Trapani, la città invisibile

Io ogni mattina mi alzo e mi metto al pc, rispondo alle mail e regalo ore della mia vita a internet, tutta la mattina e tutto il pomeriggio ma giuro che è quasi sempre per lavoro. Oggi, mentre ero intenta nella mia attività marinara quotidiana e cercavo di seguire un qualcosa chiamato dieta (perché navigare su internet, non so voi, ma a me fa venire una fame allucinante) mi sono imbattuta in un articolo sugli itinerari da fare nella Sicilia Occidentale. La dieta stava andando benissimo e i nervi erano tranquilli fino alla frase “Trapani non è una città particolarmente attraente” e BUM l’autrice passa oltre lasciandomi il cuoricino in ansia.

E un inaspettato sapore di disappunto ( per intenderci, la reazione vera è stata “Iiiiiiihhhhh EComeOsiiiBloggerScostumataECattiverrima?!?!?!“)

In realtà, quando sono andata a vivere a Palermo e ho iniziato lì la mia vita adulta pure io snobbavo la mia città e facevo spallucce davanti ai turisti che mi dicevano “Ma che bella Trapani, non immaginavo, non ne parla mai nessuno sulle guide“, “Beh, i gusti son gusti” rispondevo dentro di me.

Poi non so, sarà perché ho conosciuto Giovanni, sarà che mi sono ormai stabilita qui, spero che non sia per la vecchiaia, ma a me questa città comincia a piacere. E’ molto difficile vedere il posto in cui hai vissuto sempre, quindi staccare la spina per un bel po’ ti aiuta a riscoprirlo, così come 11 anni di differenza nel cervello e nel cuore. Palermo è tosta, o ti piace o la detesti, tutto il pacchetto, la cultura e i palazzi decadenti, il teatro e la gente che urla. E’ una città proprio figa, a me piace da morire perché è bella, sporca e viva ma non è per chi è delicato di stomaco.

Giovanni una volta mi raccontò di un suo ospite che un giorno prese l’autobus per Palermo, arrivò, si guardò intorno, si spaventò e risalì per tornare a Trapani! :’D

Trapani è di una sicilianità più sfumata ma non per questo meno autentica, semmai meno traumatica, in bilico tra il torpore delle piccole isole e i ruggiti coloriti delle grandi città del sud Italia.

E’ una città luminosa, ve lo dirò diverse volte in questo post, il mare scintilla e le facciate del centro storico ti rimandano cento gialli e bianchi sporchi che ti fa venir voglia di rimanere al sole come una lucertola. Lo smeraldo delle cupole ricoperte di maioliche. Luminosa e tranquilla, senza essere esasperatamente sonnacchiosa.

Esci di casa e vedi gente per strada salutarsi con un sorriso, i vecchietti e i negozianti che si vedono ogni giorno ma hanno ogni giorno qualcosa da dirsi e se la dicono quietamente per la via, che tanto è zona pedonale e il traffico è lontano da qui, anche se è due traverse più in là.

Puoi attraversare il centro storico in bicicletta, dalla villa Margherita fino al mare, con il sole che ti scalda, scampanellando quando incontri qualcuno di tua conoscenza, senza troppa paura di morire ad ogni incrocio. A me piace troppo far trillare il campanello della bici senza essere travolta dai clacson, rimbomba per tutta la strada, DRIIIIINNNN! (vabbè questa è una cretinata mia)

Scendi dalle Mura di Tramontana e c’è il mare (e se hanno ripulito la spiaggia dalle alghe puoi anche fare il bagno. Di solito lo fanno verso Giugno).
Vai alla Torre di Ligny e c’è il mare e anche se non è estate è bello affacciarsi dalla ringhiera dietro la torre, hai solo mare e scogli sotto di te e ti vengono i brividi, non solo per le vertigini.
Vai al porto (e c’è il mare) e se c’è il sole vieni accecato da tanti puntolini luminosi che ti fanno venire una gran voglia di prendere una barchetta e filartela. Se è inverno, fa freddo e c’è vento, ti allunghi la sciarpa fino al naso, l’aria ti taglia gli occhi e ti senti Corto Maltese mentre guardi gli esercizi di immobilità in volo dei gabbiani. Chissà perché lo fanno. Stanno lì, sospesi, fermi, in equilibrio mentre fanno braccio di ferro con le correnti ventose, né troppo in basso né troppo in alto e il mare grigio sotto che ribolle.

