 😉 )

La Grotta Mangiapane, Seconda puntata (Dove le caprette ti fanno ciao!)

Grotta Mangiapane a Custonaci
Da questo blog nessuno direbbe che mi piace tanto fotografare le piante :D

Da questo blog nessuno direbbe che mi piace tanto fotografare le piante 😀

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Ci eravamo lasciati con le Nespule che mi sfottevano perché fotografo di tutto durante una gita di marzo e potete leggerlo qui….. per fortuna poi decidono di parlare con il signor Mangiapane, un vecchietto che fa il custode e vive in una delle case vicino all’ingresso, parente dei vecchi proprietari di queste grotte (sì è assurdo, c’è gente che possedeva una grotta).

Qui una casa è ancora abitata :)

Qui una casa è ancora abitata 🙂

Giovanni non è decisamente uno di quei giovani che trovano noiosi i vecchietti anzi apprezza le storie che hanno da raccontare e beato lui perché le storie sono belle ma io appena partono con il dialetto vorrei spararmi perché non ci capisco quasi niente, non si tratta di qualche parola, è proprio un’intera lingua a parte certe volte. Loro vorrebbero pure soddisfazione e domande pertinenti e ci provo ma poi mi arrendo e sono costretta ad annuire cercando di beccare il momento giusto e non farmi sgamare….ci sto lavorando però!

Tornando a Giovanni, oltre a trovarsi bene con i vecchietti e la loro lingua, è affezionatissimo a questo posto perché ci veniva spesso da piccolo e perché i parenti di sua nonna vivevano proprio qui.

Questa lunga premessa per dire che lui e il signor Mangiapane si ritrovano e decidono di perdersi nei racconti insieme al signor Carlino davanti a un bicchiere di vino rosso (il signor Carlino non rifiuta MAI quindi occhio a cosa gli offrite per essere gentili :D), seduti in una cucina ante guerra…invidia? no, ci saranno altre occasioni per vederla, piuttosto vuol dire che io e la Poetessa siamo libere di riguardare la montagna senza stare attente ai nostri due pasticcioni.

Due Nespule curiose (+ un pozzo)

Due Nespule curiose (+ un pozzo)

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Anche se non le vedete qui ci sono delle galline (che non scorrazzano come il pavone)

Anche se non le vedete qui ci sono delle galline (che non scorrazzano come il pavone)

Fa una strana impressione questo posto, la grotta sembra la casa di un gigante e le casette sembrano i suoi giochi, entrandoci ti aspetti di veder tornare Polifemo, da lontano si sente perfino lo scampanellio dei collari di due caprette che scendono dalla montagna vicina per tornare nella loro casetta al villaggio. Ma dove le vedi oggi le caprette saltellare giù per la montagna? Qui tutto è colore e pace ed è inevitabile pensare agli uomini primitivi che ogni sera tornavano a casa e godevano della vista panoramica sulla baia di Cornino mentre il sole tramontava. Il mare oggi è grigio come è giusto che sia in questa stagione un po’ incerta ma tra poco sarà il periodo in cui il mare è solo scintillante e il tramonto ha i colori dell’arcobaleno. Visto che domani è lunedì un po’ invidio il signor Mangiapane, lui può stare qui e dimenticarsi di tutto e tutti ma forse anche gli altri si sono dimenticati di lui. Ecco. Quando vai in questi posti sperduti riesci un po’ ad estraniarti dalla tua routine e a dimenticare le cose da fare, le scadenze, le responsabilità e non vorresti più tornare, tre ore sono troppo poche, ma io vorrei dimenticare ancora un po’ queste cose e rimanere qui in questa pace. L’egoismo (ma forse è solo la stanchezza delle pressioni quotidiane, egoismo è una parola troppo brutta e non voglio essere così ingiusta con me stessa) e anche un po’ l’ipocrisia mi stanno facendo straparlare. Vivere come gli uomini primitivi, dimenticarsi di casa e famiglia e università, stare con le caprette….ammesso di riuscire a stare senza un bagno, l’acqua corrente e la luce a tempo indeterminato dubito che riuscirei a stare lontana così a lungo…perché forse noi vogliamo per un po’ dimenticarci di qualcosa o qualcuno, ma non potremmo soffrire di essere dimenticati dagli altri. Stanchezza, ipocrisia…voglio dimenticare anche voi per un po’ e voglio solo concentrarmi sulla bellezza di questo posto e apprezzarlo per quello che è e basta, un luogo tranquillo e bello, con una buona aria e salutare verde, tanto questa gita sta per finire e non ci sarà traccia né di stanchezza né di ipocrisia ma solo la pace di un bel luogo e domani poi si vedrà…

