Come trovare marito in Sicilia

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La scorsa settimana in Italia era San Faustino, ma in buona parte del mondo era “Il giorno dopo quel disastro di San Valentino” la giornata autodedicatasi di tutti gli spaiati, oggi modernamente chiamati single.

Single imperterriti e convinti, single per scelta degli altri, single che non si ricordano più perché sono single, single che finalmente sono single e single che odiano tutti quelli che non sono single perché pensano di esser single solo loro.

E poi ci sono le zitelle.

Tutta una categoria a parte di signorine che vorrebbero trovare un bravo picciotto, sistemato, graziuso e travagghino (Maria di Trapani docet) con cui metter su famiglia ma che, ohibò, son sfortunate (brutte) e quando sei sfortunata l’unica cosa da fare è quella, andare in chiesa a pregare Sant’Onofrio.

Secondo la leggenda Sant’Onofrio era figlio del re persiano Teodoro ma alla sua nascita un demonio disse che era il frutto di una relazione adultera della regina. Poiché fu sottoposto alla prova del fuoco uscendone indenne, diedero ragione al demonio. Ben presto Onofrio decise di allontanarsi dall’umanità e fare l’eremita nel deserto egiziano vestito solo di un foliage a perizoma, in povertà e intensa religiosità.

A Palermo Sant’Onofrio ha il titolo di nientepopodimeno che patrono secondario e nel 1568 gli fu dedicata una chiesetta, in Via Panneria (la via dei panni, perché una volta era piena di fabbriche che producevano indovinate voi cosa). E’ una chiesa giustamente molto modesta con qualche stucco e qualche pittura dedicate tutte al santo su cui spiccano due opere, un quadro dipinto da Giuseppe Salerno detto “Lo zoppo di Gangi” e una scultura di legno bruttarella opera del “Cieco di Palermo“, tutte raffiguranti Sant’Onofrio detto “Pilusu“, Peloso, per via della lunga barba.

Questa chiesa pare una barzelletta, lo so, eppure Sant’Onofrio tutt’ora viene pregato perché ha il potere di far trovare marito alle zitelle! Una volta ( e forse pure ora ma magari non ve lo dicono) si eseguiva un preciso rito sciamanico per fare arrivare questa benedetta anima gemella. Ogni sera, per nove giorni di seguito, si doveva recitare tra una preghiera e l’altra una filastrocca fatta apposta per chiedere la grazia a Sant’Onofrio , che probabilmente si rovinò quando la prima di queste matte trovò effettivamente qualcuno a cui mettere il cappio. Mentre si recitava la filastrocca si doveva mettere una monetina da due centesimi nella serratura di una porta qualsiasi. Se fosse caduta la richiesta era esaudita!

Sant’Onofrio a quanto pare è miracoloso pure per quelli che hanno perso qualcosa e per gli studenti che devono dare esami, perché con un’altra filastrocca il santo ti fa tornare la memoria! 😀

Seriamente, anche se in Sicilia esistono Facebook e Whatsapp, il computer e la Play Station, per certe cose rimane un luogo ancora arcaico perduto in questo Occidente disincantato dove trovi qualcuno che ha ancora fiducia nella magia.

Anche questo è il suo fascino e se non fa niente di male a nessuno non può diventare la sua condanna. Io non credo a queste cose e nemmeno a tante altre. Quando sento i discorsi di gente laureata e “normale” parlare con tenerezza di certi riti e dire che funzionano, senza nessun fanatismo ma con la fiducia cieca in cose imperscrutabili alla ragione, io con la ragione non riesco a capire come possano convivere in modo così fluido due modus vivendi tanto distanti. Eppure, con il cuore, non riesco nemmeno a disprezzarli, lo accetto e basta e trovo confortante vedere che gli umani non perdono sempre la loro umanità e come riescano a trovare i loro riti rassicuranti, un po’ infantili, talvolta primitivi, a volte personalissimi e altre, come in questo caso, di una tradizione di cui non si conosce più il tempo.

Decidete un po’ voi, io intanto il rito per pregare Sant’Onofrio ve l’ho detto ma vi lascio anche le parole del poeta Kahlil Gibran:

“Non crediate di guidare il corso dell’amore, poiché l’amore, se vi trova degni, guiderà lui il vostro corso”

Buona fortuna 🙂

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com

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