Quando passeggi e ti infili a Porta Botteghelle ti può capitare di trovare un vecchio tavolo di legno incrostato di vernice e tre seggiole. Per carità! non le toccare, proprio come fanno gli altri. Qua si capisce se le sedie sono abbandonate o vengono messe da parte apposta per essere usate il giorno dopo. E’ quasi certo che non siano state buttate via e se le tocchi non ci fai certo una bella figura.

Tanto artigianato, antico o reinventato, riscoperto o mai dimenticato da custodi fedeli ormai diventati artisti. Il corallo, le reti da pesca, l’argento e le maioliche, i dolci e i ricami.

Una piccola città dove trovi l’inaspettato che non ti aspetti.

Poi vabbè, >i mercati sono sempre colorati e chiassosi, con i venditori che urlano complimenti a caso nel tentativo di far girare qualche vanitosa verso la propria bancarella. Il parcheggio non si trova ma si crea e certe volte vengono fuori capolavori di ingegno tali che prima di fargli una multa gli fai una foto. I vecchietti fanno salotto in spazi morti della strada mettendo in cerchio le seggiole portate da casa perché così si chiacchiera meglio.
Ma queste cose credo avvengano ovunque in Sicilia, per fortuna.

Io faccio proprio pena a scrivere e non riesco a farvi capire ma tutte le volte che passeggio al porto e guardo le barche dondolare, mi sento pervadere da una “quiete accesa“, forse perché penso a questo posto come un altro pezzettino del puzzle Amore che mi ha regalato Giovanni. In fondo “di una città godi la risposta che dà a una tua domanda“, no?

Bando ai sentimentalismi e alle citazioni da Bacio Perugina, un mese fa ho scritto una lunga city walk su Trapani, ma lì per lì non sapevo da dove iniziare perché pensavo che a Trapani, culturalmente parlando, non ci fosse NIENTE. E’ la verità e me ne vergogno un po’ anche se poi ho recuperato alla grande. Ho fatto ricerche su ricerche, cercando di cavare qualche informazione utile e completa in mezzo alle stesse 4 frasi in croce copiate e incollate senza nemmeno correggere i “Qual’è”.

Ho scoperto che Trapani è davvero una città piccola e carina, un po’ medievale, tanto barocca e un pizzico liberty, sparso dove non ti aspetti…

…e che, ovviamente, ha una Storia, di cui nessuno sa nulla perché quei palazzi e quelle chiese ci sono sempre state, di là c’è il liceo che frequentavo e quella è la chiesa dove si è sposata mia cugina. In fondo questa città non è così poco attraente e banale e si merita davvero la visita di un giorno ma visto che in questo post ho scritto tante cretinate vi scriverò una miniatura della city walk da fare in una giornata intera a Trapani nel prossimo post 🙂

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com

Se vuoi darmi dei suggerimenti o chiedermi qualcosa sull’articolo, puoi scrivermi a :fioredinespula@gmail.com
Se vuoi visitare Trapani e svegliarti con la vista sul porto del Belveliero puoi scrivere a : bebilveliero@gmail.com .
Se preferisci il Granveliero per fare i corsi di cucina siciliana scrivete a granveliero@gmail.com (aggiungi la parola d’ordine FIORE (avrai uno sconto) nella email! 😉 )

Annunci

2 pensieri su “Trapani, la città invisibile

  1. […] QUI vi scrivevo cosa mi piace di questa città invisibile e su questo post vi riporto una mini city walk da fare in un giorno a Trapani. Tempo addietro feci una serie di ricerche per una city walk per un altro blog e ho scoperto che al di là dei miei sentimentalismi questa città è davvero un piccolo gioiello e non lo dico solo io che son di parte ma me lo dicono tutti quelli che la vedono, sorpresi. Ci sarà un motivo, no? […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...