La casa di Polifemo

La casa di Polifemo

Niente pipistrelli (per ora)

Niente pipistrelli (per ora)

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Qui si usa mettere la zucca o i meloni fuori perché si conservano a lungo (se non piove)

Qui si usa mettere la zucca o i meloni fuori perché si conservano a lungo (se non piove)

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Le ricotte di Polifemo

Le ricotte di Polifemo

Le montagne sono rossastre con ferite bianche dal taglio netto, sembrano le gigantesche ricotte al forno di Polifemo (lo so, la mia perversione riesce a farmi ricondurre tutto al cibo) e poi verde, tanto verde. Mentre passeggiamo tra le varie casette io e la Poetessa ci avviciniamo alla capanna del fabbro e troviamo un mucchio di oggetti di ferro arrugginito abbandonati. Ormai è buio quindi capire cosa sono è difficile ma riusciamo a trovare un cuore che inevitabilmente prendo, con ironico scorno della Poetessa che dichiarerà a tutti che le ho “rubato il cuore!” :D…. forse non avrei dovuto prenderlo anche se arrugginito e buttato in un angolo ma mi piaceva l’idea di aver trovato un cuore qui perché un anno fa è stato davvero così ma questa è un’altra storia….. 😉

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I segreti del muretto....

I segreti del muretto….

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....e i segreti del signor Mangiapane! :)

….e i segreti del signor Mangiapane! 🙂

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Non tutte le caprette qui saltellano felice giù per la montagna

Non tutte le caprette qui saltellano felice giù per la montagna

Il cuore ritrovato :)

Il cuore ritrovato 🙂

Percorso: Potete arrivare alla Grotta con l’auto come abbiamo fatto noi dal Lungomare Dante Alighieri proseguendo in direzione Nord Est , prendete la SP 20 (Trapani – Bonagia) direzione Custonaci, alla rotonda girate a sinistra e immettetevi sulla SP18, la Via dei Marmi, quindi seguite le indicazioni per Scurati. C’è anche il pullman, la compagnia è AST, vi metto qui il numero 0923 21021

Distanza: 19 Km circa

Tempo: 30-40 minuti senza traffico

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Se vuoi dormire al Belveliero e poi venire a vedere la grotta Mangiapane puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com (se vuoi ricevere un piccolo sconto aggiungi la parola d’ordine FIORE nella email! 😉 )

Il Belveliero del Capitano. Dove dormire a Trapani.

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Il Belveliero è il B&B di Giovanni qui a Trapani, il posto dove ufficialmente vado a studiare, in realtà a farmi gli affari dei turisti chiacchieroni e a disturbare il proprietario mentre si fionda per aggiustare una presa o a guardare gli orari in cui atterrano gli aerei per andare a prendere gli ospiti (No, non sono gelosa, perché per fortuna è così attento anche con me. Il giorno in cui non lo sarà gli tirerò una padella dritta sulla testa).

Benvenuti al B&B Belveliero! :)

Benvenuti al B&B Belveliero! 🙂

Questo B&B occupa tutto il 3° piano di un Palazzo in stile Liberty fatto costruire dal nonno di Giovanni. Il signor Nonno era un capitano! E dove ti va a costruire il palazzo? Sul mare! Per la precisione proprio di fronte alla banchina del porto e infatti dal balcone puoi salutare (letteralmente) le barche a vela che partono, la gente che arriva con l’aliscafo dalle isole Egadi o anche l’equipaggio dei panfili di lusso che di tanto in tanto arrivano a Trapani e perfino le saline.
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Qualche volta qui ci studio davvero, perché è un posto tranquillo e non ti disturba nessuno e quando mi scoccio posso scendere in strada a farmi una passeggiata al porto o al centro storico. Non sono molti i posti tranquilli che non ti fanno sentire isolato e qui è così.

Non so voi come la vedreste al posto mio, ma io tutte le volte che ci penso mi immagino il Signor Capitano Nonno di Giovanni che si affaccia dal balcone a controllare i suoi motovelieri e poi scendere giù e andare a piedi a sbrigare gli affari in città. In uno slancio di euforia visionaria/letteraria lo associo sempre a Monsieur Morrel, il gentile e onesto principale di Edmond Dantés ma non divaghiamo…

Il Signor Capitano Nonno di Giovanni!

Il Signor Capitano Nonno di Giovanni!


 Beh sì, metti un balcone qui, togli il cane là e puoi immaginarti  Monsieur Morrel  più o meno (su Google appare solo Dantes >_> )

Beh sì, metti un balcone qui, togli il cane là e puoi immaginarti Monsieur Morrel più o meno (su Google appare solo Dantes >_> )

Essendo un palazzo antico ha tutto un suo fascino. I tetti fioriscono di stucchi e i pavimenti hanno i mattoni in maiolica. Non sono bianchi ma pieni di disegni e colori! Ce n’è per tutti i gusti, i quadrati, i fiori e anche i cuoricini.
In più è rosa e con gli archi, c’è altro?

Cuoricini dove camminate....

Cuoricini dove camminate….


....ma anche fiori

….ma anche fiori


....e tanti colori! :)

….e tanti colori! 🙂


e se alzi gli occhi, guarda! ci sono le conchiglie!

e se alzi gli occhi, guarda! ci sono le conchiglie!


Sì, che per fortuna è arredato secondo lo spirito con cui Giovanni ha tirato su questo bed and breakfast. Il moderno è al servizio della funzionalità (sempre beati siano il phon e l’Ikea) e l’antico ti dà quel tocco particolare che ti fa sentire fortunata di essere capitata al Belveliero, dove tante cose sono state cercate e amate.

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Avrei dovuto intitolare questo articolo "I Tesori del Belveliero"! :)

Avrei dovuto intitolare questo articolo “I Tesori del Belveliero”! 🙂

Questa è la pagina Facebook del Belveliero e questo il sito internet

se vuoi darmi suggerimenti, puoi scrivere a :fioredinespula@gmail.com
se vuoi dormire al Belveliero puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com (scrivi FIORE nella email 😉 )

La Grotta Mangiapane, Prima puntata (Due Fiori e due Nespule)

Carretto siciliano alla Grotta Mangiapane sicilian cart in Custonaci

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(Avevo scritto la bozza di questo articolo a marzo, quindi diverse settimane fa, ma solo ora lo sto pubblicando, quindi non sono stata alla grotta in questi giorni. Vi trascrivo il testo così come era stato abbozzato perché mi sembrava venuto carino e perdonatemi chiunque voi siate 😛 )

La Grotta Mangiapane o di Scurati, a Custonaci, è un posto a cui sono molto affezionata e quindi abbiamo deciso di fare una mini gita in quattro, i due fiori, Moi e La Poetessa, e le due Nespule che ci sono toccate in sorte per poter essere messe sulla lista per il processo di beatificazione, Giovanni e il Signor Carlino.

come sempre noi partiamo dal nostro quartier generale al porto (ve ne avevo parlato anche qui) e prendiamo per il lungomare, direzione Custonaci. Fare questa strada a metà pomeriggio la domenica ha un effetto calmante e ti fa dimenticare ancora per un po’ che il week end è finito e hai una caterva di cose da fare a casa, altro che andare per le campagne…però da una parte sei affiancato dal mare, dall’altro ci sono terreni incolti ancora pieni di erba verde e fiorellini gialli e ancora più in fondo, a destra, ci sono le montagne bianche fatte a fette per prendere il marmo. Ogni tanto attraversi mucchietti di case e passi gruppi di vecchietti che già cominciano ad uscire fuori a chiacchierare sul parroco e sui nipoti, perché ieri non ne hanno parlato abbastanza e ormai a una certa etá c’è tempo per tutto e domenica non è il giorno che non ti godi abbastanza perché domani è lunedí. È troppo strano passare per queste campagne a questa ora del giorno in questo giorno della settimana. Il tempo si dilata anche se il riposo è finito e l’atmosfera è cosí molle ma l’aria cosi aperta e fresca che pure tu hai la sensazione che ci sia tempo per ogni cosa (…sensazione…facciamo più un’illusione. Quanto ti odio lunedì). Per quasi tutto il tragitto percorri una strada larga e immersa tra le campagne, verso la fine Giovanni si infila in una stradina strettissima affincata da villette costruite proprio a ridosso della roccia. Non saprei dirvi se questo sia un percorso obbligato oppure se sia il mio zito (ragazzo/fidanzato) ad avere questa passione un po’ spaccona e molto primitivamente maschia di cimentarsi in queste strategie di guida millimetrica peró qui è bello perché se allunghi la mano dal finestrino puoi raccogliere i limoni direttamente dagli alberi giá pieni e puoi contare i ragazzi stipati dentro la macchina che sei costretto a incrociare a passo di lumaca, quattro davanti, cinque dietro e tre NEL cofano con le gambe penzoloni fuori (La passione per il millimetrismo ottimista è anche una peculiaritá dei giovani :D). E poi finalmente ci arrivi, alla grotta Mangiapane, altrimenti detta di Scurati.

Orribile foto by me

Orribile foto by me

Quasi tutte le volte che sono venuta qui non c’era anima viva e quindi puoi davvero godertela in santa pace. La grotta era dimora dell’uomo primitivo ma il vero scoop è che era abitata fino agli anni ’50 e infatti qui c’è il piccolissimo villaggio di Scurati, ormai disabitato ma non abbandonato visto che è sede di un museo vivente delle arti e dei mestieri che si tiene in diversi periodi dell’anno. Il villaggio inizia fuori ma continua anche dentro alla grotta, fin dove questa lo permette. Le case sono quasi tutte chiuse ma in alcune puoi infilare la testa dentro la finestrella per sbirciare un altro mondo.

Le case sono DENTRO il villaggio (con grande sprezzo dei pipistrelli)

Le case sono DENTRO il villaggio (con grande sprezzo dei pipistrelli)

Dentro la grotta :)

Dentro la grotta 🙂

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Una finestra? NO! Una macchina del tempo!

Una finestra? NO! Una macchina del tempo!

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Qui il pane viene ancora cucinato VERAMENTE quando viene inscenato il Presepe vivente :)

Qui il pane viene ancora cucinato VERAMENTE quando viene inscenato il Presepe vivente 🙂

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Gli intrusi siamo noi

Gli intrusi siamo noi

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La Signora Pavonessa

La Signora Pavonessa

Qui tutto è pace e silenzio e puoi trovare un pavone che passeggia libero senza darti troppa retta, alla faccia di qualche galletto, meno furbo o privilegiato, chiuso in gabbia. Guardare il panorama da dentro è magico, i due lembi di roccia laterali e le case ai lati fanno da tende scostate su una cartolina della baia di Cornino. Questo posto è talmente bello e tranquillo da indurre alla riverenza persino le due nespule…per circa 50 secondi filati…poi iniziano a nascondersi e a prenderti in giro per la tua smania fotografica quasi diarroica di fronte al mare, alle piante e alle case vuote ma forse loro non hanno paura di dimenticare e degli scherzetti mutanti dei ricordi

La Baia di Cornino. La pace che ti trasmette questo posto è incredibile

La Baia di Cornino. La pace che ti trasmette questo posto è incredibile

e poi qui ci sono “zabbare“(le agavi), bouganville viola, fichi d’india dai fiori gialli, nespole ancora verdi, zagare bianche e profumate, pavoni e teschi di capre, montagne color mattone, meloni e zucche abbandonate sui tetti (perché essendo dei frutti a lunga conservazione una volta venivano lasciati all’aria aperta poggiati sulle tegole o sul balcone), cani che somigliano al Nebbia di Peter, Amici e Amore, perché non dovrei portarli con me quando questa giornata sarà finita?

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"Natura, Natura, io sono la tua sposa. Prendimi!"  (che film è?)

“Natura, Natura, io sono la tua sposa. Prendimi!” (che film è?)

Percorso: Potete arrivare alla Grotta con l’auto come abbiamo fatto noi dal Lungomare Dante Alighieri proseguendo in direzione Nord Est , prendete la SP 20 (Trapani – Bonagia) direzione Custonaci, alla rotonda girate a sinistra e immettetevi sulla SP18, la Via dei Marmi, quindi seguite le indicazioni per Scurati. C’è anche il pullman, la compagnia è AST, vi metto qui il numero 0923 21021

Distanza: 19 Km circa

Tempo: 30-40 minuti senza traffico

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a : fioredinespula@gmail.com
Se vuoi dormire al Belveliero puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com (scrivi la parola d’ordine FIORE nella email! 😉 )